IL GUSTO DEL SEMINARE

15 aprile 2018Francesca P.
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Ogni storia nascente, ogni progetto pensato, ogni sogno cullato, ogni cambiamento voluto è un seme dentro un vasetto, qualcosa di minuscolo che in sè racchiude tutto un potenziale.

Ha bisogno di pareti che cingono, di humus umido, di importanti accortezze e di uno sguardo vigile, per svilupparsi. Uno sguardo affettuoso, di quelli che si danno quando si vuole incoraggiare e proteggere. 

Il seme sente, se viene guardato. Seguito. Curato. Si accorge, se riceve acqua. Attenzioni. Presenza. Se viene amato o trascurato. Perchè siamo noi, a nutrirlo.

Seminare è pensare al presente, guardando al futuro. È voler mettere in un posto intimo e prezioso le cose che vogliamo trovare un domani. Più forti e più vitali.

È credere nel “diventare” e nel “divenire”, nella forza di un puntino inizialmente quasi invisibile, che però ce la farà. È affidare alla terra una speranza di crescita, un desiderio su cui si veglia, un segreto che vuole vedere la luce.

È darsi una possibilità, partendo dalle basi e dalla radice. È scommettere, crederci, provarci. E’ sfidare il vento e la pioggia, assicurando riparo a quello a cui teniamo e che abbiamo piantato apposta: per poi goderne, per viverlo, per assaporarlo. Per stringerlo, non solo con la mente.

Amo (il) seminare. Amo sia l’ampia gettata nel campo arato, sia il gesto di quando lo si fa in spazi piccoli e occorre scavare, con delicatezza. Amo il suo simbolismo e il suo valore metaforico. Amo la poesia della sua origine contadina. Amo chi non indossa i guanti e se le sporca, le mani, di Vita.

Amo la laison tra seminare e costruire. E anche quella tra seminare e cucinare: perchè, in fondo, ogni piatto si prepara e si porta a termine attraverso delle fasi. Attraverso l’impegno. Attraverso il darsi. Dall’inizio alla fine.

È stato bello passare dal grembiule da cucina a quello del giardinaggio. Ho zappettato bene il mio terriccio, ho sistemato i sassolini per il drenaggio, ho adagiato i semi, li ho coperti, li ho innaffiati. Ho aspettato e ho sbirciato, finchè i germogli sono spuntati. Il verde è apparso. Le foglie si sono (dis)tese.

Vi invito nel mio balcone che ha riaperto ufficialmente i battenti e vi mostro, con orgoglio… i miei vasetti.

Il gusto, il sapore e il piacere del seminare.

 

È eccitante. Sì. Affondare le mani in un sacco pieno di terra e riempire due vasi è eccitante. (…) questo piacere bambino, selvaggio, questa tentazione di affondare anche le gambe, la faccia, tutto, nella terra fresca. Fino a dimenticarsi di sè e ricordarsi così di un altro sè. (…)

“Vero che ce la farai?”, sussurro all’orecchio del vaso con i semi di peperoncino. “Ce la farai, vero?” E affondo ancora le mani nel sacco. Ancora. Ancora.

(Chiara Gamberale, “Per dieci minuti”)

 

VASETTI CON CRUMBLE DI MANDORLE E PISTACCHI, MOUSSE AL CIOCCOLATO FONDENTE E BIRRA SCURA E ERBE

Ingredienti per 4 persone

Per il crumble:

50 g di farina per dolci

20 g di farina di mandorle

20 g di farina di pistacchi

40 g di zucchero di canna

50 g di burro morbido

 

Per la mousse:

180 g di cioccolato fondente (al 50% o 70%)
80 ml di latte intero
250 ml di panna fresca
30 g di zucchero di canna
50 ml di birra scura
Erbe aromatiche (a piacere; per decorare)

 

Iniziate dal crumble: scaldate il forno a 180° C e rivestite la teglia di carta da forno. In una ciotola, mescolate le farine e lo zucchero, poi unite il burro, tagliato a pezzetti. Amalgamate gli ingredienti, con la punta delle dita, finchè il composto avrà una consistenza “a briciole” (scegliete spessore e grandezza delle briciole, secondo i vostri gusti). Adagiate e stendete le briciole sulla teglia e cuocete per circa 15-20 minuti, o finchè saranno dorate.

