NON UN TIRAMISÙ COME UN ALTRO

4 febbraio 2018Francesca P.
Blog post

Come prima cosa penso alla base, importante perchè sorregge tutto quello che sarà aggiunto sopra: una base morbida ma resistente, come un buon materasso; una base accogliente ma sicura, come una mano aperta; una base da cui partire affidabile, come il calcestruzzo necessario per le fondamenta. 

Prendo i savoiardi, che con la loro forma allungata trasmettono solidità. Li bagno nel caffè, appena quel tanto che basta per renderli più teneri, come cuori duri solo in apparenza, per difesa.

Passo allo step successivo: distribuisco la crema, con cura, riempiendo gli spazi laterali e livellando la superficie. La faccio attecchire bene, come fosse malta: deve solidificarsi, deve (ri)coprire. Deve proteggere.

Metto altri savoiardi, altri mattoni per rinforzare il muro. Non deve essere troppo alto: voglio vedere oltre, sporgendomi in punta di piedi. Voglio poterlo scavalcare, come un gatto che passeggia curioso negli altri giardini. Voglio camminarci sopra, in equilibrio, sapendo che se cado non mi farò male.

E adesso preparo un altro strato, che ha un valore particolare: è quello che colora, che tinge, che fa la differenza, che desta sorpresa e forse spiazza persino un po’. Ma che dà un gusto nuovo. Anzi, “il” gusto nuovo. Quello che si capisce quanto è buono solo quando si assaggia. Solo se si ha il-coraggio-di.

A questo punto serve il cacao, la polvere magica. Qualcosa di leggero, che va a posarsi su ciò che è compatto e corposo. Che va a stendersi, con garbo, senza pesare. Ma la sua presenza conta, abbellisce e intensifica. Come quando si dorme vicini, attaccati, tutta la notte.

E così ancora e ancora, strato dopo strato. Finchè va. Finchè si vuole costruire. Finchè si immagina il cucchiaino che affonderà nel soffice.

Finchè si sentirà un sapore rotondo, avvolgente, per nulla scontato.

Non un sapore come un altro.

Non un tiramisù come un altro.

 

TIRAMISÙ ALLA BARBABIETOLA

 

1-2 barbabietole cotte (circa 150 g) + il loro succo

Succo di barbabietola (q.b.)

200 g di mascarpone

Savoiardi (a piacere)

90 g di zucchero a velo

Caffè (a piacere)

Cacao in polvere (a piacere)

200 ml di panna liquida

1 cucchiaino di zucchero

 

Frullate bene le barbabietole.

Montate la panna con lo zucchero.

Sbattete il mascarpone con il succo delle barbabietole e lo zucchero a velo setacciato. Incorporate delicatamente il composto con la panna precedentemente montata.

Preparate il caffè e versatelo in un piatto fondo. Inzuppate velocemente i savoiardi, uno alla volta, distribuendoli nel fondo di una pirofila (o in vasetti o coppette, come preferite). Stendete uno strato di crema e ripetete l’operazione con i biscotti inzuppati. Procedete poi uno strato di purea di barbabietola e cospargete con il cacao. Completate con uno strato di crema.

Mettete in frigorifero per qualche ora, prima di servire, spolverando la superficie con il cacao.

 

*La ricetta è tratta dal libro “Torte di verdure” di Lene Knudsen (Guido Tommasi Editore), che mi ha regalato un’amica che mi conosce e mi sa: Manuela (Con le mani in pasta)

**La ricetta originale prevede l’uso di 2 tuorli, da mettere nella crema di mascarpone, che io ho omesso.

 

47 Comments

  • Silvia

    4 febbraio 2018 at 20:27

    Che bella associazione hai tirato fuori oggi! Costruire strato dopo strato, riempire gli spazi vuoti, ammorbidire ció che in apparenza ha una scorza più dura, dare al tutto una solidità e allo stesso tempo però contare su qualcosa su cui potersi appoggiare, o sporgere, per guardare più in là. Dare un colore nuovo, come un atto di coraggio, perché solo chi osa potrà scoprire; magari porgere una coppetta a qualcuno, invitandolo a fidarsi di ciò che ancora non si conosce. Io sarei proprio curiosa di provare questo connubio! È un tiramisù e lui è il re del saper coccolare quando ci vuole…Io ho un cucchiaino già pronto, che dici, resisto? Nooo 😊

