ANCHE LE MELE HANNO DELLE (BELLISSIME) CICATRICI

20 novembre 2016Francesca P.

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Le cicatrici sono aperture attraverso le quali un essere entra nella solitudine dell’altro. (Frida Kahlo)

Come fessure di una persiana, che fanno passare la luce e ridanno calore al legno. Come segni sul terreno, che tracciano un canale dove scorre l’acqua che fa placare la sete. Come impronte sulla neve alta e fresca, che scendono in profondità. 

Come timbri su un foglio dai contorni incisi, come un tatuaggio che ci rappresenta, come una ruga più pronunciata, come una cucitura in evidenza, fatta con doppio filo.

Le cicatrici sono così: lasciano un segno come inchiostro indelebile, parlano di battaglie vinte e qualche inevitabile sconfitta, di muretti scavalcati e corse in bicicletta senza freni, sono sentieri che ci hanno condotto fino a qui e sono disegni dai tratti irregolari, che decorano la pelle.

Ci mettiamo sopra il dito e ci posiamo baci, le guardiamo allo specchio e le riconosciamo, ognuna con il suo nome e il suo spessore. Impariamo ad amarle, con il tempo. A indossarle fieramente. Con grazia.

Alcune hanno bisogno di essere massaggiate a lungo con olio di argan, altre preferiscono (re)stare un po’ nascoste, altre ancora aspettano le mani giuste per essere sfiorate.

Possono avere la forma di un raviolo con i bordi seghettati, oppure somigliare a una foglia di sedano frastagliata, o essere una linea come una zucchina a julienne o un piccolo puntino come un seme di papavero.

Anche le mele hanno delle cicatrici. Delle bellissime cicatrici. Proprio al centro, come una stella che è caduta ma non si è spezzata. O come un fiore, che ha scelto la sua aiuola comoda.

Se spennellate di burro, miele e cannella, le cicatrici diventano più levigate. Più lucide. E riescono persino a splendere. Provate anche voi…

 

FRUTTA AUTUNNALE AL FORNO CON SIDRO E ROSMARINO

Mele

Pere

Giuggiole

20 g di burro

2 cucchiai di zucchero di canna

1 cucchiaino di miele

Cannella in polvere (a piacere)

2 bicchieri di sidro (o succo di mela)

Nocciole (a piacere)

Rosmarino (a piacere)

 

Preriscaldate il forno a 180°.

Lavate bene la frutta. Tagliatela a pezzi e/o a spicchi o fette, senza togliere la buccia. Distribuitela in una pirofila.

In un pentolino, mettete il burro, lo zucchero, il miele e la cannella. Fate sciogliere a fuoco lento, finchè il composto si caramellizzerà leggermente.

Versate il composto sulla frutta. Unite anche il sidro e gli aghi di rosmarino, interi o tritati. Mescolate.

Infornate per almeno per 1 ora, o finchè vedrete che la frutta sarà ben cotta e appassita. A metà cottura, mescolate la frutta e aggiungete le nocciole, spaccate a metà o tritate grossolanamente.

*Questa frutta al forno è ottima mangiata da sola, calda, oppure accompagnata con yogurt o crema di ricotta!

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47 Comments

  • Andrea

    20 novembre 2016 at 20:11

    Non avevo mai pensato ad accostare una ferita ad un raviolo, una foglia di sedano o a una zucchina a julienne!
    Molto buona la tua frutta al forno, anche il micio sembra apprezzare!
    Un abbraccio

    1. Francesca P.

      20 novembre 2016 at 20:18

      … la fantasia mette le ali ai pensieri e alle immagini, no? 😉
      Io adoro la frutta al forno, se vuoi aggiungi anche qualche chicco d’uva!
      Grazie, Andrea!

  • patalice

    20 novembre 2016 at 20:18

    forse, di pensare alle cicatrici, oggi non ho proprio voglia…
    sarà che nella mia vita ne ho collezionate troppo

    1. Francesca P.

      20 novembre 2016 at 20:23

      Io le vedo come un arricchimento, qualcosa che fa parte di ognuno di noi e che può trasformarsi, con il tempo e con l’accettazione, in un segno positivo… e infatti le ho associate ai ravioli e alle mele, due cose che amo!

  • Anna

    20 novembre 2016 at 20:29

    Come rinunciare alle nostre cicatrici? Sono parte di noi, trattengono pensieri e ricordi che scrivono la nostra storia.