Per la mousse: tritate il cioccolato e mettetelo in una ciotola. Fate bollire il latte, insieme allo zucchero. Versate il latte bollente sul cioccolato tritato, lasciate riposare per un minuto e poi con un cucchiaio mescolate energicamente, per far sciogliere completamente il cioccolato: dovrete ottenere una crema liscia e omogenea. Tenete da parte, in frigorifero.
Montate la panna ben ferma e unitela poco alla volta al cioccolato, mescolate delicatamente dal basso verso l’alto. Unite poco alla volta anche la birra.

Assemblate i vasetti: mettete il crumble come base, poi aggiungete la mousse. Decorate, infine, con le erbe e con altro crumble (o pistacchi o mandorle tritate). Potete realizzare anche più strati, alternando crumble e mousse. Conservate la mousse in frigorifero, se non la mangiate subito.

* La ricetta della mousse al cioccolato e birra scura è tratta dal blog “La tarte maison” di Marina; è dalla scorsa primavera che sogno di fare dei dolci vasetti, da quando li vidi nel blog “Coccole alla panna” di Silvia

** Se come me siete amanti del crumble, potete raddoppiare le dosi di ogni ingrediente e conservare quello che avanza, per utilizzarlo in altri modi!

 

40 Comments

  • Emanuela Lupi

    15 aprile 2018 at 20:25

    Sono sola … prendo il vasetto più ricco di briciole tra i due più piccolini perchè io, adoro i crumble ..
    e ho avuto la tua stessa idea di raddoppiare le dosi…
    Piango pensando alla mia semina.. il mio semino che è stato interrato troppo sotto terra faceva fatica a ricevere la luce del sole, non riusciva a vederla, sentirne il calore… era in un terreno fangoso e franoso che non riusciva a trattenere l’acqua e quindi anche bere era difficile… il (m)IO semino… è stato difficile farlo germogliare, sai? ed ancora è debole, ha bisogno di maggior attenzione e cura ed è sempre a rischio …. sarà difficile farlo stare bene pienamente,ma lui si sente come il brutto anatroccolo che poi diventa cigno ed allora tiene duro, si spinge forte verso l’alto, affonda con intenzione le piccole radici nella terra cedevole e cerca altri appigli… per poter star su, ergersi, (RI)emergere..perchè si, ce la farà il piccolo semino a rimanere in vita… ce la farà…
    grazie Franci…
    non riesco mica a scrivere tanto sta sera sai…
    grazie davvero…
    un abbraccio… mentre innaffio i tuoi vasetti 😉
    possiamo triplicarla pure la dose, vero.. così per un po’ di croccantezza in più
    Manù

    1. Francesca P.

      15 aprile 2018 at 22:12

      I semi hanno la caratteristica di tutte le cose piccole e fragili: hanno forza. Più di quanto crediamo, perchè ne serve tanta per avere lo slancio di crescere e salire, salire, salire… fino a bucare la terra e farsi baciare dal sole. Lo so, non tutti ce la fanno… è una selezione naturale, ma chi lotta e non demorde sono certa che diventerà una piantina bellissima! Noi dobbiamo prendere esempio e coraggio da loro… e siamo anche un po’ come loro: vogliamo cura, attenzione, presenza… e così deve essere! Dagli altri, ma anche da noi stesse… e il tuo semino è in buone mani, Manu, perchè quelle mani sono… le tue. Sporche di terra, curiose, mobili, tenaci! Adesso i raggi tiepidi della primavera faranno bene… ai nostri vasetti, alla nostra pelle, a tutto ciò che raccoglieremo. E anche al crumble… così diventa ancora più dorato! Quanto mi piace… vada per la tripla dose, io lo mangio anche così, da solo! 🙂

