LA FARINA CHE INDOSSO OGGI

18 febbraio 2018Francesca P.
Blog post

Mi piace aprire la dispensa e decidere con calma quale farina indossare, in base all’umore, all’estro, alle voglie del momento. Spalancare lo sportello e avere davanti tutti quei barattoli, come capi ben sistemati, magari in base alla tipologia o al colore. Un parterre ampio, che invita alla scelta dopo una piccola riflessione oppure a istinto, nella frazione di secondo in cui guardiamo qualcosa e pensiamo

Quando desidero essere comoda e a mio agio, punto su quello che conosco bene, andando sul sicuro: una farina classica, tradizionale, confortevole e su misura. Che scivola liscia tra le dita, affidabile, senza percentuale di rischio, che mi permette di rilassarmi.

Se non mi importa di essere elegante e voglio mostrarmi per come sono, puntando all’essenza, la farina raffinata resta al suo posto e preferisco di gran lunga un tessuto più puro. Sicuramente meno morbido ma più naturale, con una fibra più spessa. Più sincera.

Quando voglio vedermi un po’ diversa, inizia la fase del gioco: passo in rassegna le farine che uso di meno o che tiro fuori per le occasioni speciali, come le scarpe col tacco. Mi (sof)fermo a provare, a cambiare immagine, a pensare a tutti gli abbinamenti che si possono fare. Sorrido allo specchio e libero il lato più eccentrico, più fantasioso. Mi diverto… quanto mi diverto!

Da amante dei mercatini e di tutto ciò che si scova “smucinando” nel mucchio, sono felice quando trovo una farina non comune o che non ho mai incontrato, che va ad arricchire la mia dispensa-armadio e nutre la curiosità. Non resisto a non sperimentarla subito, voglio vedere se è intonata al mio gusto, al grembiule e agli altri ingredienti. La voglio toccare, la voglio annusare, la voglio assaggiare. Il nuovo che chiama e seduce. L’entusiasmo.

Quando vado nei negozi biologici, è come andar per saldi: c’è la stessa euforia, so che tornerò a casa con qualcosa in più, di inaspettato. So che il mondo delle farine riserva sempre qualche sorpresa, che c’è tanto da scoprire e che dei barattoli vuoti, di scorta, vanno tenuti da parte come fossero stampelle.

So che future collezioni escono costantemente dal frantoio e che la varietà di palette di colori non manca mai. I modelli primaverili sono già sugli scaffali: le lenticchie rosse assicurano la nuance pastello, perfetta per la stagione in arrivo, con il loro arancione delicato. Io, nel mood nordico che condivido con voi anche tra queste pagine, grazie alla farina di grano saraceno ho accostato quella dose di nero che amo, vicino al chiaro.

Oggi mi sono vestita così: con toni caldi, decisi, allegri, corposi.

 

 

TAGLIATELLE RUSTICHE DI LENTICCHIE ROSSE E GRANO SARACENO CON GORGONZOLA, RADICCHIO “AL COLTELLO” E NOCI ROSSE

 

Ingredienti per 4 persone:

 

100 g di farina di lenticchie

100 g di farina di grano saraceno

2 uova

Gorgonzola (a piacere)

Radicchio (a piacere)

Noci rosse (o noci classiche; a piacere)

Finocchietto fresco (o l’erba aromatica che preferite; facoltativo; a piacere)

Olio extra vergine di oliva

Sale

Sale nero di Cipro e/o pepe (facoltativo)

 

Sulla spianatoia, mescolate e setacciate le due farine. Fate una cavità e sgusciate le uova. Sbattete leggermente con una forchetta, cominciando a incorporare la farina dai bordi. Lavorate fino a ottenere una pasta omogenea, poi avvolgetela nella pellicola e riponete in frigorifero per 30 minuti. Potete fare questa operazione anche con la planetaria.

Lavate e mondate il radicchio. Tagliatelo al coltello.

Stendete la pasta e ricavate delle tagliatelle. Lessatele in acqua bollente salata.