    Come binari che corrono verso la meta, come spine che scalfiscono le mani, come scale infinite verso il cielo.
    Come immagini impresse nel cuore, come parole scritte col fuoco, come suoni che stridono nell’aria.

    Perché rinunciare alle nostre
    cicatrici, quando ci hanno reso le persone che siamo?
    Ci hanno portato sconfitte, preludio a nuove vittorie… Ci hanno regalato consapevolezze. Ci hanno scelto, perché noi
    capaci di accoglierle…
    Ci hanno donato occhi per vedere la solitudine, per sentire ed entrare nella solitudine degli altri…
    In fondo, ci rendono persone migliori.

    Cara Francesca, riesci sempre a regalarmi emozioni. Sei entrata nel mio cuore con una profonda
    leggerezza… Ho visto subito le tue (bellissime) cicatrici…
    Buona settimana!
    Anna

    1. Francesca P.

      20 novembre 2016 at 21:10

      Anna, lo so che ormai dovrei essere abituata, ma mi stupisci sempre ogni volta per la tua capacità – è proprio un dono, un regalo, una qualità, un pregio – di sapere cogliere ESATTAMENTE (merita il maiuscolo) il nocciolo, il succo – il cuore – delle mie parole! Volevo comunicare proprio questo… l’importanza e il valore delle cicatrici, come segni di un percorso di crescita che ha portato prima il dolore, poi la rinascita… e una voglia ancora più forte di Vita! Le ferite aperte fanno male, ma le cicatrici no… sono quel che resta del nostro vissuto, ma nella fase in cui ci si è riappacificati con il passato e si va, si guarda avanti…
      La profonda leggerezza è la mia preferita e sì, mi appartiene pienamente… e tu l’hai capito, anzi, sentito, immediatamente… perchè mi hai riconosciuta. A istinto.

      1. Anna

        21 novembre 2016 at 22:46

        GRAZIE… Mi hai detto parole bellissime, come mani che sfiorano le mie cicatrici…
        E riconoscersi è un’arte, un privilegio. Da condividere.
        A presto, ti voglio bene…
        Anna

  • Paola

    20 novembre 2016 at 20:40

    “Ho un debole per le persone che hanno cicatrici nascoste dietro un sorriso, per chi apre le braccia al futuro pur avendo conti in sospeso con il passato, per chi avrebbe il diritto di urlare contro e invece sussurra serenità. Ho un debole per gli animi rotti ma portatori sani di positività.” L’ho vista girare un po’ di tempo fa e mi pare sia più che azzeccata adesso. Ogni cicatrice è una storia, un racconto e quelle più profonde sono quelle che fanno più male e anche quelle che meritano di essere curate solo da chi merita arrivare così nel profondo. E solo allora si trasformeranno, da linee semplici e profonde, in bellissime farfalle che portano addosso il fascino dei colori venuti fuori da ogni fessura. Sono sicura si poserebbero sul prato di fiori e stelle racchiuso in ogni mela.

    1. Francesca P.

      20 novembre 2016 at 21:18

      Bella questa frase, strano mi sia sfuggita o non la ricordi… 😛 Gli animi rotti, da maneggiare con cura, sono quelli che possono riservare più sorprese perchè hanno un conto in sospeso con la serenità e una voglia forte di riscatto, di seconde occasioni e di nuove porte da aprire! Le cicatrici possono sembrare/essere anche delle ali, a proposito di farfalle, perchè da lì, da loro, si ri-comincia a volare… e allora mostriamole, senza vergogna, come fanno le mele… e hai notato che ricordano anche l’anice stellato, che tanto ci piace? 🙂

  • Silvia

    20 novembre 2016 at 21:14

    Prima di parlare un po’ del tuo post, ti racconto della mia passione dello scovare le faccine in tutto ciò che ci circonda! Così nella prima foto ho visto un coniglio dagli occhi grandi in alto a sinistra e altri due faccine smile un po’ più al centro! Sono mele che sorridono nonostante le cicatrici, perché hanno imparato a portarle con fierezza! Le cicatrici ci raccontano quello che siamo e abbiamo vissuto, disegnano la mappa delle nostre esperienze e la geografia dei nostri sentimenti! La frutta cotta così mi piace molto,profuma proprio di voglia di coccolarsi e perché no,coccolare anche i nostri segni del tempo! :*

