LA TENEREZZA E LA SUA FORZA

11 febbraio 2018Francesca P.
Blog post

 

“Essere teneri è essere potenti” (Rupi Kaur, dal libro “Milk and honey”)

 

Bella parola, “tenerezza”. Si scioglie in bocca come una caramella al miele ed è abbastanza lunga per fare un giro di sciarpa, intorno al collo. Si scandisce bene nella parte iniziale e poi fa un salto nel finale, usando la doppia “z” come rincorsa verso un abbraccio. Stringe, ma solo con dolcezza. Scalda, ma senza bruciare. 

L’accento emiliano l’arrotonda, chi ha la “erre” moscia ci gioca un po’. I bambini e gli animali la valorizzano, noi adulti molto meno. Eppure è una risorsa, non una debolezza. Un punto da apprezzare, non da colpire. Una mano tesa che si accetta e non si respinge, un cancello aperto e non sbarrato, una guancia che si bacia e non si scosta.

La tenerezza che accoglie.

La tenerezza interiore che spiana la strada verso quella per gli altri.

La tenerezza che stupisce e che spiazza, molto più della durezza.

La tenerezza che riprende il suo spazio, quando il dolore non c’è più.

La tenerezza che (ci) rende liberi, come la verità.

La tenerezza del nostro sguardo allo specchio, quando ci sentiamo a posto.

La tenerezza che riaffiora.

La tenerezza ritrovata.

La tenerezza che parla in un orecchio.

La tenerezza che porta la quiete.

La tenerezza di un gesto, non represso.

La tenerezza che pareggia i conti.

La tenerezza come arma. E come risposta.

La tenerezza del lasciar andare, quando kairòs ce lo sussurra.

La tenerezza della pancia rilassata.

La tenerezza che appiana.

La tenerezza che ammorbidisce.

La tenerezza che frulla i nodi e li fa sparire.

La tenerezza che rende tutto liscio.

La tenerezza che trasforma in seta anche i tuberi dalla forma più complessa, con tante curve, come i topinambur.

La tenerezza e la sua forza. La sua potenza.

La sua nota dolce e speziata.

Il suo sapore quasi “rivoluzionario”, in questa epoca. Fidatevi dei fichi secchi, che l’hanno assaggiato…

 

 

 

VELLUTATA DI TOPINAMBUR CON CECI TOSTATI AL CUMINO E FICHI SECCHI

 

10-15 topinambur (dipende dalla grandezza)

Ceci già lessati (a piacere)

Latte o panna (q.b.)

Cumino in polvere o semi di cumino (a piacere)

Fichi secchi (a piacere)

Olio extra vergine d’oliva

Sale

Pepe

Sale nero di Cipro (facoltativo)

 

Lavate e pelate i topinambur. Lessateli in acqua leggermente salata, finchè saranno teneri.

In un padellino antiaderente, con un filo d’olio, rosolate i ceci insieme al cumino, mescolando e controllando la tostatura: i ceci devono diventare dorati e più sodi e la spezia deve sprigionare il suo profumo.

Frullate i topinambur, aggiungendo un po’ di latte (o di panna) per rendere più fluida la purea.

Versate la vellutata in scodelle o coppette, decorando la superficie con i ceci tostati e i fichi secchi che avrete tagliato a striscioline o pezzetti. Completate, se volete, con un giro di pepe e/o sale nero e/o una spolverata di cumino (o se usate i semi, qualche seme in più).

*L’idea di partenza è tratta dal libro “Zuppe calde e fredde per stare bene” di Catherine Moreau (Red!). La ricetta originaria è con la pastinaca e con ceci “nature”, soltanto lessati.

E se anche Ulisse si è leccato i baffi e dopo s’è fatto la “pennica” post prandiale…

37 Comments

  • Sara

    11 febbraio 2018 at 23:35

    Tenerezza, una parola che amo e che uso frequentemente… Una parola bella da scrivere e da pronunciare, che fa sorridere, e qualche volta piangere, ma che sicuramente scalda l’anima. Post delizioso come deve essere la tua vellutata…

    1. Francesca P.

      12 febbraio 2018 at 0:42

      Di questi tempi, sembra una parola quasi dimenticata e poco “di moda”, ma perderla è come smarrire una parte importante, legata a quella morbidezza interiore che, secondo me, fa “sentire” tutto in modo più dolce, più emotivo… e più “umano”. Chissà se tra i tanti motivi per cui adoro le vellutate – e tutto ciò che è setoso, frullato – c’è anche questo… 🙂
      Grazie, Sara!