In una padella con un filo d’olio, fate sciogliere il gorgonzola, unendo un po’ di acqua di cottura della pasta. Scolate le tagliatelle e versatele nella padella, amalgamando bene. Unite il radicchio al coltello e mescolate velocemente, giusto per distribuire il contenuto ma senza far appassire la verdura.

Regolate di sale e versate nel piatto, aggiungendo qualche dadino di gorgonzola sbriciolato, le noci fatte a pezzetti grossolamente con le mani e, se volete, l’erba aromatica che preferite. Completate con un giro di sale nero di Cipro e/o pepe.

 

*La ricetta di base delle tagliatelle è tratta dal libro “L’insolito legume” di Marianna Franchi (Guido Tommasi Editore). Io ho tirato la sfoglia col mattarello e non con la macchinetta, dando alla pasta una forma, una grana e una consistenza rustica e carnosa (ricorda i pizzoccheri)

 

 

 

 

 

39 Comments

  • Anna

    18 febbraio 2018 at 20:27

    “….o che tiro fuori solo per le occasioni speciali, come le scarpe con il tacco”.
    Ecco, appunto, parliamone! L’ultima volta che ho usato suddette scarpe, per un’occasione speciale, ho rischiato di cadere talmente tante volte che, quando me le sono finalmente sfilate, i miei piedi hanno iniziato ad applaudire 😂! E ancora mi ringraziano…
    Tornando al dunque (perché mi rendo conto che ciò che ho scritto non c’entra nulla, ma mi è venuto istintivo raccontartelo…), un piatto così lo ordinerei subito, dal tavolino del tuo bistrot.
    O, forse, che non esiste più, il bistrot, spazzato via anch’esso dal vento del nord?!? Casomai avvisami 😊!
    Beh, comunque, anche il bis, chiederei… Perché buone devono esser buone, poi in quella foto se ne stanno distese ad “abbracciare” la ciotola con la farina… E mi rammentano parentesi tonde, che, appunto, abbracciano, contengono, proteggono…
    Valore aggiunto, lo sai…

    Ora, in un attimo, rileggo il commento, e cavoli! (forse) non ho detto nulla che abbia un senso con il tuo post… ma sai, se tu mi parli di farine io faccio fatica a seguirti: inetta, sono!

    Buona settimana, Francesca, sempre un piacere passare a trovarti, per fare scorta di parentesi-abbracci!
    Soffia ancora il gelo, a Milano, ho bisogno di scaldarmi…
    Anna

    1. Francesca P.

      18 febbraio 2018 at 20:51

      Anna, meglio camminare in punta di piedi o con scarpe comode che permettono di accelerare il passo e magari far anche un po’ volare, no? 😉 I tacchi li ho e mi piacciono, associati alla femminilità e non vertiginosi, ma non per la quotidianità, non per la vita di tutti i giorni… diciamo che mi piace tenerli al caldo della scarpiera e stupire in primis me stessa, le volte che li indosso… ma mai nel bistrot, qui mi vedrai sempre con scarpe basse! Il bistrot, come vedi, è perfettamente attivo… ho anche rimesso le mani in pasta dopo un po’ che non lo facevo e beh, il vento del Nord gioca con la farina, me la fa arrivare sul naso, crea le nuvolette… non potrebbe mai spazzarlo via, è suo/nostro complice! 🙂 Potrebbe anche portarti lui questo piatto che hai così apprezzato, con una bella folata e un inchino…
      I tuoi occhi hanno visto parentesi e abbracci, sorrido… anche senza rendermene conto, dissemino certe cose in modo inconscio, per quanto fanno parte di me…
      Buona settimana a te, ti aspetto sempre… e una domenica, se vorrai, ti farò qualche lezione sulle farine, che sono amiche del calore perchè permettono di fare delle cose meravigliose tra forno e fuoco, ognuna a suo modo e ognuna con la sua storia!

  • Anonimo

    18 febbraio 2018 at 21:50

    Francesca, quante farine puoi indossare ogni volta! Che bella la possibilità di scegliere sempre, secondo la disposizione, secondo l’umore ed è una cosa che vale per anche per me: per te è la farina, per me una spilla 😉
    Anche io amo i mercatini, amo scovare quelle piccole gioie dimenticate da alcuni ma che potranno tornare a vivere: può essere un gioiello, una vecchia tazza, un vaso per i fiori..
    Bella la tua palette di oggi, questo brio e questa allegria possono essere contagiosi 🙂
    E gli ingredienti così nordici della ricetta non possono che piacermi <3

  • Cristina

    18 febbraio 2018 at 21:51

    Il commento mi è partito anonimo, scusami Fra!