    1. Francesca P.

      21 novembre 2016 at 0:09

      Silvia, mi hai fatto ridere con questa storia delle faccine… sono andata subito a cercare il coniglio e l’ho trovato, ahaha, hai ragione! Vedi il potere dell’immaginazione e di chi sa vedere oltre le cose? 🙂
      Le cicatrici ci fanno compagnia e il traguardo è farsele amiche… le mele ci insegnano che è possibile e anche che non solo non rovinano, ma anzi, abbelliscono! Chi le possiede ha sicuramente tanto da raccontare e svelare, una o più storie scritte sulla pelle… quei segni sono un po’ parole anche loro, no? Intimi e importanti…
      Un abbraccio e alla prossima faccina, adesso sappi che me ne devi scovare una in ogni post! 😀

  • Virginia

    20 novembre 2016 at 21:41

    Non ero una bambina spericolata, ma puntualmente ogni estate riuscivo a sbucciarmi le ginocchia e a rivivere lo stesso film, anno dopo anno. Non mi rimaneva nessuna cicatrice, ma portavo una benda con orgoglio, sentendomi sotto sotto un’avventuriera. La mia cicatrice più grande è un ricordo doloroso per due motivi: era una giornata molto triste, tutto quel periodo lo era, ed essendo sovrappensiero mi sono bruciata con una pentola. Ogni tanto mi capita di guardarla e di ripensare a quel periodo e ultimamente ho notato che la pelle sta guarendo. Lei sbiadisce così come i ricordi più tristi, mentre rimangono i momenti felici e i sorrisi che vorrei rimanessero sempre impressi.
    Le mele hanno delle dolcissime cicatrici al proprio interno, delle stelline che a prima vista profumano di anice ma che richiamano a gran voce il burro e la cannella. La mia coccola autunnale sarebbe proprio fare le fusa con Ulisse e nascondermi in quella teglia, nuotando nel sidro e prendendomi una pausa, all’occorrenza, su una fettina di mela 😉

    1. Francesca P.

      21 novembre 2016 at 0:16

      Anche io come te sono sempre stata abbastanza prudente e proprio per questo mi ricordo bene alcune cadute, perchè rare… 🙂 Mi piace lo spirito da avventuriera che aleggiava in te già da bambina, secondo me chi ci nasce se lo porta dietro negli anni e anzi, lo rafforza persino crescendo! In cucina sei sicuramente una sperimentatrice e osi senza paura, già questo è indicativo… 🙂
      Non avevo mai fatto caso alle cicatrici delle mele, ma le foto parlano e sono loro ad avermi suggerito all’orecchio lo spunto da cui partire per questo post… e poi adoro affettarle in questo modo, quella stellina sembra non aspettare altro che essere notata, vuole brillare libera… e aspetta i nostri desideri, innaffiati di sidro!

  • Laura e Sara Pancetta Bistrot

    20 novembre 2016 at 22:37

    Le cicatrici vanno amate perché sono loro che ci ricordano certi momenti della vita che altrimenti non ricorderemmo più…una caduta da quella scaletta su cui ti eri arrampicata nell’agriturismo in montagna per prendere qualche frutto dall’albero o quella bruciatura dietro al gomito che per anni ti ha accompagnata durante l’adolescenza per poi un giorno scomparire all’improvviso. Ci sono quelle che col tempo migliorano, sbiadiscono quasi a confondersi con la nuova pelle, mentre altre non ci lasceranno mai, segni indelebili, impronte uniche che ci farebbero riconoscere tra mille. Come hai ben detto ci vuole tempo per impararle ad amare, all’inizio ci si vergogna fino al giorno in cui non ci si vuole più nascondere. Come a voler dire “vedi, anche questa sono io”. Saremo amati anche per le nostre cicatrici perché sono loro a renderci uno su un milione, come queste stelle nelle mele, così simili eppure non ne troveremmo mai due identiche…

    1. Francesca P.

      21 novembre 2016 at 0:38

      Sono d’accordo, accettarle è un modo di fare pace con alcuni eventi del passato, traendo insegnamento, con la gioia di aver superato la fase più difficile e di guardare oggi la pelle con un sorriso… senza più conti in sospeso. “Anche questa sono io” è una frase che andrebbe scritta sulla carta d’identità o sul passaporto, o sul biglietto da visita! 🙂
      Ogni cicatrice ci rende diverse, altra riflessione che condivido… è un po’ come con i nei, ognuno ha la sua mappa ed è bello scoprirne uno ad uno… e mentre vi scrivo, mi è tornato alla mente un libro letto anni fa, “Scritto sul corpo” di Jeanette Winterson, ve lo consiglio!
      Grazie del bel commento, sempre bello intrattenersi a parlare con voi, di ogni argomento! :*

