LE CREDENZE E LE LORO TORTE

Non sempre ce ne accorgiamo, ma le credenze seguono tutti i nostri movimenti e gesti, appoggiate al muro o incastonate negli angoli, con le gambe ben ferme a terra, a mostrare l’importanza della solidità. Sono lì apposta, a far(ci) vedere che è necessario avere una struttura forte per guardare davanti a sè senza piegare la testa, nè incurvare la schiena, bilanciando i pesi e porgendo ad ogni cosa il giusto spazio.  

Più sono piene e più si sentono vive, le credenze. La bellezza della loro anima è l’unione delle mensole e di tutto quello che c’è sopra, ripiano su ripiano, l’insieme degli oggetti che rappresentano ognuno qualcosa e che se sono stati conservati – quelli, non altri – un motivo c’è: vale la pena averli con noi, usarli o anche solo accarezzarli con lo sguardo. Sapere che ci sono. A volte, basta (semplicemente) questo.

Ampie, alte e spaziose, le credenze conoscono il significato e il senso della presenza. Rispettose restano al loro posto, abitando la stanza in quel punto preciso. Senza spostarsi, senza indietreggiare, senza scivolare. Ci ripagano così, per averle scelte.

Sanno bene, inoltre, cosa sia lo scambio. Ecco perchè le amo, perchè ne ho una in salone e una in cucina: esiste una reciprocità. Reale.

Noi infatti gli affidiamo le cose a cui teniamo di più, per proteggerle dalla polvere e dagli urti e assicurare che siano al riparo, sorrette dal loro (ab)braccio. Una grande prova di fiducia, dare in mani altrui ciò che conta e che vogliamo preservare. E loro, in risposta, aprono le ante cigolando un po’ come a dire “grazie”, offrendo la propria profondità. Le pareti fresche di legno. La quiete. La vigile attenzione. Il ci penso io.

E la generosità, quando oltre il vetro appaiono, riposate all’ombra e mantenute soffici, le cosiddette “torte da credenza”.

Le mie preferite.

 

TORTA “IN ROSSO” (con FARINA DI RISO ROSSO, FRAGOLE, SCIROPPO D’ACERO E TIMO)

160 g di farina di riso rosso

20 g di farina di mandorle

20 g di farina 0

3 uova

80 g di zucchero di canna

100 g di burro morbido

1-2 cucchiai di sciroppo d’acero

Mezza bustina di lievito

Semi di vaniglia (a piacere; facoltativo)

Fragole (a piacere)

Timo fresco (a piacere)

Zuccherini (a piacere; facoltativo, per decorare)

 

Preriscaldate il forno a 180°.

Sbattete lo zucchero con il burro. Aggiungete le uova, le farine e il lievito setacciati. Mescolate. Unite anche lo sciroppo d’acero e delle foglie di timo fresco, intere o tritate. Amalgamate e versate l’impasto nella tortiera.

Livellate la superficie e distribuitevi le fragole, tagliate a metà o a spicchi o nel modo che preferite. Aggiungete, se volete, degli zuccherini per decorare.

Cuocete per 40-45 minuti e fate raffreddare su una gratella prima di tagliare la torta.


36 Responses to LE CREDENZE E LE LORO TORTE

  1. Silvia says:

    Oggi parto prima dal nome della ricetta “Torta in rosso”, ed ecco che riappare questo colore, che quest’anno sta andando forte vedo, anche qui da te ! 😜 all’improvviso un colore che necessariamente fa richiamare all’attenzione… e poi lo trovo estivo…insomma, hai capito che mi piace! Sai che non avevo mai pensato all’importanza delle credenze? Però ci ho riflettuto qui, mentre leggevo! effettivamente una mia credenza “del cuore” ce l’ho, è quella dedicata alla prima colazione, dove ripongo anche gran parte delle tazze, diciamo che lei è il mio punto solido! È a lei che in qualche modo affido l’inizio delle mie giornate, scegliendo con cura quello che mi consiglia per iniziare con il piede giusto! Questa torta oggi la assaggerei volentieri, mi incuriosisce la farina che hai utilizzato è inoltre non ho mai assaggiato una torta di fragole da credenza, ci credi?? 😀