    1. Francesca P.

      18 febbraio 2018 at 23:49

      Sei amante delle spille, dunque, Cri! Magari anche a forma di fiore? 😉 Indossare ciò che piace è importante… che siano abiti, accessori o farine, ci porta a stare bene!
      Nei mercatini, sai quanti oggetti vintage ho recuperato… a Roma ce ne sono alcuni che sono per me un appuntamento fisso, te ne posso parlare a voce, presto… ok? 😉 Ovviamente non mi perdo neanche i mercatini di food e proprio lì ho fatto rifornimento spesso di farine nuove, uno shopping che mi dà molta soddisfazione… 😀 In questo Roma offre tanto, anzi tantissimo! Le cose belle, sulla pelle e nel piatto…

      1. Cristina

        19 febbraio 2018 at 12:22

        Aspetto di conoscere i mercatini che preferisci, davanti a una tazza di té fumante <3 facciamo presto?

        1. Francesca P.

          19 febbraio 2018 at 16:06

          “Presto” è una delle mie parole preferite… quindi sì! 😉

  • Silvia

    19 febbraio 2018 at 8:28

    Ho immediatamente sorriso al punto in cui dici che le scarpe col tacco le tiri fuori nelle occasioni speciali, ecco che mi sono rivista subito! Di solito resto comoda, mi affido alla certezza di poter camminare su una base solida, ma inevitabilmente arriva il momento in cui qualcosa richiede che tu salga un po’, che sposti l’equilibrio per una serata. Questa però è un’altra storia, quella che racconteremo un’altra volta, oggi seguo i passi sul tuo cercare le farine che non sono raffinate, che sono più rustiche, ma non per questo scontate. Anzi! Sapessi quanto amo provare le diverse farine, solo che a casa mi guardano con il naso storto, non accettano di buon grado le novità. Ma io sì, ne sono attratta! Ti immagino con gli occhi da gatta mentre scorgi questa nuova farina e devo dire che l’abbinamento sembra essere davvero invitante! Il tocco delle noci mi fa impazzire! Quella croccantezza rafforza il concetto di rusticitá. Io adoro tutto ciò che ha un sapore più vero. Buona giornata Franci! Io tornerò spero la prossima settimana…quest’anno va un po’ così

    1. Francesca P.

      19 febbraio 2018 at 19:41

      Silvia, pensa se avessimo avuto i tacchi a dicembre, a camminare fino al Crazy Cat, ahaha! Molto meglio stivaletti comodi e via… zampette libere! I tacchi è bello tenerli come “risorsa”, come asso nella manica e come strumento di sorpresa per gli altri, ma soprattutto per noi… come vale per alcune farine che non si usano sempre, le prendiamo solo per certe ricette ma va bene così, il loro essere speciale si intona al momento, altrettanto speciale! La farina di lenticchie ti piacerebbe, così leggera… poi tu ami i colori soft, nel tuo armadio abbondano… e quindi donano anche in dispensa! Se i tuoi genitori non vogliono assaggiare, poco male… ti godi la bontà in esclusiva! 🙂
      Ieri sera sono venuta a vedere se avevi messo un nuovo post, così come avevo fatto l’altra domenica ancora… ti vengo sempre a cercare e so che troverò parole quando usciranno spontaneamente, senza forzature, con i tuoi tempi… chissà, magari la primavera porterà un risveglio anche sul blog, io confido in lei… e nelle cose e persone vere, genuine, che somigliano a queste tagliatelle! 🙂