    1. Francesca P.

      5 febbraio 2018 at 0:06

      Silvia, hai colto bene il senso di questa “costruzione”! Non preparavo da tanto il tiramisù… per quanto adori la versione classica, in questo periodo di cambiamenti, ispirazioni nuove e suggestioni nordiche, potevo non prendere una strada sconosciuta e quindi stimolante? Come la risposta alla tua domanda… nooooo! 🙂 Mai resistere davanti a ciò che incuriosisce, tenta e solletica curiosità…
      Secondo me, questa crema rosa/viola ti piacerebbe e vuoi sapere quando e dove mi è arrivato tra le mani il libro da cui ho preso la ricetta? Era il primo weekend di dicembre, a Milano c’era aria di neve e si indossavano piumini e cappucci… 😉

  • Anna

    4 febbraio 2018 at 23:06

    Io e il tiramisù, coppia affiatata…
    Ricetta classica (con la sola eccezione dei Pavesini a sostituire i savoiardi), risultato perfetto per un dolce “sicuro”. Ricetta consolidata, tramandata da generazione in generazione…
    Ne conosco a memoria le dosi, e i gesti.
    Eppure, solo questa sera li guardo e immagino con i tuoi occhi.
    E, la prossima volta che mi butterò sul tiramisù, sorriderò tutto il tempo… Penserò di essere un muratore che innalza un muro e spalma malta 😀!!!

    Per il momento, mi accontento di prendere matita e righello e sottolineo frasi. Che non sono (più) solo tue, mi piace pensare che siano nostre…
    “Come cuori duri solo in apparenza, per difesa. Voglio camminarci sopra, in equilibrio, sapendo che se cado non mi faccio male. Solo se-si-ha-il-coraggio-di.”
    Potrei scriverlo io, un libro, con le tue parole…

    Buona settimana, e chissà, cara Francesca, che tu non mi abbia convinta ad imparare una nuova ricetta…
    Certo, mi devo fidare di te, l’ingrediente sorpresa richiede proprio un atto di fiducia…
    A presto!
    Anna

    1. Francesca P.

      5 febbraio 2018 at 0:18

      Cara Anna, condividiamo anche la (grande) passione per questo dolce, dunque… vedi, se non fosse stato per questo “esperimento” in viola, non lo avremmo scoperto! Mi piacerebbe tanto assaggiare il tuo tiramisù, lo mangerei anche ad occhi chiusi, senza chiederti nulla, fidandomi al 100%. So, sento che tu ricambieresti e ti lasceresti spettinare un po’ dal vento “audace” che soffia qui, con esiti imprevisti e piacevoli… così da farti conquistare da un sapore nuovo e inedito, molto più delicato di quello che forse immagini… garantisco io, mi sono sporcata le mani di succo di barbabietola per prima, per provare, con gioia… 🙂 E se la ricetta ti convincerà, la scriviamo tra le pagine di quel libro che non esiste su carta ma nella nostra mente ha già vari capitoli…
      La fiducia è rara, frangibile, preziosissima. Ma caldissima e bellissima, quando trova le mani giuste…

  • Manuela

    5 febbraio 2018 at 9:10

    Mancavo da un po’, perchè lo sai, non c’è bisogno di spiegare quando le parole sembrano svanire via così, ma in fondo noi le parole non le abbiamo mai perse in questo periodo, quindi posso approfittarne per riprendere il via da qui e tuffarmi dentro il tuo tiramisù?
    Dovrai per forza raccontarmi a voce il sapore, che anch’io fatico a immaginare 🙂
    Queste ricette cercavano una persona “coraggiosa” che le sapesse reinterpretare, qualcuno capace di rischiare… sapevo che tu saresti stata la persona giusta 😉