    • Francesca P. says:

      Silvia, sapevo che come prima cosa avresti commentato la presenza vivace del rosso! Ti ho pensata, mentre scrivevo il titolo della ricetta… e anche giorni fa, quando ho comprato un pantalone (largo e un po’ a zampa, vintage, ehehe) a righe bianche e rosse! Le continue novità ed evoluzioni, anche come gusto nei colori… 😉 Sarà un’estate rossa, per tutto ciò che rappresenta, se il buongiorno si vede dal mattino… e vale anche per la torta! Tuffa le fragole nell’impasto, vedrai come lo rendono umido e profumato! E la tua credenza, secondo me, non aspetta altro che rallegrarti ancora di più il buongiorno, ospitando un dolce semplice, rustico e genuino!
      ps: la farina di riso rosso è della Molini Spigadoro!

  2. Simo says:

    Ho sempre desiderato una credenza, ma ahimè non ce l’ho…ho però alcuni angoli di casa che amo perché conservano ricordi e cose belle.
    Adoro la semplicità e la soave rustica bontà di questa deliziosa torta in rosso…assolutamente da provare!
    Ti abbraccio amica mia e buon inizio di settimana

    • Francesca P. says:

      Mobili e mobiletti hanno la stessa funzione e simboleggiano comunque questi concetti, Simo… la mia credenza ideale non ha solo le ante, ma anche i cassetti… peccato abbia finito lo spazio libero in casa, se no ne sarebbe arrivata una terza! 😀
      Buona settimana a te, con questa torta e ovviamente un tè ai frutti rossi!

  3. Anna says:

    Arrivo con passo stanco e lento, questa sera, e mi sdraio fiduciosa in una delle tue credenze. Pronta a farmi sorreggere dal suo (ab)braccio.
    …Proprio oggi, sai, ho chiesto un abbraccio ad un amico. Non lo faccio spesso, a dire il vero.
    Talvolta, però, bisogna avere il coraggio di chiedere. Non è segno di debolezza, tutt’altro!
    Domandare è mostrarsi all’altro, fragili e provati da preoccupazioni che tolgono il fiato: ci vuole forza, per farlo.
    Domandare è riconoscere all’altro la profondità dell’animo, la quiete, la vigile attenzione, la generosità di saper ascoltare, accogliere, abbracciare… Un atto di estrema fiducia. Reciproca, certo…

    Null’altro, stasera, cara Francesca. Ho bisogno di restare posata, un pochino ancora, su di una mensola. Lì, dove tu conservi parte di te.
    Sapere che ci sei…

    Buona settimana, a presto!
    Anna

    • Francesca P. says:

      Anna, siedi pure comodamente sulla mensola che vuoi, accanto alle tazze che posso riempire con un infuso rilassante, o vicino ai piatti del servizio verdeacqua, che portano serenità… sai che ti ascolto, che ci sono e che inseguo come non mai la reciprocità e quella naturale empatia che tantissime persone hanno smarrito o non possiedono affatto, prese solo da se stesse, ma che per me resta una cosa preziosissima… il pilastro su cui si deve reggere ogni rapporto!
      Chiedere appoggio, aiuto o anche solo un abbraccio è segno di grande forza, altrochè! Nessun timore… solo l’accortezza di bussare alle porte giuste, dove c’è affetto vero, sincero e “pulito”, che non sia frutto solo di un’esaltazione del momento o di un tornaconto personale… ma queste cose le sai bene e io le sto imparando ogni giorno di più… la selezione di cosa tenere dentro le credenze prosegue con cura e spazio per te, ci tengo a precisarlo, ce n’è. Assai.

  4. sandra says:

    Tu lo sai vero che viene da allungare una mano e prendersi le fragole delle foto?
    io ho una credenza in cucina, fatta a mano dal mio ex compagno, con materiali di recupero, fatta proprio come piace a me, con tanti scaffalini a vista, con grandi sportelli per chiuderci dentro tutti i miei “tesori” (uno sportello intero di farine di tutti i tipi :O), da panificatrice seriale insomma), con la piattaia a vista…. come dici tu, una credenza per contenere i nostri tesori sentimentali… un abbraccio Francesca!