  • Paola

    19 febbraio 2018 at 9:38

    In quello stesso impeto da “saldi” mi sono lasciata tentare anche io da una tinta pastello, ma ho puntato al verde speranza, che la primavera vede spesso sulla mia tavola. E sai quanto mi piace vedere queste farine prendere vita in impasti che lievitano, che ti insegnano il tempo dell’attesa, o in torte e biscotti che sappiano regalare un sapore più dolce alle piccole cose di ogni giorno. Aggrovigliare questi colori in impasti che siano più simili a quello che noi siamo è una cosa che amo, che amiamo, e so che tra i grovigli di quelle tagliatelle ci sei tu, col groviglio dei tuoi pensieri e della strada che hai percorso per arrivare fino a qui, fino a quelle tinte pastello che oggi aprono lo spazio a colori più nordici, più maturi, più adulti e consapevoli.
    Le noci rosse, non le avevo mai viste e ora sono curiosa, come un gatto 🙂

    1. Francesca P.

      19 febbraio 2018 at 19:54

      La farina di piselli l’accarezzo con lo sguardo ogni volta che vado al negozio biologico, ma ho dato la precedenza a quella di lenticchie perchè il verde lo “frequento” da sempre ed è un colore che conosco a fondo, mentre il vento del Nord mi ha spinto tra le braccia del nuovo e dell’insolito per me, ossia dell’arancione! 🙂 Sarebbe bello anche immaginare una ricetta che le unisca, un bel mix di tinte pastello a cui, volendo, si può aggiungere la farina di riso rosso (che possiedo!) e così abbiamo rifatto il guardaroba, ahaha!
      Da tanto non preparavo la pasta fresca e ogni volta mi riprometto di non far passare altro tempo… vale anche per i lievitati, come per ogni cosa che amo a cui vorrei dare più spazio… e sto lavorando proprio in questa direzione, come sai… e anzi, chi mi ferma più ormai! Tanti nodi si sono sciolti già lungo la strada, come gorgonzola… resta la parte cremosa, quella positiva, che districa come balsamo le fettuccine, come fossero capelli… e potrebbe andar bene anche per i tuoi ricci! 😀

      (le noci rosse le trovi a viale XXI aprile… sono molto più vicine di quanto credi…) 😉

  • m4ry

    19 febbraio 2018 at 12:25

    In fondo, cucinare, è una forma d’espressione, un modo d’essere, anche uno stato d’animo, quello del momento. E’ bello lasciarsi guidare dall’istinto, dalle voglie, dai pensieri e da tutto quello che ci frulla per la testa. Anche da quello che che ci capita sotto gli occhi mentre giriamo senza meta in cerca della scintilla giusta. Quando poi i risultati sono belli e sorprendenti come questo, beh…la soddisfazione è grandissima.
    Amo la pasta spessa e corposa, sembra fatta apposta per farsi abbracciare dal condimento. Colori, sapori e consistenze che si fondono e si mescolano tra loro dando vita a una magia 🙂
    Che bel piatto amica…e quelle noci rosse, devono essere meravigliose. E’ la prima volta che le vedo. Ti abbraccio :*

    1. Francesca P.

      19 febbraio 2018 at 20:08

      Cucinare è una forma d’amore, è un gesto che presuppone il dare, a noi e agli altri… ovviamente intendo il cucinare con l’anima, che non serve solo a mangiare e riempire la pancia, ma che nutre nel profondo e richiede tempo, pazienza, cura, apertura, fantasia… d’altronde, noi solo questo tipo di cucinare – e di vivere… – conosciamo, no? Sono convinta che tutto questo “passi”, che arrivi, che si veda… e dato che foto e ricette ci somigliano e parlano per noi, osservando queste fettuccine credo sia lampante capire cosa mi piace e cosa voglio: abbracci carnosi, di sostanza, pelle che si sente, condimenti ricchi e scelte di sapori incisivi… o così, o niente Pomì, ahaha! 🙂

  • marifra79

    19 febbraio 2018 at 20:43

    Oh Francesca, sorrido e non riesco a smettere perché anche per me entrare in un negozio biologico equivale andar per saldi! E se nella vita di tutti i giorni preferisco la comodità (scarpe coi tacchi, cosa sono?:-)), in cucina amo invece osare, abbinare farine e scoprire sapori insoliti… latito da un bel po’ e non ne vengo fuori, proprio non ci riesco, ma è grazie a te, alle tue bellissime foto che la giornata si è improvvisamente rallegrata… un abbraccio grande!