    1. Francesca P.

      5 febbraio 2018 at 12:38

      Le parole ci hanno sempre accompagnato, da quando ci conosciamo… e nell’ultimo periodo si sono anche intensificate, perchè può sembrare strano, quasi un controsenso, ma a volte è proprio quando si perdono che sono di più… 🙂
      Sono felice che mi abbia lanciato una sfida, regalandomi questo libro… come vedi, l’ho accolta non solo con piacere, ma anche subito! E senza esitazione… semmai, l’unica indecisione era a quale ricetta dare la precedenza! Ne avevo 3 in cima alla lista della curiosità più urgente, ma ha vinto (guarda caso!) il colpo di fulmine, quella che immediatamente mi ha conquistata, in modo istintivo… le aspettative non sono state deluse, anzi, ho scoperto che la barbabietola sa essere gentile e non prevarica, rispetta gli altri ingredienti e sa esserci, decisa ma discreta… incide ma non condiziona, lascia il segno ma non ruba la scena! Sono tutti motivi per amarla e sentirla affine, no? 😉

  • Annalisa

    5 febbraio 2018 at 10:28

    Non ho mai provato la barbabietola nei dolci anche se so si sposa benissimo con il cioccolato ma questo tiramisù pare davvero speciale e sicuramente il colore invoglia tantissimo all’assaggio senza se e senza ma!
    A presto! 🙂

    1. Francesca P.

      5 febbraio 2018 at 12:51

      Io ho debuttato con un lievitato, qualche anno fa… e ho da parte anche la ricetta di una torta e di un pane! Spero non si siano offese, se è arrivato il tiramisù e ha ribaltato la classifica e il turno! 😛 Ero curiosissima di sapere come sarebbe stata questa “strana coppia” e beh… bisogna dare fiducia agli azzardi e alle cose che sembrano lontane, ma solo in apparenza! Senza se e senza ma, ben detto! 🙂

  • Serena

    5 febbraio 2018 at 12:38

    Ma che bella idea Francesca, con la barbabietola ho fatto una torta veg al cioccolato spettacolare per cui mi viene da pensare che anche il tiramisù meriti un assaggio. Adoro la presentazione in the jar 😉 Buon inizio settimana <3

    1. Francesca P.

      5 febbraio 2018 at 12:54

      Sì, Serena, lo merita assolutamente! Ho testato e approvato, se no non avrei pubblicato la ricetta… è qui proprio per solleticare voglie, curiosità e quel coraggio che dà più sapore a tutto! 😉
      Grazie mille e… anch’io ho un debole per i vasetti!

  • Simo

    5 febbraio 2018 at 13:07

    ma daiiiiii…questo è davvero intrigante!
    Ho scoperto da pochissimo la barbabietola nei dolci, ma l’idea di farci un tiramisù proprio non mi aveva neppure sfiorata…tu sei unica, ti è venuto uno spettacolo.
    Ti abbraccio forte amica cara

    1. Francesca P.

      5 febbraio 2018 at 13:24

      Simo, diciamo che sono temeraria, mi piacciono le scoperte e gli azzardi, tutto ciò che non conosco e che stimola domande la cui risposta si ottiene solo con l’azione pratica e concreta… toccare con mano, ecco… o con posata, in certi casi! 😀 Buon approccio dolce con la barbabietola, tutto sta nel familiarizzare…
      Grazie, un abbraccio a te! :*

  • Greg

    5 febbraio 2018 at 13:42

    Verrebbe da citarti per Omissiione di Tuorli! Ma anche per uso improprio di quellaspeciedituberochedapochesoddisfazioni salvo per il ripieno dei tortelli, forse:) Chissà nel tiramisù…

    1. Francesca P.

      5 febbraio 2018 at 18:11

      Greg, come puoi svalutare un prodotto della natura così bello? Tondo, con un colore stupendo, un sapore originale che si sa distinguere e una versalità che spazia dal dolce al salato, che non appartiene di certo a tutti… hai lasciato un commento da maschio e il vasetto lo finisco tutto io! 😛

  • Tatiana

    5 febbraio 2018 at 14:31

    E’ giusto sperimentare, soprattutto se ti lanci nell’uso di un ingrediente tipicamente nordico, un ingrediente difficile (che però anch’io ho usato nella preparazione dei muffins), un ingrediente essenziale in questa nuova corrente hygge (a quando la panna acida?), corrente che fa parte anche della mia vita, ora più che mai, ora che sto cercando di costruire una casetta nuova con dominio indipendente, progetto frenato da un provvidenziale guasto del pc (mica può andare tutto liscio…), ma che forse, vista la voglia di cambiamento, verrà anch’esso sostituito da qualcosa di più efficiente e professionale. Insomma, anche qui si costruisce alla grande, chi erige muretti di savoiardi e chi nuovi domini…
    Un abbraccio!