    • Francesca P. says:

      Le fragole di quella qualità, piccole e tonde, le adoro! E se ho fatto venire voglia di rubarle, allungando la zampa come i gatti, mi fa piacere… sono lì apposta! Se avessi una credenza con un ripiano scoperto, credo che le metterei lì, in bella mostra… 🙂
      Amo le credenze per le farine con taaaanti barattoli in fila… e il tuo mobile ha un’origine affettiva, quindi è davvero il luogo ideale per mettere ogni tipo di tesoro sentimentale… sposo in pieno questa definizione, grande Sandra! 😀

  5. Alice says:

    Se è così allora le mie credenze si devono sentire benissimo e vivissime, sono talmente stracolme ! Se avessi spazio mi piacerebbe comprarne una si quelle in stile shabby con ante e cassetti …. chissà! Delle credenze adoro tutto soprattutto i dolci come questo così soffice e fragoloso direi che sarebbe perfetto accanto ad un buon tè verde o magari uno ai frutti rossi!
    baci
    Alice

    • Francesca P. says:

      Pensa a quante chiacchierate si fanno gli oggetti dentro alle credenze… e più sono, più si sentono in compagnia! 🙂 Amo il tuo stesso stile e quando sogno una casa in campagna, immagino proprio una credenza color panna shabby, con mille cassetti… proprio come la descrivi tu! E dentro ci sarebbe spazio non solo per una torta… ma per due o per tre dolci! 😀

  6. Virginia says:

    Non vedevo l’ora di venire a fare colazione da te! A dire il vero, sarei passata ieri sera a pregustare il dolce del risveglio, ma il mio computer si è messo in mezzo e ha deciso di abbandonarmi dopo anni di foto e confidenze. Le credenze (che con “confidenze” fanno anche rima) mi affascinano molto. Sono sempre qui a sorvegliarci, assistendo alle risate e alle lacrime che spesso una cucina, il cuore della casa, accoglie. Da piccola amavo curiosare tra i cassetti delle credenze delle nonne, alla ricerca di foto, vecchi oggetti rovinati dal tempo e agendine con le ricette. La nostra credenza non è affatto ordinata, ma sa di casa e di noi. Un posticino per la torta però c’è sempre 😉
    Sul mio balcone il timo e la menta sono vicini e da oggi so quale chioma andrò a tagliare per profumare di verde le mie fragole 😉

    • Francesca P. says:

      Virginia, mi hai fatto la rima poetica e hai notato un dettaglio bellissimo, brava! L’associazione tra credenze e confidenze rende molto bene, pensa che nel post avevo scritto un piccolo paragrafo (poi tolto) su tutte le conversazioni che le credenze ascoltano, fatte tra gli oggetti… la teiera che parla con le tazze, il servizio di piatti con i bicchieri, l’alzatina con la zuccheriera e via discorrendo! 🙂 E ci sarebbero anche le nostre confidenze e storie, ascoltate con attenzione… mi piace immaginare la credenza in salone che ci ascolta mentre facciamo colazione insieme!
      Salutami la tua piantina di timo e il tuo mobile che ti/vi rispecchia, non c’è cosa più bella delle cose che prendono i nostri odori!

  7. Sai che il rosso è uno dei miei colori preferiti? Ti avevo scritto una cosa che mi era venuta in mente, di getto, pensando al rosso ma l’ho cancellata, non era pertinente alle credenze … In casa ho due credenze, una in sala e una in cucina. Anche io dentro ci custodisco tutte le cose più preziose, per me. Tazze e piatti, ricordi di una vita, mia e, prima ancora, della mia nonna. Come dici tu, le ho messe dentro lì, per ripararle dalla polvere e dagli urti, che potrebbero prendere, fuori da lì … come se fossere le mie braccia, le mie mani … a custodirle e proteggerle dagli accidenti che potrebbero succedergli. Questa tua torta da credenza, se dovessi replicarla però, non la metterei più nella credenza. Per i pochi giorni che durerebbe la conserverei in quei moderni porta torta da asporto, col coperchio che, più che a proteggerla dai danni, la proteggerebbe solo dalla polvere e dagli insetti. Ma sono certa non durerebbe troppo, a casa mia. Buona settimana dolce Frà, una carezza a chi sai tu