    1. Francesca P.

      20 febbraio 2018 at 20:24

      Marianna, tengo in caldo già da un po’ il tuo libro… l’ho lasciato lievitare, nell’attesa di scegliere la prima ricetta da provare! E come spesso mi accade, ha vinto la pancia, ancor prima che la testa! Avevo voglia di arancione e di rimettere le mani in pasta dopo parecchio tempo… tu mi hai occasione e modo per soddisfare queste due cose! 🙂 Tutto ciò che è insolito mi piace… non potevi trovare titolo più giusto per il tuo libro! La cucina è il regno della sperimentazione e della libertà creativa… e le farine guidano in questo viaggio! Come sono certa ti guideranno di nuovo verso il tuo blog, quando sarà il (tuo) momento… anche parlare e condividere il frutto del tuo lavoro è uno stimolo bello per tornare, no? Dai, faccio il tifo per il sole, sempre… 🙂

  • Serena

    20 febbraio 2018 at 0:42

    Carino il post e molto bella la ricetta, adesso guardandola avrei solo un desiderio: assaggiarla. Una curiosità ma le noci rosse!? dove le hai trovate non le conoscevo sai.. Un abbraccio carissima e brava

    1. Francesca P.

      20 febbraio 2018 at 20:29

      Grazie, Serena! Una forchetta spunta dallo schermo, la vedi? Apri la bocca… 😀 Ti lancio al volo anche qualche noce rossa… le ho trovate in un supermercato Carrefour molto fornito, che ha un grande banco di spezie e frutta secca, non le avevo mai viste prima e sono finite nel carrello in un secondo!

  • ipasticciditerry

    20 febbraio 2018 at 9:50

    E qui mi inviti a nozze!!! Le farine, forse uno dei miei deboli in cucina. Se vuoi farmi felice, regalami una farina, ne ho una vera collezione. Amo sentire le mani in mezzo alla farina, la felicità … e anche io seguo l’estro del momento; le guardo e scelgo. E domenica scorsa per un pelo non ho usato anche io il grano saraceno, ho poi optato per la farina di orzo. E il condimento? Oggi siamo in perfetta sintonia io e te: radicchio, gorgonzola e noci! Dai … che cosa insolita, no? Allora mi accomodo, come sempre, e prima metto le mani in mezzo a questa tua farina rossa (che guarda caso ho anche io in frigo) e poi gusto una forchettata del tuo ottimo piatto. Ti aspetto da me per farti gustare un bel cappello di pasta all’orzo. Un abbraccio e una carezza a chi sai tu

    1. Francesca P.

      20 febbraio 2018 at 20:35

      Terry, ultimamente ho fatto ancora più spazio alle farine: le ho messe in barattoli nuovi e le ho sistemate nella credenza in un ripiano solo a loro dedicato… adesso sì che sono belle comode e visibili, nella loro nicchia protetta! Non è escluso che possano allargarsi anche al piano di sopra, dato che sono tante e io non riesco a non comprarne sempre di nuove, per provarle… 🙂 Ovviamente la farina di orzo non mi manca, mi piace molto per le torte da credenza ma mi hai acceso la curiosità anche per la pasta fresca!
      Il pieno di polvere magica (la vedo un po’ così, la farina), di radicchio, di gorgonzola e di noci è fatto… siamo a posto entrambe, a pancia piena e col sorriso!
      Alla prossima settimana, ti anticipo che potrai accarezzare Tarallino… apparirà! 😉

  • Sara

    20 febbraio 2018 at 10:57

    Ed eccola la mia oasi di quiete e letizia. Sono seduta di fronte a te e ti guardo impastare e pian piano il desiderio di infilare le mani in quel soffice miscuglio mi attrae… mi lascio trasportare in un mondo quasi ignoto che però mi affascina e mi seduce… Il mondo della cucina si sta impossessando di me 😁