    1. Francesca P.

      5 febbraio 2018 at 18:23

      Tatiana, ormai vado incontro sempre di più al nordico, in modo anche inconscio… sfoglio tutto un libro e dove mi vengono gli occhi a cuore? 🙂 Barbabietola e panna acida dialogano bene insieme, potrebbe essere il connubio per una torta da credenza futura… e, comunque, la panna acida ha da tempo il suo spazietto nel frigorifero, la sua nicchia dove spesso e volentieri metto anche il salmone affumicato e l’aneto!
      Immagino conoscerei la bellissima canzone di Fabi “Costruire”… l’avevo anche citata in un post vecchio, torna sempre utile, ha parole costantemente attuali… è la colonna sonora di ogni nuovo muretto, di ogni periodo in cui indossiamo tuta e cappello di carta e ci mettiamo all’opera… il tuo dominio e il blog mattone dopo mattone prenderanno vita, mescola bene la calce, usa la spatola con cura e spero mi mostrerai presto! 🙂

  • Alice

    5 febbraio 2018 at 15:21

    Ma sai che avevo pensato proprio alla barbabietola?! Io lo assaggerei volentieri, sai che non pongo limiti al gusto…soprattutto se si tratta di dolci ☺
    Una bellissima descrizione…ora non resta che affondarci il cucchiaio!

    1. Francesca P.

      5 febbraio 2018 at 18:26

      Alice, hai occhio attento ed esperienza sul campo… 😉 So che tu sperimenti e ami quanto me “lo famo strano”, ahaha, quindi non ti porgo solo il cucchiaio ma l’intero vasetto, è tutto tuo! O forse vuoi direttamente la teglia? 😀

  • lorenza

    5 febbraio 2018 at 15:23

    Il tuo tiramisù è sicuramente eccezionale!!
    lo voglio provare!

    1. Francesca P.

      5 febbraio 2018 at 18:28

      Lorenza, è sicuramente particolare, diverso dal solito, curioso, nuovo… e se ami certe cose, va via che è un piacere! 🙂
      Grazie mille!

  • Sara

    5 febbraio 2018 at 16:02

    E io mi rivedo bambina, in un giorno d’estate con le gambe nude e i capelli ricci al vento che scavalco quel muretto e mi ritrovo in un giardino incantato…una novella Alice nel paese delle meraviglie…
    Adoro passare da te… mi perdo in un mondo parallelo, nel mondo che vorrei e per qualche minuto sento di farne parte.. Mi credi che dò una sbirciatina ogni giorno per vedere se hai pubblicato?
    Tornando con i piedi per terra, la tua versione colorata del tiramisù mi ispira molto..sto già pensando al contenitore che dovrò usare per rendere visibili gli strati 😉
    Buon pomeriggio.

    1. Francesca P.

      5 febbraio 2018 at 18:32

      Credo che dobbiamo sempre essere, nel tempo, un po’ quelle bambine lì… pronte a curiosare altrove, desiderose di scoprire il mondo intorno, sognanti e sognatrici quando si tratta di nuove esperienze, nuovi confini, nuovi viaggi e nuovi prospettive!
      Grazie per le belle parole, sei molto gentile… ho usato il vasetto proprio per mostrare bene gli strati, se hai coppette trasparenti sono perfette ma vanno bene anche i classici bicchieri, che si tengono bene nelle mani, quando si affonda il cucchiaino fino in fondo… 🙂

  • m4ry

    5 febbraio 2018 at 16:29

    Ti dico solo questo oggi, perché sai che sono di poche parole: io e te siamo due tiramisù. E sto 🙂

    (Vabbè, l’idea della barbabietola è top!!! )

    1. Francesca P.

      5 febbraio 2018 at 18:40

      Amica mia, ma nel senso che siamo mollicce e spugnose, oppure eccitanti (c’è il caffè…), morbide e goduriose? 😛 Forse è meglio non indagare, ahaha! E sto(p).