    • Francesca P. says:

      Terry, lo sai che non devi mai riferire a un gatto che volevi dire una cosa ma poi non l’hai fatto? Perchè l’anima curiosissima vuole sapere tuttooo! 🙂 Sul rosso ci sono tante riflessioni da fare… io lo associo da sempre al cuore e alla passione, non lo indosso quasi mai ma è come se mi scorresse dentro, nelle vene… e amo proprio la tonalità delle fragole, quella punta di colore lì! (anche se Tarallo direbbe che il suo rosso è più bello, ahaha)
      Hai anche oggetti da cucina rossi, per caso? Io pochi, ma posso sempre fare un po’ di spazio!
      Se la torta vola via subito, mi metto all’opera per farne una nuova, in questo periodo un cestino di fragole è fisso qui… 🙂

      • Ecco, infatti io parlavo proprio di un abito rosso, che avevo molti anni fa … vedrai che prima o poi ci sarà modo di parlarne. Ad ogni modo confermo, il rosso di Tarallino è proprio speciale. ♥

        • Francesca P. says:

          Ti confesso una cosa… ho anche io un abito rosso, l’ho indossato vari anni fa per un servizio fotografico in Sicilia, a Selinunte, un set splendido! Conservo sia gli scatti, sia il vestito… ed è un ricordo a cui tengo, per vari motivi! 🙂

  8. Secondo me la mia credenza mi odio profondamente perchè l’ho talmente riempita che non so come faccia a contenere tutto. Ma è talmente benevola come fa una mamma quando guarda il suo cucciolo che fa qualche marachella, che continua a permettermi di aggiungere cose su cose. E’ un po’ come la borsa di Mary Poppins 🙂
    Sai che amo questo tipo di dolci, le torte da credenza che sanno di casa, di cose buone fatte con amore. Mi ricordo ancora che la prima cosa che facevo quando entravo in casa di mia nonna quando i miei ci portavano a trovarla era proprio correre verso la sua credenza per vedere qualche dolcetto ci aveva fatto quel giorno. Perchè non c’era volta che non ci facesse trovare un dolcetto fatto apposta per noi con tanto amore. Ci fiondavamo alla credenza ancora prima di salutarla ma lei non se la prendeva, anzi ci guardava con occhi benevoli e sorridenti.
    Questa torta deve essere deliziosa, soffice e golosa. Non ho mai usato la farina di riso rosso. Dove l’hai trovata? o l’hai fatta tu tritando il riso?

    • Francesca P. says:

      Anche la mia credenza è così… porta pazienza, mi trova sempre un millimetro di spazio in più e quando mi vede arrivare con nuovi oggetti sorride, rassegnata! 😀 Io credo che le credenze rispecchino chi le compra… e la casa in cui vanno ad abitare. Se noi amiamo il senso di pienezza e non abbiamo approccio minimal, vale anche per loro… ci si modella insieme, ecco! E la tradizione di mettere al fresco e al sicuro le torte non va mai persa, come tua nonna ti ha insegnato e tramandato… ed è bello che tu conserva così nitido quel ricordo, magari facendo lo stesso con le tue nipotine! 🙂
      La farina è di Molini Spigadoro, la dovresti trovare facilmente… e ti innamorerai del suo colore!

  9. Chiara says:

    mi sono sempre piaciute le credenze specialmente quelle con i piatti ben in vista che sembrano dire “prendimi e appoggia una fetta di torta che la mangiamo insieme”,ne ho un paio a casa, rustiche e perfette per nascondere una torta come la tua….Un bacione

    • Francesca P. says:

      Le credenze “parlanti” piacciono anche a me, si crea un bel dialogo… 🙂
      Dato che hai più credenze, devo infornare più torte e distribuirle bene nei vari ripiani! 😀