    1. Francesca P.

      20 febbraio 2018 at 20:40

      Sara, cosa c’è di più stimolante che avvicinarsi a qualcosa che si conosce poco, ma con cui si possono creare tante cose buone, facendo scorrere il tempo serenamente? Propongo “la terapia della pasta fresca”: più farina, più spianatoia, più mattarello per tutti! 😀 Lasciati prendere da questo mondo, segui ogni impulso che ti porta a cucinare… è un gioco, un meraviglioso gioco che si impossessa di noi, è vero, ma come un demone positivo, che fa solo del bene! 🙂

  • saltandoinpadella

    20 febbraio 2018 at 11:33

    Oggi abbiamo giocato entrambe con le farine. Anche nella mia dispensa le nuove arrivate fanno conoscenza con le quelle che oramai sono di casa da anni. Chiacchierano e si scambiano opinione culinarie, e giocando allegramente come i bimbi si uniscono e si mescolano. La farina di lenticchie manca ancora all’appello nella mia dispensa, come pure quella di piselli. Adoro l’aspetto rustico di questo piatto, e il contrasto cromatico. E poi c’è il tocco in più….le noci rosse!! queste proprio mi mancavano, non sapevo neanche esistessero. E quanto sono belle

    1. Francesca P.

      20 febbraio 2018 at 20:46

      Mi piace il momento della socializzazione tra le farine… quelle tradizionali guardano con un po’ di diffidenza le nuove, inizialmente sono scettiche nel mescolarsi con loro ma poi fanno presto a fare amicizia, perchè le sintonie e le intese sono già tutte lì, sul legno della spianatoia… basta solo spingere le mani! 🙂 Potremmo inventare una favola, con questo spunto… piacerebbe anche ai tuoi nipotini, eheh!
      Con la primavera, sono sicura che la farina di lenticchie e quella di piselli busseranno alla tua porta e le farai entrare con piacere… i toni pastello sono impazienti di arrivare! Ci si può divertire parecchio insieme… come io mi sono divertita a conoscere le noci rosse, prima volta anche per me, quando le ho viste non credevo ai miei occhi, come avessi avuto un’apparizione! 😀

  • zia Consu

    20 febbraio 2018 at 18:26

    Sai bene che con le farine “nuove” trovi in me una degna complice! Adoro il termine “vestire” le farine, ci si sente sempre un po’ artiste nello sceglierle con cura ed abbinarle! Un’arte che stimola la fantasia e non ci fa smettere ai di imparare 🙂
    Le tue tagliatelle sono un sogno e non sai che voglia di rubarti una bella forchettata dalla ciotola 😛

    1. Francesca P.

      20 febbraio 2018 at 20:53

      Consu, dopo aver visto i tuoi gnocchi tricolori, le mie farine hanno iniziato a ballare, ahaha! Se uniamo i tuoi colori ai miei, facciamo uscire l’arcobaleno nel piatto… 🙂 Io e te ci capiamo perchè amiamo molto giocare e dilettarci con certe cose… il piacere del cucinare include anche questo, è tutto parte di uno stesso processo creativo che ci diverte, ci stimola e accende il piacere! La ciotola è lì, a disposizione, proprio per soddisfare, come fase finale, quel piacere… 🙂

  • Chiara

    20 febbraio 2018 at 21:02

    proprio ieri ho pubblicato il mio primo pane…E’ un pane pigro, non ho impastato,l’ho appena mescolato e l’ho lasciato che crescesse da solo al calduccio….Dentro c’era il vino rosso e il rosmarino, ho idea di aver iniziato la strada farinosa anche io, chissà dove mi porterà ! Sto imparando da tutte voi che siete avanti anni luce con gli impasti, splendida la tua ricetta ! Un bacione

    1. Francesca P.

      21 febbraio 2018 at 20:21

      Anche i gatti sono pigri, ma adorabili… 😉 Hai fatto un primo passo importante, perchè con i lievitati è così: basta iniziare, sciogliere il ghiaccio (anzi, il lievito!!!) e imboccare la strada… una volta fatto questo, camminerai ancora, con crescente voglia e piacere! Se entri nel tunnel delle farine, poi, non esci più… come fosse una galleria infinita, un traforo lunghissimo! 😀