  • Sara

    11 febbraio 2018 at 23:39

    Dimenticavo… La tenerezza dei gatti quando iniziano il rito della pulizia dopo aver mangiato anche solo una briciola ^..^

    1. Francesca P.

      12 febbraio 2018 at 0:43

      I gatti sono maestri bravissimi di tenerezza… quella che si dona e quella che si suscita! Tu lo sai bene, quanto me… 🙂

  • Monica

    12 febbraio 2018 at 9:51

    La tenerezza è quel qualcosa che conquista, al primo sguardo, alla prima frase, al primo boccone.
    Quanto mi piace questa crema vellutata con quelle note un po’ morbide, un po’ dolci e un po’ croccanti. E quel candore che ti rispecchia in ogni foto.
    Vorrei poter allungare la mano oltre lo schermo per prendere un ciotola e fare le carezze a quei peloso tenero <3

    1. Francesca P.

      12 febbraio 2018 at 15:23

      La tenerezza conquista e si conquista… e quando si sente, si prova o si assaggia, si capisce quanto sia importante! Dà completezza alle cose, perchè regala quella parte più pura, legata a sentimenti “buoni”… non solo da mangiare…
      Allunga pure la mano, lo schermo è bianco come la vellutata, è un suo proseguimento, c’è la magia… affondi, cadi direttamente dentro, alla ciotola! 😀
      Grazie, Monica, un abbraccio a te e alla neve che mi fa(i) sognare…

  • m4ry

    12 febbraio 2018 at 15:15

    La tenerezza è un sentimento talmente semplice che fa paura…eh eh eh. Non è roba da tutti. La tenerezza è per veri duri, e sembra quasi un ossimoro. Amica, io mi ci vorrei tuffare in quella crema così morbida e avvolgente…immagino dei contrasti di sapore meravigliosi. Ti abbraccio <3

    1. Francesca P.

      12 febbraio 2018 at 15:31

      Gli ossimori mi sono sempre piaciuti, perchè non hanno paura delle contraddizioni e anzi, le riuniscono e le “riappacificano”, le fanno convivere e suonare non stridenti… come un nuovo significato, un nuovo punto di vista…
      Sottolineo mentalmente almeno 3 frasi del tuo commento, con l’evidenziatore… 😉
      Tuffati di slancio, amica, questa coppetta è per chi apprezza la tenerezza, l’audacia, la fantasia e tutto ciò che non è scontato… ti spetta di diritto, da aliena ad aliena!

  • Ipasticciditerry

    12 febbraio 2018 at 15:35

    Io amo la tenerezza, fa parte di me e cerco di esprimerla sempre, anche di fronte all’arroganza … Credo che la tenerezza sia disarmante soprattutto se non te l’aspetti. La tenerezza fa anche parte dei bambini, soprattutto quelli più piccoli. Fanno tanta tenerezza, anche quando rompono le scatole, non credi? Anche questo piatto mi ispira tenerezza, non so perché e se l’ha gradito anche Ulisse … Buona settimana dolce Fra, una carezza a chi sai tu

    1. Francesca P.

      12 febbraio 2018 at 15:55

      Terry, secondo me è l’arma migliore – e vincente – per tante cose… l’ho sempre pensato, ma in questo periodo è in atto una sorta di ri-scoperta, da parte mia, forse perchè vedo quanto manchi nelle persone e intorno ed è un peccato… io, per me stessa, non la voglio smarrire…
      Ulisse ha gradito perchè quando vede qualcosa di insolito e di diverso si incuriosisce il doppio… mi somiglia anche in questo! 🙂