  • Chiara

    20 novembre 2016 at 23:59

    …Sono le cicatrici dell’anima che nessuno vede, quelle che è difficile accettare, stanno lì in silenzio ma tu le senti lo stesso. Tutti le abbiamo più o meno profonde e sono quelle segrete…Mi piace la tua frutta autunnale, un mosaico di colori e sapori molto invitante, buona settimana, un bacione

    1. Francesca P.

      21 novembre 2016 at 0:41

      Sì, ognuno di noi le sente… sappiamo il punto preciso dove sono e sappiamo ogni tratto e contorno, per questo certe cicatrici diventano “familiari”… conviverci bene è una bella vittoria, da assaporare lentamente, come la frutta appena uscita dal forno, perfetta per le sere di questo periodo… 🙂

  • Emanuela

    21 novembre 2016 at 6:46

    Ciao gattina… tu sei entrata dalla mia “persiana” e scaldi come il sole…. rendi più amorevole la mia ferita (quella più profonda che ho) che piano piano cerco di chiudere…. non è completa, la mia cicatrice, o per lo meno questa, che sto al momento cercando di ricamare come un fiore sulla mia pelle….. vorrei che fosse un fiore, delicato, quasi a rendere “leggere” la sofferenza e la fatica, l’IMPEGNO, la tenacia, lo scontro (perché ci sta anche quello nella mia ferita), la DISPERAZIONE, le lacrime, l’ISTERIA, le mille volte che SONO CADUTA E CHE NON RIUSCIVO A RIALZARMI, LA RESA ….quando molte volte i miei “non ce la faccio, è più forte di me, VI CHIEDO SCUSA” erano come rumori forti ed assordanti che coprono un canto lieve e impercettibile …. vorrei che fosse un fiore la mia cicatrice per far sorridere la paura (hai presente la canzone “ci vuole un fiore”? mi è venuta in mente ora, giuro che non era premeditato..! ecco) ..come dice ala fine? PER FARE TUTTO CI VUOLE UN FIORE …. vorrei che il mio fiore, la mia cicatrice potesse “fare tutto” e potesse far avvicinare gli altri e non allontanarli perché magari spaventati ….i suoi tratti dolci vorrei che dicessero “venite, c’è posto; venite, è aperto ed è caldo; venite c’è ascolto: IO VI ASCOLTO, IO VI CAPISCO (qualsiasi cosa vogliate raccontarmi o non vogliate dire), STIAMO DA SOLI IN SILENZIO; venite c’è SILENZIO, c’è AABRACCIO, c’è AMORE…. VENITE CI SONO IO!” … questo, ma forse anche molto altro (ma l’ora mattutina credo mi oscuri un po’ i pensieri) vorrei che il mio ricamo, creato con tanta fatica, al buio, ancora incompleto, potesse rappresentare …..
    come al solito gattina mia scegli per me l’amore … le mele, le loro bellissime e profonde, ma rassicuranti cicatrici ….
    grazie .. Manu.

    1. Francesca P.

      21 novembre 2016 at 23:03

      Mi piace l’idea di entrare dalla persiana come fossi una farfalla o un pettirosso o una coccinella! Entro piano con un leggero sbattito d’ali e ti dico che alcune cicatrici, quelle più marcate e profonde, hanno bisogno di tempo per guarire… un tempo che a volte sembra infinito o non passare mai, ma invece piccoli cambiamenti, anche impercettibili, ci sono… io non so la tua storia personale e non ti conosco dal vivo, ma credo di aver capito – perchè mi arriva questo – che hai tanto da dare e che vuoi ri-spiccare il volo, ri-nascere e tornare a sorridere, con forza… e sento anche che desideri amore, come tutti d’altronde, perchè quello è il motore che muove il mondo… anche a costo di sembrare l’ultima delle romantiche, ne sono convinta! Amore per noi stesse, innanzitutto, poi quello per gli altri… le mele le amiamo entrambe parecchio, questo è evidente, quindi passami le tue e facciamo tanta altra frutta cotta, i giorni autunnali e invernali ci aspettano… come le cose belle, tutte da ri-conquistare!