  • Marina

    21 febbraio 2018 at 7:58

    Le tagliatelle le avevo già ammirate, una tavolozza rustica che mi aveva incantata subito.
    Lo spirito giocoso con cui hai preso in mano le farine alternative ti fanno assomigliare ai tuoi adorati (e non solo da te) mici, con un dono in più, saper creare un bel piatto sano e ricco di quelli che mi piacciono tanto.
    Un grande abbraccio

    1. Francesca P.

      21 febbraio 2018 at 20:27

      La spianatoia si è lamentata, dice che la uso troppo poco per la pasta fresca e sentiva la mancanza di certi impasti rustici… come darle torto, dovrò assolutamente rimediare e intensificare la produzione! Anche perchè, poi, che soddisfazione! Lo spirito giocoso è il segreto di tante cose e l’approccio giusto per trasformare in piacere ogni momento, ancor prima del mettersi a tavola e gustare…
      Un abbraccio a te, Marina, che sei genuina e vera come certe tagliatelle! 🙂

  • Tatiana

    21 febbraio 2018 at 9:26

    Le farine sono un campo difficile, addirittura un terreno minato se lavori con i lievitati, è un campo in cui io mi muovo a fatica e con circospezione, eppure mi affascinano, al punto che talora inserisco legumi o cereali nel bimby ed inizio a macinare creando qualcosa di nuovo, qualcosa che alla fine proviene dal mio “piccolo mulino”. Farne delle fettuccine è una bellissima idea ed è difficile sbagliare, è più semplice lavorare solo con il glutine che trovarsi davanti ad un lievito che non sempre trova terreno fertile e si rifiuta di collaborare (sapessi quanti impasti ho buttato a forza di sperimentare…).
    Mi piace moltissimo l’idea di trovarle tutte esposte nei barattolini di vetro (ce li vedo con delle belle etichette a nuvoletta e scritte a mano) e mi dispiace moltissimo non avere una mensola nella mia cucinetta lillipuziana, allora forse anch’io azzarderei di più invogliata dalla visione di un’intera gamma di possibilità. Perché si parla di farina e si pensa a quella 00, mentre invece più sperimento e più comprendo che farina significa davvero scelta e possibilità e che una fila di barattoli può diventare una finestra sul mondo…

    1. Francesca P.

      21 febbraio 2018 at 20:35

      Spesso ci affascina proprio quello che è più difficile o ci incute un po’ di timore, no? 😉 Con le farine è solo questione di approccio, come per i lievitati… hanno molti volti e possono assumere tante forme, ma il bello è che siamo noi a decidere quella forma! Non c’è cosa più soddisfacente di “plasmare” un pane con le nostre mani, ad esempio, così come di “pettinare” delle fettuccine come fossero capelli… le farine senza glutine hanno bisogno di più cura e accortezze, in quanto delicate, ma anche questa è la sfida… serve ancora più attenzione, più dedizione! Non ti arrenderei mai, Tatiana, prova e riprova… so quanto sei tenace, quanto sperimenterai anche in futuro, vincendo la paura del fallimento! D’altronde, è così che si impara… fuori e dentro la cucina! 🙂
      Mi piace molto l’immagine della finestra sul mondo, tutte le idee, le strade, le cose che si possono vedere, scorgere… quanto movimento, quanta vita! Sono piatti “animati”, questi…

  • Manuela

    21 febbraio 2018 at 12:19

    In questo ( e non solo in questo) siamo simili: ci piace l’insolito, il colore non comune, il sapore da scoprire. E questa curiosità non si placa mai, nemmeno a nuova scoperta fatta.
    Ma ci piacciono anche la cucina di casa, quella avvolgente e familiare, il gusto sincero di certe farine e ci piace abbinare le due cose, metterle sullo stesso piano, perchè sono entrambe importanti.
    Sarà che sono un’amante dei pizzoccheri, ma mi sembra di sentire la ruvidezza di queste tagliatelle e non posso non aver voglia di addentarle!