  • Anonimo

    12 febbraio 2018 at 15:55

    Sai tesoro, il post di oggi mi ha fatto davvero pensare molto al passato e all’oggi. “la tenerezza è una risorsa, non una debolezza”. Sono dovuta diventare vecchia per capire quanto vere siano queste parole. Sono cresciuta in una famiglia non troppo affettuosa. Mio padre è il classico uomo vecchio stampo, tutto d’un pezzo, che ha sempre considerato i gesti di affetto come “smacerie” quindi in casa mia non si sono mai visti abbracci o carezze. Io sono cresciuta nell’idea che ogni segno di affetto fosse proprio un segno di debolezza, di incapacità di controllarsi. Un punto che ti avrebbe reso debole agli attacchi esterni.
    Ho impiegato anni per capire quanto fosse sbagliata questa idea, a demolire la corazza che mi ero costruita, su misura. Ho rimpianto tanti bei momenti che mi sono lasciata sfuggire di mano per paura di rimanere ferita. Ma in tutto questo c’è un lato positivo, ora mi godo ogni attimo di dolcezza, di tenerezza, centellinando ogni goccia.

    1. saltandoinpadella

      12 febbraio 2018 at 16:02

      Si vede che mi sto rimbambendo…è già la seconda volta che finisco “anonima”…è lo sguardo profondo e pensieroso di Ulisse che mi conquista 😉

      1. Francesca P.

        12 febbraio 2018 at 16:23

        Elena, grazie per questo commento personale e “prezioso”… in primis, non sei vecchia, questo diciamolo subito! 😉 Poi credo che sia stata brava – e forte – a capire certi meccanismi e a sbloccarli, come se avessi sbloccato anche il pulsante della tenerezza, di quel lato fragile che è normale nascondere, anche per paura, e che va svelato solo quando ci fidiamo e ci sentiamo sicure… la corazza si indossa per difesa e a volte, aimè, non si può fare a meno di farlo, ma non è una seconda pelle… non ci appartiene, è solo uno scudo che protegge quando serve… trovo affascinanti questi viaggi dentro di noi, che toccano corde importanti e ci fanno vivere meglio… e più libere… i gesti d’affetto sono la cosa più bella che un genitore dovrebbe insegnare ad un figlio e ogni figlio a sua volta ha “assorbito” questo dal proprio padre o dalla madre… ma qui si sconfina troppo nello psicologico e rischio di scrivere un poema o di andare fuori tema… 😛

        1. saltandoinpadella

          12 febbraio 2018 at 22:33

          Grazie, sei un tesoro. Hai ragione, la paura purtroppo induce a nascondere le nostre fragilità dietro maschere innaturali. E invece sono proprio queste fragilità che ci rendono vivi, umani, veri.

          1. Francesca P.

            13 febbraio 2018 at 13:11

            Le maschere lasciamole al Carnevale, molto meglio un viso pulito, che si mostra e sorride in modo sincero… e tenero… è la nostra forza e ricchezza, Elena!

  • Anna

    12 febbraio 2018 at 17:18

    Carissima Francesca, no… non è che io voglia essere ripetitiva a tutti i costi! Anzi, talvolta rileggo i miei commenti e le parole risuonano simili a quelle delle domeniche precedenti, e la cosa proprio non mi piace…
    Scusa però, cosa ci posso fare, se la sensazione è sempre nuova, qui, eppure uguale, e se in me spuntano occhi a cuoricino, mentre leggo, guardo, e penso…
    Che con una matita, dalla punta abbastanza morbida da non graffiare, vorrei sottolineare un sacco di frasi, e poi raccoglierle, se non lo farai tu, in un libro…
    Chiudo gli occhi, e mentalmente ripeto quelle frasi, che mi toccano dentro, e mi smuovono ricordi, emozioni, sogni…
    Chiudo gli occhi, ora, e risento le parole da un letto di ospedale, ed io che dico “Non aver paura, ci sono io”… La tenerezza, che corre nella vita da madre a figlia e poi, come per magia, da figlia a madre…