      1. Emanuela

        22 novembre 2016 at 6:32

        Ciao gattina… mi piace chiamarti così, come la Rossi di Vaniglia è il mio “diario” e la chiamo così.. sai cosa sto ricamando? (veramente con ago e filo su iuta marrone!) delle farfalle! 😉 ricamo te per lei…
        La mia storia è lunga, dolorosa (come tutte le storie che feriscono e lasciano cicatrici), non unica ovviamente, ci sono persone che stanno molto peggio lo so..ma ognuno fa i conti con se stesso …
        piano piano te la racconterò, perché non ho più paura, né vergogna di dire che HO UN PROBLEMA che mi porto dietro da tantissimo tempo (e guarda alla fine uno si dimentica pure da dove ha preso inizio), forse addirittura da quando ero un minuscolo esserino ancora informe e stortarello nel pancino della mia mamma (perché dicono che i problemi come il mio sono collegati anche alla gestazione oltre ad avere, al “netto” di attuali ricerche scientifiche in campo, delle origini neurologiche) .
        HO UN PROBLEMA ALIMENTARE …. GIA’ IO…. la raccatta meline di ogni tipo…la “laureata in scienza della nutrizione”, la sgranocchiatrice di biscotti mattutini (ora che ho RI-SCOPERTO L’AMORE PER LA COLAZIONE) ….soffre di ANORESSIA da … UNA VITA … e si…. voglio ora, FORTEMENTE RI-SPICCARE IL VOLO, RI-TORNARE AD AMARE, RI-NASCERE COME UNA FENICE, COME UN ALBERO A PRIMAVERA … sono rinata, ma sono

      2. Emanuela

        22 novembre 2016 at 6:36

        continua qui …
        dicevo sono rinata, ma sono MORTA DI NUOVO e sono stanca… NON VOGLIO PIU’ STAR COSI’ MALE….DENTRO E FUORI (perché si sta male anche fuori, fisicamente…) …
        ecco intanto un pezzetto…
        vado a fare i piatti di ieri sera che sono ancora sbilenchi sul lavello ,,,.. un abbraccio gattina bella.. buona colazione! 😉 bella stella ..

        1. Francesca P.

          23 novembre 2016 at 0:03

          Grazie per avermi spiegato, è una confessione preziosa… e ha valore ancor più grande perchè stai combattendo di nuovo e sento quanta voglia hai di vincere tu… e ce la farai, fidati dell’istinto felino… ce la farai, Manu!

  • Monica

    21 novembre 2016 at 9:53

    Profumo d’autunno, speziato e intenso, carico di ombre e venature di legno. Tu che riesci a trasportarmi nel tuo mondo ed a renderlo un po’ mio, delicata e sensibile, dolce e intensa, ora parto con un cucchiaio gigante e qualche ciotolina colorata da riempire con questo dolce delizioso <3

    1. Francesca P.

      21 novembre 2016 at 23:07

      Mi piacerebbe poggiare la mia pirofila sul tuo legno, Monica, forse perchè questo può essere un dessert da servire in una baita di montagna, con un bicchiere di sidro caldo accanto… e la tua Cortina sarebbe perfetta, come cornice! 🙂
      Grazie mille… nel mio mondo c’è spazio, bello far entrare chi lo apprezza!

  • Simo

    21 novembre 2016 at 11:36

    Ogni cicatrice è preziosa proprio perchè ha una storia da raccontare…sia le cicatrici esterne, che quelle dell’anima.
    Ti abbraccio cara, buon lunedì, grazie per le tue belle parole che apprezzo sempre ( e su cui rifletto tanto, ma tanto, lo sai….) e per questa ricetta che mi ha coccolato e riscaldato il cuore!

    1. Francesca P.

      21 novembre 2016 at 23:15

      Sai che amo le storie, di ogni genere… spesso dal dolore esce il riscatto più grande, dopo che la ferita si è seccata ed è diventata una cicatrice, che parla così tanto di noi…
      Contenta di farti riflettere, pensieri e frutta cotta qui li trovi sempre! 🙂

  • sandra

    21 novembre 2016 at 13:30

    HAI RAGIONE, le cicatrici hanno bisogno di mani che le sfiorano e le consolano. sono le cicatrici nascoste, quelle che fanno più male, quelle che solcano l’anima e il cuore. difficile farle accarezzare da qualcuno, ti devi fidare, fidare parecchio. ma la vita è una cosa strana, a volte ti ritrovi a condividere gioie e dolori con le persone più inaspettate.
    mi immergo in questi tuoi colori, nei fiori e nelle stelle, mi rilasso un po’ insomma. grazie Francesca, sempre unica tu, le tue foto e le tue parole.