  • Anna

    15 aprile 2018 at 21:22

    Confesso, questa sera, di aver pensato che tu stessi parlando non di un seme, bensì di un sogno 😉…
    Annunciando a noi che, come un seme protetto, cullato, e custodito, questo sogno, finalmente, prendeva vita…
    Hai la capacità di raccontare, ben oltre le parole che scrivi, ben oltre gli scatti che ci mostri…
    E hai la capacità di far parlare anche noi…

    Questa sera mi accomodo qua sotto, sotto a Manu, e ascolto anche le sue parole… e provo un senso di tenerezza per quel semino che ha lottato per vivere, e ora può guardare fiera ai suoi germogli…

    Un abbraccio, cara Francesca, e GRAZIE, per il tuo sguardo vigile e affettuoso, che non manca mai!
    Anna

    1. Francesca P.

      15 aprile 2018 at 22:24

      Anna, chissà, magari hai ragione… magari dentro la terra c’è davvero un sogno! 😉 Un sogno grande, un sogno da abbracciare, un sogno che aspetta il suo momento… non gli faccio mai mancare l’acqua, voglio che cresca bene e senta quanto ci credo… e ci spero. Ma vale per tutti noi, no? Pensiamo che i sogni abitino nei cassetti, ma invece quanti ce ne sono sotto la terra, che vogliono bere la luce e mettere radici… e dopo la lotta, quanto è bello godersi la Vita?
      Nel balcone ho il mio angolo all’ombra e anzi, se vuoi affidarmi un vasetto, saprò vigilare anche su di lui… 🙂
      Grazie a te… perchè i nostri occhi si toccano, oltre le parole e oltre lo schermo.

  • Cristina

    15 aprile 2018 at 21:40

    Seminare è anche costruire, avendo la pazienza di aspettare e vedere se il sogno, o, più prosaicamente, il progetto, si realizzerà come lo avevamo pensato o se ci stupirà nel suo essere anche più bello. Piantare un seme e aspettare che germogli è un esercizio di pazienza nel quale anch’io, prima o poi, dovrò cimentarmi!
    E visto che stasera sono in fase prosaica: sai qual è il mio dolce preferito e il mio cavallo di battaglia per gli ospiti? Il crumble di mele! Adoro il mix perfetto tra morbidezza e croccantezza, tra frutta e biscotto, è un dolce stupendo e, anche se nasce da una tradizione povera, lo ritengo il re dei dessert 🙂
    Buona settimana Francesca <3

    1. Francesca P.

      15 aprile 2018 at 22:30

      Cri, sto ridendo… sai cosa c’è in forno proprio adesso? Tre cocotte con crumble di mele, ahaha! Mi erano avanzate le briciole e… ho la tua stessa passione! Non ho avuto un attimo di esitazione quando ho dovuto scegliere come impiegarle… 🙂 Adesso sappiamo quale sarà il prossimo dolce in comune che prenderemo!
      Ti consiglio di seminare quanto prima, di fare questa esperienza, di provare l’attesa, la curiosità e la gioia, giorno dopo giorno, controllando quei vasetti… dà eccitazione, quando vedi spuntare i primi millimetri di verde! Ti ho parlato del mio amore per la campagna, se avessi un orto credo che sarei lì quasi tutta la giornata!
      Buona settimana a te, avremo modo di sentirci altrove! 🙂

  • Chiara

    15 aprile 2018 at 23:08

    sarò ancora più sintetica del solito ma in tema….Ho seminato, ho innaffiato e adesso sto aspettando che faccia capolino dalla terra. Nell’attesa mi metto comoda e mi gusto un tuo crumble, me lo sono meritato, a presto, un abbraccio

    1. Francesca P.

      16 aprile 2018 at 11:48

      Questa fase assomiglia a quella dei lievitati o delle torte che sono in forno, quando sbirciamo dal vetro per vedere come procede… 🙂 Spero che le tue piantine non ci metteranno molto a far capolino, ma scorta di crumble ne abbiamo!