  10. Margherita says:

    Io sono convinta che le parole torta e credenza siano nate per essere associate l’una all’altra in modo indissociabile. Dopo una premessa cosi, inutile dire che si, sono pure le mie preferite e non credo che lo siano solo per noi due cara Francesca. É la loro semplicità che le rende cosi buone e cosi popolari. Questa tua versione con farina di riso rosso mi intriga assai, forse perché non l’ho mai provato o forse perché c’é il mio amatissimo sciroppo d’acero…

    • Francesca P. says:

      Da quando mi hai eletto reginetta della farina di riso, il legame si stringe e non potevo non provare questo tipo e non restarne colpita! Fortuna che adesso anche alcuni supermercati si riforniscono di marche buone e linee particolari… e devo ancora sperimentare la farina di riso nero, quindi preparati a qualcosa di nuovo ancora, presto! 🙂
      (il tuo sciroppo d’acero starebbe benissimo dentro una mia credenza…) 😀

  11. Emanuela says:

    buon giorno mia piccola custode di cuori….
    questa mattina è un poco grigia, ma almeno tira un’aria un po’ più respirabile di ieri e Domenica: l’afa inizia a salire e non la sopporto un granché bene.
    Quanto mi piace questa immagine delle credenze custodi! mi hai fatto pensare a quella di mia nonna che in sala padroneggiava vicino la finestra con il suo legno marrone lucido e i vetri opachi…all’interno c’era di tutto…dai bicchierini per i liquori, alle tazzine da caffè, dai ricordini delle comunioni, ai piccoli portafoto di noi bambini…per non parlare di quelle palle magiche che quando le rigiri cade la neve; mia nonna ne aveva tantissime!
    La parte che mi piaceva di più era il ripiano con le formine per la mostarda siciliana, quelle in pietra che erano di sua suocera (mia bisnonna, mamma di nonno) e quello con le bottigliette mini dei liquori. Mia mamma mi ha successivamente spiegato che quando avevano la pizzeria al taglio, le varie marche dei liquori davano in omaggio le bottigliette da 20 o 50 ml…. e quindi tutte in fila come soldatini whisky, fernet branca, amaro averna, sambuca … di ogni sorta, liquori al caffè o al cioccolato, rum, brandy, anice…
    non mi era permesso aprire la credenza, se non quando nonna lo chiedeva (Se veniva qualcuno magari mi spediva a prendere le tazzine da caffè buone!) .. allora io aprivo quello scrigno magico e respiravo l’odore forte di chiuso, di legno lucido di vita vissuta….
    poi, la cosa bellissima era i due cassettoni con le maniglie che stavano in basso, pieni di tovaglie a scacchi e strofinacci da cucina, tovaglioli e teli bianchi….

    quella che ho a casa invece non la amo…perché mia mamma non la cura ed assomiglia più ad una specie di “ritrovo di cianfrusaglie tenute come reliquie, che non vanno mai usate” e quindi molte volte mi viene voglia di aprire e buttare tutto….
    ma desisto, forse perché quando apro l’antina di vetro le tazzine, i bicchieri, e gli altri oggetti mi sorridono davvero perché sanno che io, alla fin fine, sono una da credenza….come questa torta….perché mi piace custodire e poi donare, mi piace farmi sostenere, ma quando posso e quando riesco, amo essere io la “mensola” che (sor)regge…

    ti rubo un po’ di fragole e le custodisco ben benino…perché ci stanno proprio bene sopra il mio yogurt del mattino..
    Manu..

    • Francesca P. says:

      Sono dolci e soffici i tuoi ricordi, Manu… proprio come le torte che più amiamo, che ci coccolano. Le credenze di una volta e della nostra infanzia erano proprio come le descrivi, noi eravamo piccole e loro sembravano così grosse, così imponenti, al confronto… ci si avvicinava con rispetto ed emozione, quando si aprivano era come accedere a qualcosa di prezioso e sì, quell’odore di legno era così intenso! Non ho mai tenuto lì le palle con la neve, ma è un oggetto ormai vintage che adoro e mi hai fatto tornare alla mente come le guardavo incantata e come mi divertivo a capovolgerle! Mischiare ricordi e storie, anche questo è uno scambio… 🙂
      Avrai in futuro anche tu la TUA credenza, che riempirai liberamente di tutto ciò che vorrai, sarà il tuo forziere segreto o la scatola delle meraviglie… e dentro troverà posto solo ciò che merita veramente… ed è indicativo che ti senta una credenza, significa che sei pronta ad accogliere e che vuoi farlo… è una bella metafora! 😉

