LA MIA ISOLA CHE C’È

3 giugno 2018Francesca P.
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“Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite”. (M. Twain)

Sono tante, le onde che cullano la barca. Che l’hanno spinta avanti, che l’hanno (sor)retta. Che la faranno danzare ancora. 

Guardo indietro, il porto lontano che quasi non si vede più. Navigo lenta, non tanto per prudenza ma per godermi bene ogni metro, dalla prua. Voglio imprimere tutto dentro gli occhi. Ogni attimo, ogni scricchiolio del legno, ogni gabbiano che passa e saluta, ogni goccia salata addosso che mi accompagna.

La bussola non mi serve, ci pensa la vita a tenere la rotta. Mi affido a lei. Mi fido di lei.

Lo stupore spesso mi dà il cambio al timone e lo lascio fare, perchè so che conosce tanti modi per colorare il viaggio. Per movimentarlo. Per farmi pensare che tutto può succedere, se si gonfiano bene le vele e si alleggerisce il carico. Per darmi la conferma che in mare aperto e nei fondali profondi ci sono le cose migliori, che altrove non si vedono e non si hanno. Non si possono vedere e avere… perchè sono (solo) là.

Come tutti i lampi imprevisti, come i piani non stabiliti, come l’ingrediente segreto che aggiungi all’ultimo, come il colpo di vento improvviso che fa volare via il cappello, come tutto quello che vuole lasciarci un segno e non ci avvisa prima.

Un delfino, saltando, mi ha detto che chi si immerge tocca, s’incanta, scopre. Se si resta in superficie, si perdono i coralli, la possibilità di scorgere il forziere col tesoro e pure tanto altro.

Perchè siamo i limiti che superiamo, siamo gli abissi da cui risaliamo, siamo le bolle d’ossigeno che corrono su, siamo l’adrenalina del tuffo, siamo il sussulto del volo, siamo la primavera che aspetta l’estate, siamo ogni sorriso che torna dopo una battaglia, siamo il bello che troviamo intorno e quello che ritroviamo in noi.

Siamo la mappa che s’aggiorna costantemente, siamo la luna che si riflette nell’acqua nelle notti serene, siamo le àncore che vanno tolte per salpare e quelle che vanno messe, per restare dove ci va. Siamo tutti i cambi di direzione che decidiamo, siamo la mano che rimpinza la cambusa di quello che ci piace, siamo ogni stella cadente che vediamo, a cui sappiamo cosa chiedere.

E soprattutto siamo tutti i mari che dobbiamo ancora solcare e tutte le isole da conquistare, esplorare, conoscere e aggiungere, nel diario di bordo.

Questo è il mio ultimo approdo: la mia isola che c’è.

 

ISOLA GALLEGGIANTE AL RABARBARO CON ROSE E FAVA TONKA

 

250 g di rabarbaro (mondato e tagliato a pezzi)

200 g di zucchero di canna

250 ml di acqua

100 g di farina 0

50 g di farina di mandorle

30 g di zucchero di canna

1 cucchiaino di lievito

70 g di burro

60 ml di latte

Petali di rosa freschi o secchi (a piacere)

Fava tonka (a piacere)

Zucchero a velo

 

In una casseruola, mettete il rabarbaro, lo zucchero e l’acqua. Portate ad ebollizione e poi abbassate la fiamma al minimo, aggiungendo i petali di rosa e una spolverata di fava tonka grattugiata. Cuocete per 10-15 minuti, finchè il rabarbaro sarà tenero. Fate raffreddare e frullate, se volete un composto più liscio, simile a una purea.

Lavorate la farina con i 30 g di zucchero, il lievito e il burro. Unite gradualmente il latte e lavorate ancora, fino a ottenere un impasto omogeneo. Rovesciatelo su un piano di lavoro infarinato e dividetelo in parti uguali.

Distribuite il composto al rabarbaro e rose in coppette o tazze che possano andare in forno. In ogni coppetta o tazza, mettete al centro una porzione di impasto e infornate in forno già caldo a 180° C per circa 20 minuti, o finchè “le isole” saranno cotte.

Prima di servire, spolverate con zucchero a velo e fava tonka.

* La ricetta di base, con qualche modifica, è tratta dal libro “Stagioni” di Donna Hay (Guido Tommasi Editore). Ho dimezzato le dosi, da 6 a 3 isole.

 

 

27 Comments

  • Anonimo

    3 giugno 2018 at 20:05

    Vorrei, io proprio vorrei scrivere un commento senza ripetere le parole della settimana precedente… ma come devo fare, se anche questa sera mi arriva “ogni tutto”?!?
    A tal punto che, non ti nego, mi sono anche interrotta nella lettura… troppo forte l’emozione, ho ripigliato fiato un attimo e poi via.
    Mi ritrovo con gli occhi ancora incollati a parole che mi scuotono dentro… C’è la vita, tra queste righe, c’è tutta la (mia) vita che scorre tra sguardi rivolti indietro, e mete future…
    “…in mare aperto e nei fondali profondi ci sono le cose migliori, che altrove non si vedono e non si hanno.”
    Ed è qui che, senza alcun ritegno, piango… perché riconosco in queste parole un pezzo di me, rivedo un fondale così profondo in cui ho rischiato di annegare ma dove, sorprendentemente, ho trovato le cose migliori… Ho (ri)trovato me, con una forza che non avrei mai pensato di avere, e ho trovato persone belle e profonde e vere che hanno saputo tenere il mio timone…
    Ora la barca continua a veleggiare, sospinta dalla ricchezza che ho acquisito lì in mare aperto…