  • Alice

    15 aprile 2018 at 23:19

    Dopo il gelo e la neve di quest’inverno il mio terrazzo era a dir poco disastrato e così anch’io ho seminato e ripiantato, adoro fare spesa dal vivaio, riempire la macchina di piante, piantine e semini vari e poi arrivare a casa e infilare i guanti e mettermi a lavoro …mi risento un pò bimba con la paletta e il rastrello!
    Aspetto ora con ansia i germogli o i primi fiori intanto nell’attesa e nella speranza che finalmente il tempo si stabilizzi in una tiepida e assolata primavera, gusto molto volentieri questa deliziosa mousse , in cui mi intriga molto l’utilizzo della birra.
    ti abbraccio e ti auguro una buona settimana
    baci
    Alice

    1. Francesca P.

      16 aprile 2018 at 14:11

      Anche qui la neve ha fatto danni e ho dovuto sostituire delle piante, che non sono sopravvissute… anche per questo adesso c’è fermento, perchè il nuovo sta nascendo ed è stato un po’ un ricominciare da capo, no? Capisco bene la sensazione del tornare bambina, io uso un mini rastrello per zappettare e davvero mi sembra di essere sulla spiaggia o di giocare… 🙂
      Quando vidi questa mousse nel blog di Marina, l’uso della birra ha intrigato molto anche me… e adesso che ho sperimentato, posso dirti che il retrogusto un po’ amarognolo si sposa bene con il cioccolato e con il crumble, che di dolcezza ne ha in abbondanza!
      Grazie, un abbraccio a te!

  • Anonimo

    15 aprile 2018 at 23:56

    Stavolta, mi accomodo in anticipo al tuo bistrot che è da un pezzo che manco. Vista l’ora tarda, e lontana da occhi indiscreti, me ne starò qui, tutta tranquilla, a sbirciare i tuoi sorrisi e le tue parole. Me ne starò qui a vegliare questi piccoli germogli e ad attendere un tempo fatto di lentezza. Ed è proprio il tempo a farti capire quanto seminare nel presente non equivalga solo a raccogliere nel futuro, ma ad accarezzare la rinascita, la scoperta, l’attesa. È qualcosa che ripaga. Dalle tempeste, dai venti forti, dal sole che non irradia di luce le cose.
    La pazienza dell’attesa ha il dono di portare lontano. Ben oltre a occhi che sanno guardare.
    Li ricordo i vasetti di Silvia e mi erano piaciuti un sacco. Tu in questa tua versione ne hai ridato vita.

  • Melania

    15 aprile 2018 at 23:57

    E niente, si firma anonimo ma sono io Fra!

    1. Francesca P.

      16 aprile 2018 at 14:18

      Sei arrivata nell’ora giusta, quando il buio è avvolgente come la mousse e si può affondare il cucchiaio nella sua profondità… e in quella del vasetto! Non so se concordi, ma io adoro mangiare dolci di notte… 😀
      Accarezzare la rinascita significa sentire che dentro di noi ci sono dei semi… che sono lì, che li abbiamo messi, che vogliamo tenerli in vita, che ci piace immaginare che piantine diventeranno… e diventeremo! Più tempeste si affrontano, più si capisce come difendersi, come agire e reagire… i semi che resistono al brutto tempo sono quelli che poi sorridono di più e si godono pienamente il tepore, la luce, la stagione leggera… 🙂