  12. Le credenze migliori sono quelle che custodiscono una storia centenaria fatta di tovaglie di lino pregiato, il servizio buono di porcellane inglesi per le grandi occasioni, ma anche foto in bianco e nero e lettere ingiallite dal tempo, quelle con la calligrafia elegante e precisa, tanto da sembrare un font stampato…le credenze che hanno visto bambini con le mani sporche di marmellata trasformarsi negli uomini e nelle donne di oggi. Come delle zie affettuose e discrete, che sono di poche parole, ma sai che ci sono. Se dovessimo essere le tue due credenze, sicuramente faremmo a gara per essere quella che custodisce questa bellissima torta in rosso!! La farina di riso rosso dobbiamo proprio trovarla, è di un’eleganza unica 🙂

    • Francesca P. says:

      Che incanto le tovaglie di lino, quelle ricamate a mano, di colore chiaro… le donne delle nostre famiglie le tenevano nei cassettoni più grandi, magari rivestiti di carta a fiori profumata… insieme ai tovaglioli piegati, quelli “per le grandi occasioni”! Mia nonna aveva anche un servizio di piatti con un bordino d’oro, si usava solo a Natale, per il brodo coi tortellini… 🙂 La mia credenza ospita piatti meno pregiati e al posto del lino ho mille stoffe di cotone per le foto di food, so che potete capire… ogni epoca e ogni generazione ha i suoi tesori! 🙂 E se le nonne non potevano usare la farina di riso rosso, noi sì… ed è una bella scoperta, cercatela!

  13. Alberto says:

    Vero, Francesca, le credenze hanno un’anima composta di oggetti, di ricordi, di momenti, vicini o lontani, vissuti. Un’anima semplice e appunto per questo incredibilmente complessa se si cerca di spiegarla razionalmente, quindi va percepita e accolta così com’è.
    Sanno che capita di doversi allontanare, fa parte del viaggio, per crescere, per imparare a guardare le cose in maniera multidimensionale e non solo dicotomica, succede ed è bello perché siamo in evoluzione, sempre.
    Una cosa è certa, loro ci sono e saranno lì ad aspettarci.
    Magari al ritorno le troveremo cambiate, restaurate, in parte ricostruite, ma la loro anima sempre quella rimane.
    Curioso perché proprio il termine credenza è associabile a credere, aver fiducia, riporre in esse qualcosa che ci appartiene affidandone la cura 🙂
    Son convinto che se non ne sbattiamo le ante, rompendo o scheggiandone il contenuto, ma le trattiamo con rispetto, uscendo di casa senza sbattere porte o altro, loro sapranno accoglierci per un caffè, una tazza di te, o, come in questo caso, una fetta di torta alla fragole.
    A proposito di torta .. essendo mercoledì direi che non ne sarà rimasta manco l’ombra.. sento echeggiare in lontananza una credenza che dice: “svegliati prima, il bistrot apre la domenica!” 😀

    • Francesca P. says:

      Trattare con rispetto è la regola base per tutto quanto… avere cura, saper ascoltare, lasciare aria e spazio, saper tacere al momento giusto con le ante chiuse, facendo scorta di fresco e apprezzando il silenzio… le credenze ce lo insegnano, ci fanno da spunto e da esempio! Io le amo anche perchè hanno il loro spessore ma restano discrete e aspettano che la mia mano vada lì ad aprirle, per rubare una fetta di torta o lucidare il vetro…
      Il bistrot non guarda molto il calendario, soprattutto in estate, quando i tempi rallentano e con piacere si diventa anche più anarchici… 🙂

  14. ecco la tua poesia, il tuo sguardo profondo e attento sul mondo, il tuo occhio speciale che vede magia e la tua penna che la regala anche a noi.
    venire da te è sempre come riscoprire qualcosa, aprirsi all’isola che non c’è e credere che ci sia davvero vicino a quella stella.
    Ti abbraccio forte e mando un sorriso a te, alle tue credenze e a qst strepitosa meravigliosa torta