    1. Francesca P.

      21 novembre 2016 at 23:18

      “Fiducia” è una delle parole più belle e più pure, tanto desiderabile, quanto rara… è facile perderla per strada, o smettere di averne – soprattutto guardando quelle cicatrici – ma io penso che non si prosciughi mai del tutto e che, goccia a goccia, possa tornare a fluire… perchè è vero, l’inaspettato è pronto a farci ricredere!
      Grazie di cuore, Sandra, sento l’affetto dentro le tue, di parole… e ti abbraccio forte!

  • zia consu

    21 novembre 2016 at 14:57

    Le cicatrici ci hanno resi più saggi e ci hanno insegnato qual è la linea di pericolo da non superare. Ci rendono più affascinanti, unici e ci hanno resi quelli che siamo oggi.
    Amo la frutta cotta la forno e mi tufferei in quella teglia ad occhi chiusi 🙂
    Buona settimana <3

    1. Francesca P.

      21 novembre 2016 at 23:23

      Uno dei risvolti positivi del crescere, è la saggezza che si fa largo sempre di più… col tempo si possono accumulare più cicatrici, ma sicuramente siamo più pronte a voler bene al nostro passato… e a noi stesse!
      Tuffati pure, la frutta è ben cotta, atterri sul morbido!
      😀

  • saltandoinpadella

    21 novembre 2016 at 15:24

    Questa ricetta mi ha fatto tornare indietro millenni. Mi sono rivista piccola, a guardare affascinata la cucina economica di mia nonna dove lingue brillanti di fuoco scaldavano la teglia riposta a fianco. Fuori era freddo e buio. E quella cucina era una riparo confortante. Come era confortante il profumo di frutta cotta che si spandeva dal forno. Anche lei amava la frutta cotta al forno e mi ha trasmesso questo amore. Quando ho visto la tua teglia mi si è stretto il cuore.

    1. Francesca P.

      21 novembre 2016 at 23:26

      Che bello, Elena, quel che mi racconti! Adoro quando un’immagine, in modo casuale, colpisce il cassetto della memoria che si apre di scatto, facendo ri-affiorare tutto un mondo di sensazioni così vive! E una cucina, proprio come un ricordo, deve essere così: un riparo confortante…
      Prendi pure la teglia, oggi è giusto che sia tua! 🙂

  • m4ry

    22 novembre 2016 at 9:28

    Le cicatrici, cuori pulsanti della nostra esistenza. Il nostro senso più vero…il nostro segno d’istintivo. Ciò che ci ha resi quel che siamo. Ciò che non si può cancellare…
    Questa mattinata, con la tua frutta al forno, mi sembra un po’ più dolce…
    Un abbraccio Fra <3

    1. Francesca P.

      23 novembre 2016 at 0:06

      Come pulsa il nostro cuore, Mary… e quanto! Ci sono persone più esposte alle cicatrici, ma credo che siano quelle che vivono di più, che mordono la vita, che rischiano, che non indietreggiano, che lottano, che resistono e combattono… quei segni ne sono la prova!
      Avremo bisogno di tanta frutta cotta per le settimane a venire, credo… uniamo le pirofile? 🙂

  • ipasticciditerry

    22 novembre 2016 at 15:13

    Comincio dalla fine; ricetta autunnale che mi scalda il cuore e che mi ha spinta a cuocere delle pere con cannella, vaniglia, cardamomo … si, perchè ero già passata ieri a leggerti ma volevo risponderti con la giusta calma. Le cicatrici? Io ne ho tante, fuori e dentro. Quelle fuori, mi piacciono, fanno parte di me. Io rido … rido molto, ho il sorriso facile. Dicono: sorridi che il ciel ti aiuta. Quindi ho moltissime rughe di espressione ma mi piacciono, fanno parte di me. Le guardo allo specchio e non ricordo come ero senza. Me le sono guadagnata, una a una e non intendo nasconderle o fargli la guerra per mandarle via. Ricordo mia nonna, aveva molte rughe e come me, ne andava molto fiera. All’epoca non la capivo, ero una bambina, ora si. Quelle dentro invece ormai sono rimarginate, non sanguinano più … ma ci sono stati momenti che facevano molto male e le sentivo una per una, come fossero solchi dentro di me. Ne ho persino una sul cuore; un piccolo collasso. Io amo la vita, anche con tutte le mie rughe. Bellissime foto, non so come tu riesca e spero tanto di imparare anche io, magari quando diventerò più grande e avrò qualche ruga in più ♥ Un bacino a tutti e tre e buona settimana