      (ma se io trasformo quel “top”, che come sai bene mi desta qualche “brrrr”, in “topping”… ti offendi?) 😀

  • Cristina

    5 febbraio 2018 at 16:50

    Ecco, la barbabietola (che, per inciso, mangio, mi piace e difendo dai detrattori!) nel tiramisù proprio non me l’aspettavo 🙂
    La tua scrittura sempre evocativa lo rende appetitoso nonostante l’azzardo 😉
    Ma osare e sfidare non hanno sempre un’accezione negativa, no?
    Un abbraccio Fra!

    1. Francesca P.

      5 febbraio 2018 at 18:46

      Brava Cri, fondiamo un comitato difensore che porta le prove della sua bontà a suon di piatti e ricette! 😀
      Osare e sfidare per me hanno un’accezione quasi sempre positiva… colgo il lato bello, ossia quello del mettersi in gioco, dell’uscire dal consueto e dalla comfort zone, del superare alcuni limiti, del vincere la diffidenza, del farsi forza e… si saltaaaa! E se qui salti, atterri sul morbido e sul dolce… nessun rischio o pericolo, solo che ti piaccia parecchio e si ripulisca la teglia in poco tempo! 😛

  • ipasticciditerry

    5 febbraio 2018 at 18:49

    La barbabietola propria non ci ho mai pensato ad aggiungerla al tiramisù. Devi sapere che il tiramisù è uno dei dolci preferiti di mio marito e lo preparo talmente da tanto tempo che so le dosi a memoria. Però non dirgli di cambiare gli ingredienti o, addirittura, di aggiungere la barbabietola che non l’assaggerebbe di sicuro, stanne certa! Penso che avrai letto da quante volte mi tocca imbrogliarlo negli ingredienti di quello che gli preparo ma il rosso della barbabietola come potrei camuffarlo? Impossibile. Lui è monotono in quanto a cibo. Allora sai che facciamo? Vengo io da te a mangiarlo che invece sono molto curiosa e mi piace assaggiare anche le cose insolite. Ti piace come idea? Buona settiamana e un bacione dolce Fra … una carezza a chi sai tu ♥

    1. Francesca P.

      7 febbraio 2018 at 14:53

      Terry, diciamo che questo è un tiramisù da donne e non da uomini, piccole eccezioni a parte… 🙂 Lo vedo molto femminile, sia come gusto, sia come per come si pone ed è “vestito”… a tuo marito lascia la versione classica, noi invece ci concediamo questa, con licenza poetica e fantasiosa! La scoperta è che la barbabietola ovviamente connota, come sapore, ma non è dominante… viene amalgamata al resto degli ingredienti, ognuno mantiene la sua identità e forse è più strana l’idea in sè, piuttosto che il vero l’assaggio! Le cose insolite le amo e le cerco perchè mi piace sempre imparare qualcosa in più… e se il coraggio premia gli audaci, vedremo il prossimo passo! 🙂

  • saltandoinpadella

    5 febbraio 2018 at 21:17

    Io ho coraggio da vendere tesoro, il famolo strano mi ha sempre attirato moltissimo 😉 questo tiramisù alle barbabietole mi ha conquistato, il colore meraviglioso delle barbabietole si sposa benissimo al candore della crema. E’ bellissimo. E mi incuriosisce moltissimo l’abbinamento di sapori. Ho provato la famosa torta al cioccolato e barbabietole, ma qui le barbabietole sono davvero le protagoniste, sorridono felici visto che vengono lasciate in purezza. Curiosissima io 😀

    1. Francesca P.

      7 febbraio 2018 at 15:00

      Ahaha, Elena, batti il cinque! Così mi piaci, temeraria, curiosa e aperta ad uno “strano” creativo che rivela nuovi scorci… 🙂 Spero che proverai la ricetta, è bella anche da preparare, con tutti quei colori… ho fatto le foto anche agli step per questo, per invogliare e far vedere che ci si diverte da subito a “costruire” il tiramisù e ogni passaggio dà soddisfazione! E una torta da credenza arriverà anche qui, prima o poi… 🙂

  • zia Consu

    5 febbraio 2018 at 21:41

    Hai utilizzato la barbabietola come mai nessuno aveva fatto prima..sei riuscita a lasciare a bocca aperta la mia fantasia!
    Sei fantastica Franci, oggi più che mai!