    1. Francesca P.

      21 febbraio 2018 at 20:40

      Hai detto bene, Manu… non solo in questo! 🙂 Sicuramente mi sono avvicinata a te attratta dal tuo mondo pieno di farine, dal nome del tuo blog che rispecchia la tua fortissima passione e se mi è venuta voglia di mettere le mani in pasta, anni fa, è perchè ho seguito il tuo esempio e mi hai stimolato! So quanto ci capiamo su questo: il nuovo che prende spazio e si fa largo, dentro la vita quotidiana… la novità che accende e solletica, ma dentro una strada solida, un solco profondo e una ben delineata identità… e personalità! 😉
      Ricorda che mi hai promesso oggi un piatto proprio di pizzoccheri… io lo segno nella mente e tu segnalo nella comanda, ahaha!

  • Claudia

    24 febbraio 2018 at 11:24

    Mi piace! Che sono un’amante della pasta fatta in casa lo sai, delle farine ruvide e sincere pure. Se qui resiste ancora la bianca, è solo perché il mio lui non riesce a farne a meno 🙂 E come te ho voglia alle volte di sentirmi sicura, altre volte di provare qualcosa di più rischioso…non sempre va bene, ma spesso il risultato è sorprendente e ricco di sapore. Un paio di giorni fa ad esempio, volendo fare la polenta ma ritrovami con un misero fondo di busta di farina di mais…l’ho fatta con la segale. Ecco, so che la rifarò. E proprio ieri ho preso dal mio solito produttore una farina per polenta di mais e ceci, che pure dev’essere niente male. Sì, come racconto anche nel mio ultimo post, attraverso un periodo polenta! Ma ai primi caldi tornerò alla pasta fresca 😀

    1. Francesca P.

      25 febbraio 2018 at 20:29

      Quando ho letto il tuo commento, ieri sera, ho riso… e stavo per risponderti subito ma no, non volevo rovinare la sorpresa! Se vedi il nuovo post, capisci che non sei la sola ad aver avuto un moto di slancio e d’amore per la polenta, in questa coda dell’inverno che ha fatto riabbassare le temperature e ha suscitato una gran voglia di caldo… e di farine dal bel colore! 🙂

  • Melania

    26 febbraio 2018 at 15:32

    Le sensazioni sono le medesime. Entrare in un negozio bio e perdersi tra gli scaffali, rovistare, annusare, guardare, cogliere e pensare a tutto il “nuovo” che possiamo portar con noi. Quel “nuovo” che ci sorprende, ci stupisce attraverso un colore, poi un odore…
    Scegliere come fosse un abito, delle belle scarpe, un indumento che ci fa sentire comode. Scegliere in base all’umore, ad una sensazione, ad un sapore che si vuol scoprire.
    Proverò presto questa farina :))

    1. Francesca P.

      5 marzo 2018 at 0:29

      … quel “nuovo” che è sempre dietro l’angolo, o dietro lo scaffale, a portata di mano e di zampetta! A portata di occhi e di bocca, vicino a tutto ciò che ci piace e conquista tempo, spazio, mente…
      Sentirsi comode è bellissimo, lo associo anche alle persone… e a certi abbracci, quelli che hanno i sapori più intensi…

  • Virginia

    4 marzo 2018 at 14:25

    Anche a me piace andar per farine e collezionare colori e sapori e mi rivedo molto nelle tue parole. Il problema nel mio caso è che di fronte alle scoperte più strane ho una sorta di timore, come se avessi paura di finire quell’ingrediente tanto particolare… Ed è sciocco, perchè se compro una cosa è proprio per usarla!
    Tempo fa avevo preparato una farina a partire dai piselli spezzati e l’avevo utilizzata proprio per delle tagliatelle (verdissime!). Mi ricordo la consistenza “decisa” e il sapore nuovo molto piacevole… Mi piacerebbe sperimentare anche con l’arancione e potrei sfruttare l’occasione per regalarmi un mixer più potente 🙂

    1. Francesca P.

      5 marzo 2018 at 0:31

      Virginia, so che abbiamo questa passione comune e so quanti ami giocare anche tu con certe cose… con la farina arancione puoi divertirti molto, tu ami un abbigliamento casual e ci sta, puoi creare qualcosa di semplice, informale ma originale! 😉 Scambiamoci, dunque, i colori e le farine: tu prendi questa, io provo il tuo verde, anzi verdissimo! 🙂

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