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ENJOY THE LITTLE THINGS – L’INIZIO DI (UNA) STAGIONE

Il calore dell’ottobrata romana sta splendendo e dall’estate ha ereditato le sfumature più dorate, come un passaggio di consegne che somiglia ad un regalo. Sta indossando il suo vestito migliore, sta mostrando il suo profilo buono. E ci sta dando il suo momento più magico: il vento ancora tiepido che arriva improvviso e risveglia le foglie. Le attraversa, le anima. Le ravviva. E il colore si intensifica, quando i raggi di luce colpiscono dritto.  (altro…)


IL NAUFRAGAR M’È DOLCE IN QUESTO VIOLA

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Viola erano i campi di lavanda che inseguivo in Provenza, come un tesoro da raggiungere e da rubare con gli occhi.

Viola è la mia tazza a pois preferita, quella che spunta subito dal vetro della credenza, che conosce il sapore di ogni colazione, ogni biscotto, ogni torta, ogni giornata di pioggia, ogni sospiro d’attesa.  (altro…)


LE EMOZIONI CHE VOGLIO NEL PIATTO (DEL GIORNO)

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Sono fatte così, le emozioni: non bussano prima di entrare e non dicono quando arrivano, come un ospite inatteso che fa fare un sobbalzo. A volte sono dispettose come i gatti: le chiami a voce alta ma non si fanno trovare, nascoste chissà dove, per poi (ri)apparire all’improvviso.  (altro…)


È TUTTO UN ATTIMO

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ATTIMO [àt-ti-mo]
s.m.

– Spazio brevissimo di tempo; momento fugace

– Cogliere l’attimo fuggente, saper godere i fugaci momenti di piacere della vita

(dal Dizionario della Lingua Italiana di Hoepli)

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IN UNA NOTTE CON SOLO DUE STELLE

.

In
una notte con solo due stelle, sfoglio un album di foto dalla copertina di
cartone e ritrovo sorrisi abbronzati e capelli lunghi come strade da
percorrere, che possono portare dietro casa come in Brasile.

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HABEMUS PANEM!

È il prima che mi destabilizza.
Davanti
alle novità, sono preda di due forze opposte. Da un lato ho timore di avvicinarmi
alle cose, come se scottassero. Dall’altro, invece, sento una spinta che
diventa subito curiosità e poi ancora voglia di scoperta. Così mi muovo piano e
cauta come quando giocavo a “Un due tre, stella!”. E non venivo beccata quasi
mai, perché avanzavo sempre di pochissimo.

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CAVOLO, CHE TRUCCO!

Alle
feste per bambini ero attirata da due cose: dai panini tondi del buffet che non
mancavano mai ma proprio mai, con il burro spalmato su un lato che dava un
sapore particolare al salame, e da alcuni piccoli spettacoli di magia.
Volavano
carte da gioco, sparivano palline, apparivano fazzoletti, spuntavano oggetti
dal cilindro.
Volevo
capire il trucco. Rifarlo anche io. Pensare che fossi magica.

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LA STAGIONE DELLE CAREZZE

 

Mangiare
per me significa stare bene.
Mi
mettono allegria il rumore delle posate, l’odore del soffritto in padella, le
mani che volano aprendo frigo, cassetti e sportelli. C’è l’addetto
all’apparecchiare, chi alza coperchi e ruba qualcosa con le mani, chi si
diverte ad affettare tutto sui taglieri (io!), chi pensa al cestino del pane, chi
si siede sempre per primo.

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PENSAVO FOSSE UN FIORE, INVECE…

 

Non
voglio promesse, voglio abbracci.
Voglio
che mi stringa forte nelle notti di temporale, che sappia a memoria la strada
di casa, che apprezzi i miei puntini di sospensione, che mi rapisca per
portarmi in un campo di papaveri, che mi metta il braccio intorno alle spalle
per proteggermi dal vento.

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QUELLE CHE…

Quelle
che sanno ancora arrossire per timidezza o imbarazzo.
Quelle
che si innamorano ogni volta anche di ciò che conoscono bene.
Quelle
che non sempre riescono a esprimere cosa sentono e allora scrivono.
Quelle con
un po’ di malinconia negli occhi.
Quelle
che scelgono la sobrietà all’esibizionismo.
Quelle
che vorrebbero ci fossero ancora i jube box nei bar.

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