    Grazie, Francesca, grazie di cuore…
    Anna

    1. Francesca P.

      12 febbraio 2018 at 19:30

      Io ti faccio venire gli occhi a cuore e tu fai venire a me gli occhi lucidi, con alcune frasi… siamo pari! 😉 E no, non sei mai ripetitiva… le emozioni non lo sono mai. Specialmente quando sono sincere e legate a qualcosa di così potente, quanto la tenerezza… come la mano di una figlia che stringe in un momento così “grande” la mano di colei che in alto continua a brillare, nella sua stella luminosa… tenerezza e amore, anzi, Amore, connessi, stretti… e se alcune parole sanno (ri)svegliare e coccolare certi ricordi, certe sensazioni, beh, sono felice di passarti i miei pensieri e il mio “sentire”… da donna a donna, come per magia, un po’ anche qui…
      Sarebbe bello davvero vedere tutte le cose che hai sottolineato e preso, cosa hai salvato, trattenuto e raccolto… sarebbe un onore averti come editor, per quel libro così speciale… 🙂

  • Silvia

    12 febbraio 2018 at 20:38

    Posso dirlo che con la tenerezza gioco in casa? Credo sia una delle caratteristiche che più mi appartengono! La tenerezza dà simpatia, ammorbidisce anche gli animi più duri, è in grado di sorprendere e spiazzare, può infilarsi di soppiatto e diventare una mascotte. Sa donarsi in modo spontaneo anche quando c’é di mezzo la timidezza, ed è capace di slanci imprevisti. Ci credo fortemente nel suo potere, la proteggo con cura, nonostante sia meno capace di assorbire i colpi un po’ duri…ma senza di lei non sarei quello che sono. Questa vellutata è davvero intrigante, complici questi insoliti abbinamenti! Vado pazza per i fichi secchi e anche il topinambur mi piace molto! Le foto sono sempre una meraviglia, la luce entra morbida e si stende come un velo su tutto…che dire, una magia ogni volta! Un abbraccio grande

    1. Francesca P.

      13 febbraio 2018 at 13:20

      Silvia, ancora prima di vederti avevo intuito la tua dolcezza e ho avuto la conferma quando ho incrociato il tuo viso! Dolcezza e tenerezza sono come due amiche che vanno d’accordo e fanno tante cose insieme… amano camminare a braccetto, andare negli stessi posti e una accompagna l’altra! Si alimentano a vicenda e quando (con)vivono nella stessa persona e nello stesso cuore si percepisce… traspare. Fai bene a proteggerla, a custodirla, a tenerla in caldo… timidezza e sensibilità ci rendono più vulnerabili, ma mai perdere la capacità di emozionarsi e di provare tutto sulla pelle… noi il calore del sole, del bianco e di una vellutata speciale lo sappiamo sentire, in modo forte… e sappiamo godercelo bene! 🙂

  • Ile

    12 febbraio 2018 at 21:33

    La tenerezza a volte si nasconde dietro uno sguardo troppo duro, ma quando viene fuori avvolge ogni cosa con la sua forza.
    Oggi, quando penso alla tenerezza, penso a mio padre. Io e lui siamo molto simili, da bambina il suo sguardo intenso mi intimoriva un po’, ma crescendo ho capito che dietro quegli occhi si nasconde tutt’altro e adesso non ci prova più a fare il duro, perché i suoi occhi sorridono e diventano piccoli piccoli, come i miei. C’è la tenerezza nei suoi occhi. La vedo ogni giorno, quando passo a salutarlo per prendere un caffè insieme e raccontarci la mattinata, quando corre da me per aiutarmi, quando accarezza Nala e si addormenta con lei la domenica pomeriggio.
    Sì, la tenerezza è una risorsa ed è una delle cose più belle da (ri)scoprire.

    E’ bello lasciarsi avvolgere dal bianco, dalla tenerezza e da una vellutata, di quelle che scaldano e regalano emozioni…

    1. Francesca P.

      13 febbraio 2018 at 13:32

      Sei fortunata, Ile, a vedere la tenerezza in quello sguardo e nella sua figura, ad averla con te… è importantissimo, lo è oggi, al presente, come lo sarà per il futuro… perchè porti dentro di te quella sensazione, perchè ci sei cresciuta e l’hai “assorbita” ed è un dono… una risorsa nella risorsa! Mentre leggevo le tue parole, ho provato io tenerezza, nell’immaginare le scene… vedi, la tenerezza è contagiosa, si passa e si trasmette… e questo è un altro suo pregio! Conserva questi momenti, sono preziosi… se poi sono accompagnati anche da una ciotola calda e liscia, meglio ancora! Potresti sostituire i topinambur con i “tuoi” finocchi, volendo… 😉