  • Anonimo

    16 aprile 2018 at 8:37

    Entro in punta di piedi nel tuo tuo giardino, rapita da quelle piccole foglioline verdi di timo limone che tanto mi sono care. Entro piano, ma mi faccio sentire lo stesso, cosí i semini sapranno che ci sono, che in qualche modo partecipo. Proprio ieri terminavo di leggere un libro e mi sono soffermata su alcune parole che ho letto e riletto, il riassunto dice che quando vogliamo bene ad una persona non dobbiamo mai trascurarla, altrimenti i fiori appassiscono. Ed é metaforicamente un riallacciarsi al significato di questi vasetti, che poi in fondo li abbiamo tutti i nostri da curare. Il mio ha bisogno di un sacco di cure, da solo mi sa che non riesce tanto bene a capire che qualcuno se ne prende cura, perché a volte io me ne dimentico. Ma seminare è un bel gesto e sai che ti dico? Il prossimo weekend proverò a mettere le mani nella terra, affondarle nel terriccio umido e metterci dei semini, forse prendermi cura di quelli sul balcone mi servirà di riflesso a prendermi cura anche di me. Che golosità strepitosa questi vasetti, affondare il cucchiaio in verticale deve essere un bel piacere! Buona settimana!

  • Silvia

    16 aprile 2018 at 8:38

    Niente…Non ce la posso fare a ricordarmi di compilare i campi!! Sono sempre io però l’anonimo di turno 😁

    1. Francesca P.

      16 aprile 2018 at 14:27

      Silvia… ma hai visto gli asterischi alla fine della ricetta? 😉 Se questi vasetti sono qui, è perchè rincorro da 1 anno i tuoi… ti avevo detto che avrei creato una mia versione e sono stata di parola! Certo, un po’ in ritardo, ma a volte alcuni semi ci mettono più tempo a crescere… 😛 Aspettavo il ritorno della primavera, del risveglio del balcone, della vogliadifare che in questo periodo si muove in me… andare dal vivaio, comprare semi, nuove piante ed erbe aromatiche, sistemando tutto, è uno degli appuntamenti di fine marzo/aprile che più amo!
      Seminare ha un significato metaforico bellissimo e insegna l’arte del prendersi cura, del dedicarsi a qualcosa, del preoccuparsi, del tenerci… e certo, in primis dobbiamo farlo con noi stesse! Ogni forma di vita ha bisogno d’acqua e di sguardi attenti… o meglio, a voler riassumere in un’unica parola che comprende tutto il concetto, d’amore! Si inizia (o si ri-inizia) sempre da qui: dalle basi, dal semino, dalla terra che promette, dalla pazienza, dal crederci, dal vegliare… con amore, appunto. Esiste altro modo per non far morire le cose e alimentarle? Secondo me no… 🙂

      1. Silvia

        16 aprile 2018 at 18:17

        Oh mamma!! Mi erano sfuggiti gli asterischi!! Perdonami! Che bello, io me lo ricordavo che ti erano piaciuti quei vasetti lì e vedere questa tua versione è altrettanto bello! Un abbraccio

        1. Francesca P.

          16 aprile 2018 at 19:45

          Ci sono io apposta, a segnalarli! 😀 Ci tenevo che vedessi il filo di zolle di terra, seminate da te a me, per 365 giorni… 🙂

          1. Silvia

            22 aprile 2018 at 20:59

            Gli asterischi 😍 è un caso…però pensa che bello! Richiami inconsapevoli!

  • Ipasticciditerry

    16 aprile 2018 at 9:06

    Sono molto carini e di sicuro deliziosi i tuoi vasetti. Sembrano davvero dei vasetti con i semini appena germogliati. Anche a me piace seminare piccoli semi o piantine minuscole e poi prenderne cura, aspettando che crescano, sotto il mio sguardo. E certo, in cucina il concetto è il medesimo, soprattutto nei lievitati. Tu impasti acqua, farina e poco altro e poi guardi e aspetti, che tutto cresca. Buona settimana dolce Fra, una carezza a chi sai tu.