    1. Francesca P.

      7 febbraio 2018 at 15:03

      Consu, se la bocca è già aperta… lasciala così, che quel cucchiaino con un bel boccone è già lì, pronto al volo! 😀 Grazie mille, amo lasciarmi sedurre da certe novità… e cerco di “contagiare” anche voi! 😀

  • Virginia

    5 febbraio 2018 at 22:46

    Costruire un tiramisù per me è un atto d’amore perchè è IL dolce per eccellenza al compleanno di mio papà e a quello di mia sorella. Spesso loro mi ricordano che non ne preparo mai abbastanza (e hanno ragione!) ma la verità è che, quando si tratta di scegliere un dolce da preparare, preferisco altre ricette. Preferisco sperimentare, dare spazio alla fantasia, rischiare a volte con ricette azzardate… Però che goduria quando il cucchiaino affonda nella crema di mascarpone e il rapporto tra biscotto e crema è quello giusto, o il sapore del caffè si sente ma non copre tutti gli altri 🙂
    Non avevo mai considerato la possibilità di reinventare così tanto un tiramisù e oggi mi hai davvero sorpresa! Il rosso mi ha portata fuori strada e mai avrei pensato alla barbabietola… Sarei curiosissima di assaggiare questo tiramisù e in generale di provare l’abbinamento, ma già alla vista mi ispira moltissimo (i colori, anche in questo caso, sanno il fatto loro…) 🙂

    1. Francesca P.

      8 febbraio 2018 at 13:11

      Virginia, bello associare il tiramisù ad un atto d’amore! In effetti è così, ogni strato costruisce e rafforza il legame, i mattoni si uniscono, danno solidità e siamo noi a decidere come deve essere il muro, o la casa… è una metafora poetica, che incontra i miei gusti non solo culinari!
      Sul blog amo proporre ricette meno tradizionali non perchè non mi piacciano, anzi, ma perchè preferisco liberare la parte creativa e “diversa” che è in me… un tiramisù classico non sarebbe apparso qui, pur adorandolo, perchè mi diverto proprio a fare questo: stupire me stessa, ancor prima che voi! Sono sicura che saresti stupita anche tu, all’assaggio… la crema rosa è delicata, lo strato di purea si fonde bene e caffè, mascarpone e savoiardi “difendono” e omaggiano comunque la tradizione… un compromesso riuscito, a mio parere! Ti passo il vasetto, così tocchi con mano e palato direttamente… o vuoi che ti presto tutto il libro, che è pieno di chicche? 😉

  • Mile

    6 febbraio 2018 at 11:28

    Azzeccata (ancora) la metafora del muro che si erge non a separare ma a sostenere e ad essere usato come sostegno per sgaurdi altri e oltre….

    Un colore splendido e splendido regalo. Bello quando sei circondato da persone che ti conoscono: anche i silenzi parlano. Ciao Francesca!

    1. Francesca P.

      8 febbraio 2018 at 13:21

      I muretti bassi, che si possono scavalcare senza farsi male o rischiare, che sono un limite piccolo che sta lì per essere superato e non rappresentano quindi un ostacolo, ma solo un imput per farcela… ecco, io sono a favore di quelli! 😉 Muri che spronano e tiramisù che invogliano…
      Grazie mille, Milena… sono convinta che con le persone giuste anche i silenzi siano “pieni” e al posto delle parole possano posarsi spolverate di cacao…

  • Elena

    6 febbraio 2018 at 13:52

    Che ricetta meravigliosa e insolita, adoro la barbabietola con quel suo gusto, dolce, morbido e pieno. Ecco forse sono anche io così…. E mi piace pensare che la crema avvolga tutto e raggiunga gli spazi vuoti, quegli spazi che se rimanessero così sarebbero inutili e senza spessore…. Un Tiramisù poetico ecco 🙂
    Un bacione mia cara!

    1. Francesca P.

      8 febbraio 2018 at 13:25

      Elena, mi piacciono i tuoi pensieri! Più tiramisù poetici per tutti, che dici? 😀 Alcune ricette possono far bene non solo al palato, ma anche allo spirito… basta anche il solo pensarle, immaginarle e prepararle così… il sapore si arricchisce anche di significati! 🙂
      Grazie, un abbraccio!