  • Cristina

    12 febbraio 2018 at 21:46

    “Se non c’è strada dentro al cuore degli altri, prima o poi si traccerà”: questa frase della canzone di Fossati (sì, guardo Sanremo) mi ha colpito tanto e leggendo oggi il tuo post mi è tornata in mente, perché la tenerezza, davvero, sembra essere la cosa che manca di più di questi tempi: quella di fermarsi ad aspettare, ad accogliere e a comprendere. Del resto la tenerezza è molto più rivoluzionaria di un atto di forza 😉
    Grazie delle tue belle parole e degli spunti di riflessione che mi hanno dato <3
    Buona settimana!

    1. Francesca P.

      13 febbraio 2018 at 13:39

      Fossati sa spesso usare le parole giuste… e ogni tanto, da Sanremo qualche bella canzone esce! 🙂 So di aver parlato di qualcosa che è un po’ fuori moda, che stride nella realtà di oggi e che può essere considerata persino “antica”… ma io sono vintage nell’animo anche per questo, difendo certe sensazioni! E se a volte la via della tenerezza può smarrirsi, l’importante è ritrovarla… se lascio i semini dei fichi secchi, a tracciarla, sarà più semplice… 🙂
      Contenta abbia colto i miei spunti e anche di proseguire il nostro dialogo… semini sono caduti anche qui, dal tuo primo commento in poi! 🙂

      1. Cristina

        13 febbraio 2018 at 14:18

        Io sono fiera della mia anima all’antica 🙂 Saremo pure vintage ma vuoi mettere le emozioni che riescono a provare le persone che sanno ancora emozionarsi? Felice dei semini che abbiamo lasciato tra qui e Instagram, mi fa proprio piacere lo scambio con le persone, come te, che sento “affini” 😘

        1. Francesca P.

          14 febbraio 2018 at 20:13

          Ne sono fiera anche io… senza le emozioni, ogni piatto sarebbe senza sapore e incolore, perchè mancherebbe l’ingrediente principale per condire e intensificare… quindi “vintagetudine” costante, tenerezza a dosi libere e tanti sacchetti di juta per i semini, insieme alle nostre parole! 🙂

  • Melania

    12 febbraio 2018 at 23:39

    Se penso a questa parla, la prima cosa che mi sovviene è che la gente ne ha paura. Ha paura di mostrarla, di condividerla, di trattenerla, custodirla come si fa con qualcosa di prezioso. È difficile guardarsi intorno e percepirla quella “tenerezza” che tanto ricerchi. Ma è certamente celata dietro uno sguardo duro, una parola non detta, una mano non afferrata. Io provo a trattenerla con me. Ogni volta che posso. Provo a donarla anche quando mi fa paura. Anche quando implica l’incontro con qualcosa che non conosco. Un po’ come gli ingredienti della tua vellutata.

    1. Francesca P.

      13 febbraio 2018 at 13:49

      “Paura” è forse la parola che più segna e connota questa epoca… e se in alcune circostanze è inevitabile e normale averla/provarla, in tante altre credo che ci sia un’incapacità vera di domarla e di gestirla, di affrontarla… se si vedessero le cose davvero per come sono e se ci fosse una fiducia in se stessi che è l’esatto opposto del pomparsi l’Ego che va tanto di moda, la tenerezza avrebbe molti più binari per viaggiare, molti più canali per passare, molti più spiragli da conquistare, insieme alla luce… “ogni volta che posso” è una frase che sottintende apertura e desiderio, magari sarà più rischioso ma la posta in gioco è alta: la ricerca di qualcosa di bello… 🙂 E la scoperta… spero troverai e proverai presto i topinambur, meritano una chance!