    • Francesca P. says:

      Oh Elena, ti metterei dentro la credenza per un po’, per tenerti vicino con la tua dolcezza… anche più buona di quella delle torte! 🙂 Grazie per le belle parole che scrivi… le stelle sono sempre la mia meta, se salgo in piedi sulla credenza forse ci arrivo anche meglio! 😀
      Un abbraccio a te e alla tua bimba, che è la tua fragola più succosa… 🙂

  15. Ileana says:

    Mentre ti leggevo, prima di arrivare alla fine del post, sai a cosa pensavo? Ad un abbraccio. Di quelli pieni e sentiti. E ho sorriso – tanto – mentre ti leggevo…per le nostre braccia che somigliano a delle ante, che quando si sentono al sicuro sanno abbracciare e donare, per le nostre parole che si mescolano…
    Questo è uno di quei post che leggo e rileggo, senza stancarmi, senza smettere di sorridere…è bello trovarti, sempre.
    Ti abbraccio forte Fra :*

    • Francesca P. says:

      Gli abbracci “spessi”, che si fanno sentire, belli carnosi, potenti, che sanno trasmettere tanto con il contatto… sono sicura che abbiamo la stessa idea, eh? 😉
      Sappi che oggi ti ho pensata anche il pomeriggio mentre facevo la spesa e compravo un ingrediente in particolare… quale? Fatti svelare il segreto dalla credenza, lei sa già tutto… :*

  16. Melania says:

    Io le ho sempre amate, dopo i cassetti. Hanno sempre avuto un ruolo fondamentale, eppure in cambio non hai mai chiesto nulla. Si lasciano adornare, coccolare, rivestire, pitturare di tutto ciò che desideriamo. E loro, le credenze, stanno sempre lì, pronte a farci spazio.
    Amo quella di mamma, più della mia. Sembra di trovar meraviglie tutte le volte, ed è la prima tappa che raggiungo ogni volta che torno a trovarli. Apro le ante, i cassetti e rovisto tra le cose. Panni, centrini di pizzo, caraffe antiche, tazzine fiorate…insomma, la confusione di non sapere più che pigliare per prima. Poi, apro la mia, e dentro ci trovo piccole cose. Quelle che suscitano un ricordo, l’emozione fermata attraverso un oggetto. Ci trovo piccole confidenze di cose che chiedono spazio ad altre cose.
    Io sulla mia ci salgo quando voglio rubare una fetta di torta, farò lo stesso qui, che le torte alle fragole le amo tantissimo…

    • Francesca P. says:

      Anche io le ho sempre amate… e il top sono le credenze con i cassetti, l’unione di mensole e piccoli scomparti chiusi, in cui mettere tutte le cose che vogliamo proteggere. Chi ama i ricordi, come noi, non può avere una casa senza credenze o mobili simili… perchè quello è il luogo dove vanno a riposare, dove vogliamo ritrovarli e dove nulla si (dis)perde, senza accusare i colpi del tempo. Quanti centrini e tovaglioli in cui avvolgere periodi di vita e momenti… quanti tazzine antiche su cui sono rimasti fondi di caffè… quanti piatti ancora vogliono essere usati e vivere… insieme a noi. Mentre mangiamo torte e saliamo in cima, senza paura delle vertigini. E ci nutriamo di rosso. E di tutto quello che batte, di quel colore.

  17. zia consu says:

    Che meraviglia i dolci da credenza…ho sempre avuto un vero fascino per loro e soprattutto per tutti i dolci che contengono la frutta 🙂
    Passo anche x lasciarti un saluto, sono in partenza e mancherò per un po’…spero non sentirai la mia mancanza 😛

    • Francesca P. says:

      Consu, buon viaggio, ovunque andrai! So che poi scoprirò dove sei stata a cambiare aria e ricaricarti… io ti aspetto qui, con una torta in credenza sempre fresca, nuove parole e nuovi sorrisi! 🙂

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