    1. Francesca P.

      16 aprile 2018 at 14:37

      Grazie, Terry! Mi diverto tanto a usare i vasetti o i barattoli per certi impiattamenti, il vetro trasparente permette di giocare con gli strati e i colori, per me è uno spasso! 🙂
      Non avevo dubbi, che fossi anche tu una premurosa “seminatrice”… è nel dna di alcune persone, si capisce dal modo di approcciarsi alle cose, alle persone, alla vita e anche alle ricette! Il pollice verde me l’ha trasmesso mia madre, la mia indole felina che scava scava scava ha fatto il resto… 🙂
      Aspettare che tutto cresca… esatto, è così, la saggezza dell’età fa capire proprio questo! Lo devo dire anche a Tarallino, che è ancora cucciolo, ehehe!

  • Sara

    16 aprile 2018 at 14:50

    É la forza della vita..il seme che seppur minuscolo trova la forza di spaccare la terra, attratto dalla luce e il calore del sole… Per poi sbocciare in tutto il suo splendore…
    Non mi stancherò mai di ripeterti
    che adoro leggere ciò scrivi, sembra che sbirci nel mio cuore e usi il tuo inchiostro per esprimere quello che io non so fare… Grazie ♡

    1. Francesca P.

      16 aprile 2018 at 19:41

      Sì, una forza che vince su tutto e che non dobbiamo mai dimenticare che esiste… nei semi e in noi! La primavera arriva anche per questo, come promemoria… 🙂
      Sono contenta di intercettare anche gli stati d’animo o i pensieri altrui attraverso i miei, è la magia della condivisione e del sentire affine, il piccolo grande miracolo delle parole, il motivo per cui le amo, le venero e non potrei farne a meno… come del crumble! 🙂
      Grazie a te e auguri, dato il giorno di festa!

  • m4ry

    16 aprile 2018 at 21:12

    Sai cosa faccio io ultimamente? Parlo al mio melograno…gli vado vicino, gli accarezzo il tronco e gli dico: “dai…dai che ce la fai”. Ha sofferto tanto a causa di quella nevicata, te lo avevo detto, ma ora, pian piano, sta ritrovando le forze. Anche se a rilento, si sta riempiendo di foglioline nuove e di germogli. E’ un combattente, proprio come noi. E’ buffo…sembra tutto spelacchiato, eppure è vivo. Vuole vivere. Vuole stare bene. Alcuni rami sono verdi e fitti e altri no. Mi fa tenerezza. Come certe volte mi faccio tenerezza io, quando mi incarto nei miei pensieri…quando a dispetto di tutto e tutti, credo nel “diventare” e nel “divenire” e spingo quei semini nella terra…giù in fondo, perché so che prima o poi, nascerà un fiore. E’ che il mio ottimismo mi piace…forse è la mia forza. Ecco, ora ci affonderei il mio cucchiaino in questi vasetti, e mi metterei a pescare tutto il buono che c’è 🙂

    1. Francesca P.

      17 aprile 2018 at 20:28

      Ti immagino davvero parlare al melograno, avvicinarti piano a lui, entrare in empatia con la sua lotta – e vittoria! – sull’inverno e infondergli coraggio, forza, speranza… cose che pulsano nelle sue vene insieme alla clorofilla e anche nelle nostre! Noi tifiamo per i semi, per le piccole cose che meritano di r-esistere, che si piegano ma non si spezzano… e quei suoi germogli sono la prova che quando la fibra e la tempra interna sono forti, ce la si fa! “Non mi avete fatto niente, non mi avete tolto niente, questa è la mia vita che va avanti”, cantano così anche i suoi rami, no? 😉
      Tenerezza e ottimismo, un bel binomio! Tutto nello stesso animo, tutto nello stesso vasetto… la parte morbida e croccante, quella chiara e quella scura, quella dolce e quella più pungente… il cibo come al solito rispecchia bene la natura umana! E quando è buona, uh come si sente… 🙂