  • Elena

    13 febbraio 2018 at 22:37

    Ada Merini scriveva queste parole “Abbiamo fame di tenerezza, in un mondo dove tutto abbonda ma siamo poveri di questo sentimento che è come una carezza per il nostro cuore.
    Abbiamo bisogno di questi piccoli gesti che ci fanno stare bene.
    La tenerezza è un amore disinteressato e generoso, che non chiede nient’altro che essere compreso e apprezzato.”

    Ho scoperto negli anni che la tenerezza vince sempre, con i miei figli quando erano piccoli, allora era facile essere tenera con loro, ora che sono cresciuti la tenerezza a volte te la dimentichi e vorresti usare la forza, ma è nella tenerezza che la trovo… Anche con gli adulti se dimostri di essere tenero sono spiazzati. La tenerezza è una forza che bisogna saper usare e dosare e vince sempre…
    Un accostamento di sapori quelli che hai scelto davvero insolito ma stuzzicante, dolce, morbido e salato tutto in un cucchiaio, mi piace parecchio, un abbraccio e buona serata!

    1. Francesca P.

      14 febbraio 2018 at 20:19

      Amo la Merini e grazie per aver appoggiato qui questa citazione… è perfetta, la sento mia, la condivido e la metto in tasca! 🙂
      “Più carezze per il cuore per tutti”, dovrebbe essere uno slogan… se vogliamo riceverle, dobbiamo anche saperle donare… ed è vero che con il tempo si capiscono tante cose in più e cadono barriere e muri, che spesso alziamo per difesa… in questa ciotolina i ceci e i fichi affondano con piacere nella vellutata morbida e tenera, si abbandonano senza paura e ci danno una bella lezione… 🙂

  • Anna

    14 febbraio 2018 at 18:55

    Tenerezza, che bella parola. Ce n’è sempre meno tra gli esseri umani nella vita di ogni giorno, eppure illuminerebbe le giornate! Da quando ho avuto il bambino nella mia casa, oltre al normale caos di tenerezza ce n’è tanta, come si fa a guardare quegli occhioni e non dimostrarla? 😉
    Bellissima questa vellutata, conosco poco il topinambur, ma i fichi secchi, beh quelli li divoro!!

    1. Francesca P.

      14 febbraio 2018 at 20:24

      Hai usato un verbo giusto, Anna: illuminare! Proprio così, certe sensazioni portano luce e bisogna farle entrare in noi, come fa il sole quando entra in una stanza, con le tende aperte…
      Posso immaginare la dolcezza che tuo figlio ti regala ogni giorno, ma tu l’hai sempre saputa cogliere anche nei fiori e negli animali… eri già ricca dentro e adesso sei ancora più “piena”!
      Il topinambur ti aspetta, vuole conoscerti meglio! 😀

  • sandra

    16 febbraio 2018 at 11:11

    la tenerezza …… la tenerezza che fa male al cuore, a volte, quando la vedi negli occhi degli altri, quando la cerci in occhi che non ci sono più. mio padre era la persona più tenera del mondo, ma lo mascherava, non voleva farlo vedere al mondo ma quando i miei occhi agganciavano i suoi, occhi da cerbiatto, non poteva fare finta di essere un duro.
    la tenerezza dei ricordi, la struggente tenerezza dei ricordi.
    grazie tesoro, grazie per questo post stupendo.
    della crema non ti dico niente, solo che l’accostamento ceci-topinambur-fichi secchi fa sognare!
    vogliamo parlare delle foto e dell’ “assistente” poi? tenerissimo appunto…

    1. Francesca P.

      18 febbraio 2018 at 11:12

      Molte persone – e molti uomini – tendono a nascondere questo lato di sè, come se fosse una debolezza o un “difetto”, come se far vedere la parte più tenera li rendesse più vulnerabili… ma le maschere ad un certo punto cadono, prima o poi avviene il velo scende… e spesso ci pensano gli occhi a parlare, ad agire, a rivelare! Meno male che ci sono loro… e che tu abbia nei tuoi l’immagine di tuo padre, in quel modo… anche questi sono “segreti di famiglia”, cose che possono conoscere e sapere solo figli e genitori…
      Grazie a te per il bel commento e per lo scambio umano che si crea tutte le volte che passi a trovarmi… anzi, a trovarci! 🙂