    1. Francesca P.

      23 novembre 2016 at 0:14

      Sono speciali i segni di chi ride… e di chi continua a farlo nonostante gli ostacoli! A me credo verranno le rughe sulla fronte per quanto penso e rifletto, senza sosta… 🙂
      Ogni cicatrice ci rende più sensibili e più profonde, perchè mica si dimenticano i motivi per cui le abbiamo, immagazziniamo ogni esperienza, sbagli compresi… la maturità è farne tesoro e mostrare tutto a testa alta, senza vergogna! “Io amo la vita” racchiude il senso del discorso… chi ama la vita cade ma si rialza, fatica e lotta, ma poi risorge, anche con più grinta! Non si arrende, ecco…
      Continua a sorridere, Terry… e a cuocere la frutta con le spezie! L’unione di pere, cannella, vaniglia e cardamomo chiama subito una confettura, sai? 🙂

  • Claudia

    25 novembre 2016 at 9:19

    Originalissima questa ricetta! Così semplice, ma così invitante! La proverò senz’altro, anche se ormai le giuggiole sono cadute tutte da queste parti…ne farò a meno,magari aggiungerò qualche chicco di melograno, a stemperare un po’ tutta questa infinita dolcezza.
    Io di cicatrici me ne sto facendo, più che altro, in quest’ultimo periodo, aspetto il momento in cui le guarderò ormai guarite, con una nuova forza. Arriverà.
    Un abbraccio!

    1. Francesca P.

      25 novembre 2016 at 12:51

      Io e le giuggiole ci eravamo conosciute l’autunno scorso e sono contenta di averle abbracciate di nuovo, anche solo per una volta! Il concetto vale anche per le amiche che non abitano qui, direi che a Natale o appena si può dobbiamo avere tra le mani una tazza di tisana (stavolta calda!) e del tempo per aggiornarci su tutto… voglio sapere bene di queste cicatrici, perchè meritano attenzione e ascolto…

  • Tatiana

    25 novembre 2016 at 11:03

    Chissà se con burro, miele e cannella si possono appianare anche le cicatrici dell’anima, quelle che non si vedono ma che talora bruciano molto di più e che per guarire richiedono una dose extra di cure intensive, perché sono quelle più profonde e che guariscono con più difficoltà, sarà perché c’è da scavarci tanto per raggiungerle? Io però penso che il profumo antico di burro, miele e cannella possano davvero fare del bene anche a ciò che pizzica nel profondo perché il burro ammorbidisce, il miele addolcisce e la cannella disinfetta, cosa volere di più? Magari si possono raggiungere, guarire e lasciare un piccolissimo spiraglio per entrarci e accarezzare in profondità, per trasmettere ancora tanto amore che le possa richiudere per sempre.
    Un abbraccio dolce Franci!

    1. Francesca P.

      25 novembre 2016 at 12:55

      Io credo che burro, miele e cannella possano fare molto, anzi, moltissimo… e non c’è medicina o disinfettante che tenga! Sono come un balsamo che cura, come una pozione magica, come un abbraccio che arriva al momento giusto e sarà per questo che non ne resto mai senza… e sono pronta a dare gli ingredienti alle paroliere che ne hanno bisogno, così possiamo farci tante mangiate di frutta cotta e al contempo medicare ogni ferita e tamponare ogni cicatrice… 🙂

  • Anna

    25 novembre 2016 at 12:38

    Che bel modo poetico di pensare alle cicatrici! Io ne ho due, una per ginocchio, fatte quando avevo 10 anni, le ho odiate tanto e per anni non ho portato una gonna..ora dopo 30 le guardo con affetto e ci rido su!
    Non oso immaginare il profumo della frutta al forno..anche Ulisse ne sembra incantato <3