  • Marina

    16 aprile 2018 at 21:18

    Se il balcone apre al pubblico mi ci sistemo volentieri, con uno di questi vasetti in mano.
    Che brava che sei, hai saputo tramutare un semplice dolce in un vero e proprio dessert con questo crumble croccante. E che dire del fatto che ricordi proprio un piccolo vaso con i suoi germogli?!
    Grazie di cuore per la citazione <3

    1. Francesca P.

      17 aprile 2018 at 20:33

      Marina, la citazione era doverosa! Volevo provare la mousse da tempo e come sai non è la prima volta che pesco dalle tue ricette idee che mi solleticano e gusti comuni… 🙂 Ero curiosa di vedere come la birra si sarebbe sposata al cioccolato e devo dire che lascia il suo segno, non invasivo ma particolare… quindi, grazie a te per aver acceso la lampadina della curiosità! Per l’aggiunta del crumble ha parlato il cuore, per quanto lo amo… o forse direttamente la pancia 🙂

  • zia Consu

    16 aprile 2018 at 21:34

    Seminare e aver cura del germoglio che nasce fino allo sviluppo della pianta, è un rispetto per la vita. I tuoi vasetti golosi sono un inno alla rinascita della primavera con i suoi colori e le sue tenere aspettative.
    Buona settimana <3<3

    1. Francesca P.

      17 aprile 2018 at 20:39

      Consu, la primavera mi sta ispirando parecchio, lavori in balcone e in cucina… sono molto operativa! 🙂 Tu invece stai avendo cura del tuo germoglio speciale, anzi specialissimo… il più speciale che c’è! Spero che possa gradire anche lui un vasetto… 😀

  • Serena

    16 aprile 2018 at 23:30

    Questi vassetti sono una poesia, perfetti per interpretare la primavera e il suo risveglio della natura. Mi piace il concetto di “seminare” come pensiero del presente che tuttavia guarda al futuro. Io gusterei volentieri un bicchierino lasciandomi inspirare progetti futuri. Un abbraccio

    1. Francesca P.

      17 aprile 2018 at 21:01

      Serena, ti ringrazio! Sono appassionata di piante e giardinaggio, per 8 anni ho abitato in una casa con il terrazzo e adesso quello spazio mi manca! Mi arrangio come posso nel piccolo balcone che ho e sfrutto al massimo i davanzali a disposizione… 🙂 Unire vita e cucina è un’altra passione, quindi un omaggio “in verde” è venuto naturale, fondere i confini e avvicinare due mondi che hanno parecchio da condividere! E vegliamo su quei progetti, giorno dopo giorno… 🙂

  • Elena

    17 aprile 2018 at 22:50

    Ahhh come mi piace questo argomento…. Il seminare… mi ricordo la risposta che Don Filippo mi diede quando mi “lamentavo” di alcuni comportamenti dei miei figli che non erano in sintonia con il mio modo di pensare… “Tu continua a seminare, non sai quando e cosa raccogli, ma devi continuare a seminare… ” e così ho fatto.
    Ho seminato nei giorni scorsi barbabietole e insalate, margherite e garofani e tutto sta germogliando… Ho seminato in questi anni tante ricette e ora qualcosina sto raccogliendo, tanti piccoli germogli che pian piano cresceranno…
    Questi vasetti sono davvero ingegnosi e molto molto pericoli, a me non ne basta mica uno sai?
    Un bacio grande e buona serata!