  • Tatiana

    21 febbraio 2018 at 11:21

    Il primo giorno in cui ho letto questo post, la settimana scorsa (ma ero senza pc), mi è venuta immediatamente in mente “Senza perdere la tenerezza”, bellissima biografia del Che, letta quand’ero poco più che una ragazzina… ecco perché la tenerezza è rivoluzionaria!
    Con la tenerezza spiazzi chiunque e con la gentilezza metti con le spalle al muro anche l’animo più rabbioso, è un’arma potentissima insieme al rispetto e alla buona educazione: alla rabbia puoi rispondere con altrettanta rabbia e generando un do ut des gratuito di cattiveria mentre con il sorriso e le buone maniere sconfiggi qualsiasi arma, è impossibile resistere a chi risponde alla cattiveria con la tenerezza, la comprensione… cosa fai se chi hai di fronte non reagisce alla provocazione?
    La tenerezza serve sempre, anche ad indulgere con noi stessi, a perdonarci, a ritrovarci dopo un periodo emotivamente burrascoso, quando è il momento giusto (come il tuo kairos) ti permette di mollare la presa e respirare a fondo, serve a sognare e a godere di qualunque istante ci venga donato, di qualsiasi piccola cosa ci sia concessa, la tenerezza è più forte di tutto…
    E so che in questo bisogno io ne ho più bisogno che mai, so che ora è il mio kairos e qui ne attingo a piene mani, come acqua fresca di sorgente che mi permette di dissetarmi e rilassarmi…

    1. Francesca P.

      21 febbraio 2018 at 20:47

      Che esempio bello che mi hai fatto, il Che… “frequento” certe personalità da sempre, ahaha! Lui ha detto tante cose su cui concordo e che “sento”, ma lo hai fatto anche tu, con queste parole… e hai talmente parlato al mio posto, che non voglio aggiungere altro… hai espresso alla perfezione il mio pensiero! Quindi, mi perdonerai se non risponderò in modo ampio, limitandomi a questo… ma hai fatto centro, non c’è bisogno d’altro… se non di un abbraccio solidale tra anime affini, con kairòs che ci guarda – e ti guarda! – e sorride… 🙂

  • Virginia

    26 febbraio 2018 at 23:02

    Tenerezza è una parola che chiama a sè il sorriso, forse per l’uso delle “e” che si rincorrono o delle due zeta messe lì come per scherzo 🙂 La tenerezza è tante cose e ciascuno la interpreta a proprio modo. Per me sta nei gesti non plateali, negli sguardi attenti di chi ci vuole bene, nelle sorprese… Tenerezza è anche un sorriso scambiato sul bus quando occhi stanchi si incontrano di sfuggita.
    In cucina la tenerezza è un ingrediente fondamentale e a mio avviso fa rima con cucchiai e coppette 😉 Sai che al primo sguardo pensavo che questa vellutata fosse una ciotola di yogurt con una granola molto particolare? A volte la fantasia ci fa viaggiare lontano! Mi diverte molto questo tuo giocare con gli ingredienti e anche in questo caso sei riuscita a stuzzicare il mio palato 🙂 E ti confesso che non riesco a smettere di pensare alla somiglianza tra la vellutata con le fettine di fichi e lo sfondo che hai scelto… Sembrano fatti l’uno per l’altra! 😉

    1. Francesca P.

      5 marzo 2018 at 0:37

      Sono completamente d’accordo, quando parli di gesti non plateali, sguardi attenti e sorprese… la tenerezza parla a bassa voce, non vuole proclami, ama uno stupore lieve, non assordante… ama i colori soft, pastello, oppure il grigio chiaro, che può essere una base per appoggiare vicino tanto bianco…
      Sai che spesso mi accorgo solo dopo aver fatto le foto di tutti i vari legati tra cibo, colori e oggetti, nel set? Scelgo a istinto, con l’occhio immediato del momento… ma solo in seconda battuta mi rendo conto di quanto il “ton sur ton” e i rimandi facciano parte di me, anche in modo inconsapevole! E che veda tutto… beh, mi fa piacere e mi conferma quanto lo sguardo attento – e sensibile – lo abbia anche tu! 🙂

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