    1. Francesca P.

      25 novembre 2016 at 13:01

      “Diventare grandi” significa cambiare il pensiero e il punto di vista anche per queste cose… e trasformare in punti di forza quelli che consideravamo dei difetti! E che ci rendono invece ancora più uniche e speciali… 😉
      Ulisse era talmente incantato che non ha pensato neanche a rubare una giuggiola con la zampina… 😀

  • Melania

    26 novembre 2016 at 17:12

    Non so Franci, quanto burro e miele possano disinfettare. Non so neppure, quanto possano lenire le cicatrici. E parlo, di quelle più in fondo. Quelle che pochi vedono e che certamente fanno molto più male.
    Però tra le righe oltre a maggior consapevolezza, leggo speranza…la speranza che tutto si supera. Anche quello che ci appare difficile, se non impossibile.
    E allora, voglio provarci anch’io. Voglio iniziare a curare le ferite così…accarezzarle piano, e trasformarle in punti di forza, anziché di debolezza.

    1. Francesca P.

      27 novembre 2016 at 19:53

      Secondo me, in quantità generose, possono fare tanto. E il resto, lo facciamo noi…
      Maggior consapevolezza… assolutamente sì, Melania. Me ne accorgo giorno dopo giorno. E sempre giorno dopo giorno va alimentata la speranza, che non voglio perdere. Che non va persa. Mai. Lo sai come funziona: crederci è il primo passo…
      Proviamoci, insieme. Se necessario, taglio altra frutta… e vedrai, anche la debolezza si scioglierà insieme al burro e al miele…

  • Ileana

    28 novembre 2016 at 16:31

    Ci appartengono, le cicatrici, così come ci appartengono le ombre.. ci arricchiscono, ci insegnano, ci ricordano chi siamo state, chi siamo oggi. Sfiorarle vuol dire ripercorrere, passo dopo passo, il percorso fatto fino ad ora…vuol dire sorridere, oggi, per quel dolore provato in passato, oppure abbassare lo sguardo perché è ancora troppo presto… e fa ancora male.
    Le cicatrici, in ogni caso, per me rimangono bellissime, come quelle delle mele…hanno solo bisogno di essere valorizzate…e tu hai trovato gli ingredienti giusti 🙂

  • Rebecka

    1 dicembre 2016 at 14:31

    Trenta mesi fa una cicatrice grossa come una voragine si faceva largo nel mio cuore, si apriva ancora, dopo averlo fatto decine di volte. Sopra e dentro, inesperti cuochi spargevano sale, pepe, peperoncino, ignari delle dosi, degli effetti. Lasciavano a briglia sciolta parole come lame di ghiaccio. Quel dolore che avevo provato altre volte, credevo mi avrebbe uccisa. Non credevo l’avrei superata quella che era più di una delusione, più di una perdita. Ma ora guardo con affetto quella cicatrice e ogni tanto metto un po’ di burro per ammorbidirla, la massaggio, la coccole e la rassicuro dicendole che mai più nessuno potrà affondarci nuovamente un’altra lama, per aprirla e rovistarla e lasciarla così, sanguinante, vittima di cattiveria e crudeltà.
    Sono sicura che perfino alla cicatrice che porto con orgoglio, piacerebbe fare un tuffo nella frutta cotta, che tanto mi riporta all’infanzia. Quando stavo male, nulla volevo oltre alle mele cotte in litri di sciroppo che nonna mi portava al capezzale, per farmi ingoiare le medicine, quelle cattive e amare, oppure solo per rinfrancarmi spirito e gola dalla febbre alta.
    Siamo sempre fiere delle nostre bellissime cicatrici che ci ricordano quanto intensamente abbiamo vissuto.
    Un abbraccio mia dolce Franci

    1. Francesca P.

      9 dicembre 2016 at 15:04

      Quella cicatrice, oggi, ti rende la donna che sei… senza non saresti la stessa e a volte, quando il tempo passa e il dolore si lascia alle spalle, riusciamo persino a ringraziare di aver vissuto tutto questo, perchè l’abbiamo attraversato e ora siamo più forti – e vive – che mai… “tutto quello che non ti uccide, ti rende più forte”, no? Hai trovato anche il modo migliore per medicarla, la ferita, gli ingredienti con cui facciamo i dolci hanno poteri miracolosi… in più tu sei una maghetta e ci metti anche del tuo! 😉
      Ti abbraccio anche io e sappi che adoro quando mi racconti di te…

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