    1. Francesca P.

      22 aprile 2018 at 12:57

      La semina implica non solo pazienza, ma anche fiducia… e non bisogna scoraggiarsi se il germoglio non spunta subito dalla terra, non dobbiamo temere il peggio, ma anzi, vegliare e continuare a credere nella sua forza! Tanti traguardi e tante cose belle, per me, si raggiungono proprio così… e sono certa che mangerai insalate a km 0, verdi e sane, così come avrai il piacere di veder crescere le barbabietole e sembrerà una specie di miracolo! 🙂
      Quanto alle ricette, i nostri blog sono come delle serre o degli orti, coltiviamo, concimiamo, curiamo, alimentiamo e… ecco il nostro raccolto, di cui essere fiere!

  • saltandoinpadella

    18 aprile 2018 at 22:12

    Seminare…a volte faticoso, richiede dedizione e tanto amore. Ma poi quanto è bello raccogliere i frutti della semina. E che soddisfazione vedere i piccoli germogli spuntare e farsi largo nella vita. Delicati ma anche determinati. Non si dovrebbe mai smettere di seminare. Questa mousse alla birra ha seminato in me il piccolo semino della curiosità

    1. Francesca P.

      22 aprile 2018 at 13:01

      Elena, sì, dedizione e amore sono ingredienti di cui non si può fare meno… quando impastiamo, quando seminiamo, quando nella vita vogliamo esaudire i nostri desideri! Ed è proprio il pensiero della raccolta futura che ci sprona a farlo, a crederci e a trovare il lato buono dell’attesa, anche quando è lunga…
      Questa mousse mi aspettava da 1 anno, spero che tu possa provarla prima, perchè merita… credimi! La birra stupisce nei dolci, d’altronde la torta alla Guinness è un grande classico e possiamo seminare tante nuove idee!

  • Simo

    19 aprile 2018 at 21:54

    …sembrano dei vasetti veri, deliziosi e teneri.
    Seminare…che fatica far crescere ben bene le nostre piantine..ma poi: che soddisfazione!
    Un bacio, purtroppo sono di corsa e di poche parole in questi giorni <3
    Ti abbraccio amica bella

    1. Francesca P.

      22 aprile 2018 at 13:03

      Simo, avevo in testa questa idea dei vasetti da tempo… mancava solo l’ispirazione finale che completasse il pensiero e desse davvero vita… alla mia piantina! 🙂 La soddisfazione c’è, come c’è in tutto ciò che culliamo, vogliamo, curiamo e prende forma…
      Un abbraccio a te, che adesso, dopo il compleanno dei 50, hai tanti vasi nuovi da riempire! 🙂

  • Mile

    20 aprile 2018 at 22:48

    Io trovo eccezionale la tua capacità di volare tra le parole, la cucina, sogni e realtà. Cuci coperte che scaldano, luce che illumina.
    Notte Francesca

    1. Francesca P.

      22 aprile 2018 at 13:06

      Milena, io trovo bellissimo che esista chi “capta” e capisce certe cose… chi le sente, chi le nota, chi le sa cogliere. E vedere. Sogni e realtà hanno un cielo così spazioso da attraversare… quanti voli con ali di carta, o di farfalla, quanta gioia nel planare! 🙂
      Grazie, davvero!

  • Manuela

    23 aprile 2018 at 15:07

    C’è un legame fortissimo tra seminare e costruire, nessuno e lo dico NESSUNO (a voce alta, ben scandita) come la natura conosce il vero significato di questo legame.
    Il seme rimane sotto terra al freddo, cresce solo quando sente il giusto calore sulla pelle; la metamorfosi del fiore in frutto mi affascina ancora come nei primi anni d’infanzia, lì è un po’ rinchiuso il nostro modo di crescere e rigenerarci, è un ciclo, come spesso lo sono certi periodi della vita. Ogni tassello fa parte di un piano più ampio e perderne uno significa ritrovarsi con piante zoppicanti, progetti senza radici.
    Questi vasetti mi ricordano i disegni che facevo sui quaderni dell’università quando rappresentavo i profili “pedologici”: stratificati, ognuno con una consistenza diversa, ma necessaria…sono solo più belli 😉
    E vien voglia di affondare le paletta! 😀

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