  • valentina

    7 febbraio 2018 at 15:17

    Ciao Francesca,
    ci siamo conosciute un po’ di tempo fa.. ed ora sono tornata nel mondo dei blogger.
    questo tiramisu in rosso mi ispira proprio, ho passato giornate al mercato per fare spaghetti ed hummus ma il tiramisù mi mancava proprio!
    Ciao
    Valentina

    1. Francesca P.

      8 febbraio 2018 at 13:28

      Ciao Valentina, bentrovata! Avevi un blog con un altro nome, vero? Ricordo bene? Se sì, sono passati un po’ di anni… e ogni nuovo inizio è sempre da festeggiare! Il dolce è qui, pronto… 😀

      1. valentina

        8 febbraio 2018 at 13:34

        Si chiododigarofano, non attivo da un po’ di tempo! 🙁 SPero di riprendere presto anche quello!
        Grazie con il tuo tiramisù festeggio ancora più volentieri,
        A presto!

        1. Francesca P.

          11 febbraio 2018 at 18:03

          Ho buona memoria, allora! A piccoli passi si fa tutto… il chiodo di garofano merita di sprigionare il suo profumo intenso! 🙂

  • Paola

    9 febbraio 2018 at 11:32

    E’ una piccola scalata alla ricerca di quell’oltre a cui ambiamo sempre. Oltre i limiti che ci poniamo, oltre i confini che osserviamo, oltre gli orizzonti perché più in là c’è sempre qualcos’altro. E’ un oltre che richiede il coraggio di mettersi in discussione, di scompigliare le carte in tavola, come fossimo vento che soffia su un cumulo di foglie. E’ un oltre che richiede il coraggio di guardare alle cose da un altro punto di vista, di risistemarle così, come ci assomigliano di più. E’ un oltre che ci riguarda, in tutto, anche nei sapori che non assaggeremmo mai, se non fossero così belli colorati, di quel colore rosso/viola, che quasi somiglia alla passione che ci mettiamo ad andare oltre.
    Ecco, io mi farei coraggio per affondare un cucchiaino in quel vasetto. Magari farei una delle mie solite facce, magari ne resterò stupita. E’ un chissà, come ogni passo oltre che facciamo 🙂

    1. Francesca P.

      11 febbraio 2018 at 18:07

      “Sei tutti i limiti che superi”, cantano i Negramaro… se non esistessero i muri e gli ostacoli, non potremmo metterci alla prova e testare la forza delle nostre braccia e delle nostre gambe! Andare oltre è una metafora bellissima, per me… oltre quello che si conosce, oltre il già visto e il già vissuto, oltre nel senso di lasciar indietro e lasciar stare, oltre come qualcosa che va ad aggiungersi a quello che c’è già, oltre l’orizzonte, che è la linea del futuro… insomma, bisogna preparare ed “erigere” molti più tiramisù, ecco la sintesi e la morale della storia, ahaha! Non abbiamo di certo difficoltà a scegliere gusti e idee, nel cassetto io ho sempre quello al tè matcha e la voglia di verde, con l’avvicinarsi della primavera e dei prati, aumenta… 🙂 Tu che ami il viola, apprezzeresti questa versione…

  • Anonimo

    12 febbraio 2018 at 23:49

    Io, questa sensazione la conosco bene. La tocco per mano proprio adesso. Mentre con fatica afferro mattoncino per mattoncino e provo a riempire tutti gli spazi vuoti.
    Conosco la sensazione di volersi ergere, mentre il cuore vorrebbe solo poggiare su qualcosa di solido e forte. E allora, strato dopo strato, mettounpodiquelcheserve come fosse l’ingrediente principale.
    Aggiungo quel pizzico di colore (il tuo rosso mi piace tanto) per dare gusto ai momenti speciali.

  • Melania

    12 febbraio 2018 at 23:50

    Non mi faceva scrivere più il nome 🤦‍♀️

  • Anna

    14 febbraio 2018 at 18:57

    Che meraviglia! è la prima volta che vedo un tiramisù alla barbabietola! oltre alle splendide foto, sono sicura che anche il gusto deve essere delizioso!
    Sempre super brava!

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