    Grazie, Francesca, grazie di cuore…
    Anna

    1. Francesca P.

      4 giugno 2018 at 0:01

      Anna, quando si viaggia è necessario anche riprendere fiato e fare delle soste, per ripartire dopo ancora più pronti e convinti! Immagini che bello attraccare per un po’, concedendosi delle pause-lettura? 🙂 Nella cambusa della barca ci mettiamo anche gli “ogni tutto” che vogliamo, così da non restare mai senza…
      Sono felice di regalarti queste emozioni, proprio queste, perchè sono le stesse che provo io! C’è la vita, sì… ce n’è tanta che non aspetta, che vuole il mare, il vento e le onde, che si bea di quello che sta respirando, tutto lo iodio, l’aria nuova, i paesaggi che fino a poco fa non c’erano… sai perchè adesso ci godiamo l’orizzonte, le scie nell’acqua e gli spruzzi? Perchè sappiamo cosa c’è nel fondo, perchè abbiamo visto un mondo prezioso, che solo i più temerari e chi vuole essere felice (per davvero) conosce e scopre… e c’è differenza tra chi scende ma risale e chi non saprà mai cosa c’è sotto… e dentro. E vedi il premio che poi la vita dà? Anche il solo parlarne, insieme, in questo modo, è una risposta…

    2. emanuela

      4 giugno 2018 at 10:49

      “Ho (ri)trovato me, con una forza che non avrei mai pensato di avere, e ho trovato persone belle e profonde e vere che hanno saputo tenere il mio timone…”

      Sai Anna a volte è necessario, e forse anche bello alla fin fine, (af)fidarsi a mani forti ed esperte,sicure e ferme che (sor)reggano il nostro timone, che CI guidino meglio che (man)tengano la nostra rotta ben dritta e non permettano alla barca di perdersi.. che lo facciano al posto nostro, ma con noi comunque lì presenti al loro fianco, ci hanno solo dato il cambio per un attimo, per farci riprendere fiato, ricaricare le batterie solari, così da poter essere poi noi a continuare a condurre meglio di prima… un passaggio di testimone che poi ci viene restituito e che noi prendiamo con più sicurezza convinte della nostra capacità e del nostro fiuto..
      Vai, Anna, stringi i pungi e i denti, continua a tenere la testa alta verso il sole ed il viso aperto con i capelli che si lasciano accarezzare dal vento… soffia a favore …. senti? e se vedi un piccolo pesciolino rosso… sorridigli..
      un abbraccio
      Manù

      1. Anna

        4 giugno 2018 at 20:50

        Se dovessi vedere un pesciolino rosso, sorriderò pensandoti ( mentre sguizzi tra le onde, con la tua veste lucente…).

        Anche a te un grazie di cuore…
        Anna

  • emanuela

    3 giugno 2018 at 20:30

    Siamo anche l’impatto con il freddo dell’acqua appena entriamo dal tuffo…
    Siamo gli schizzi che volano quando entriamo e la spinta di gambe che ci permettono di scendere..
    Siamo il tocco della mano sulla sabbia del fondale, come quando giochiamo a nascondino e battiamo “tingolo per me”….
    Siamo la voglia di tenere gli OCCHI APERTI anche sul fondale per poter vedere ogni cosa…
    siamo la danza delle creature attorno a noi…
    siamo il rispetto per quello che ci circonda SOTTO-DENTRO e FUORI di noi…

    Siamo le corse sulla sabbia bagnata e su quella rovente che ci fa sgambettare veloce..
    siamo i castelli di sabbia, di fango e di sogni che diventano veri e prendono forma attraverso e grazie alle nuvole….
    Siamo i ricami di fili d’erba e le collane di fiori margherita..
    siamo le dita sporche di frutta raccolta e le mani, invece, di terra bagnata…

    E poi uno sguardo (in)dietro ed uno avanti ..un saltello per passare un guado ed una caduta per un inciampo su un ramo..una caduta ed una storta … una stecca di legno provvisoria ed una ripartita lenta zoppicante…
    l’odore dei fiori, dell’erba e i colori dei campi attorno, guidano la via….

    Ognuno la sua mappa, ognuno il suo tragitto, ognuno le sue stelle guida…
    Ognuno la sua isola che c’è, che è aperta,accogliente, amica ….
    grazie per averci fatte approdare nella tua dolcissima isola….me sa che mi ci fermo un bel pochetto.. 😉
    ti voglio bene… e mi fai sempre scavare dentro…
    Manù

    1. Francesca P.

      4 giugno 2018 at 0:17

      Chi pianta e mette le mani nella terra, sa anche scavare… sarà per questo che mi piace farlo, con me stessa, ma sono estremamente contenta di suscitarlo anche negli altri? Forse sì… perchè come quando scavavo nella sabbia, da bambina, trovando l’acqua e assistendo quasi ad una magia, anche oggi, da adulta, so che in fondo c’è nascosto tanto… anche più di quello che immaginiamo. Resta solo da tuffarsi e improvvisarsi un po’ Sirenette… 🙂
      Siamo tutto quello che vogliamo essere, tutte le cose che ci andiamo a prendere e che forgiamo, tutte le paure che si sciolgono e tutte le titubanze che si vincono… non è facile, non sempre, ma non abbiamo fretta, guidiamo noi la barca coi nostri tempi, le nostre indicazioni, il nostro ritmo…
      Tu sei tutto ciò che (mi) hai scritto e che sarà ancora, sei la voglia di continuare le mie frasi e trovare le tue… come è giusto che sia, perchè ad “ognuno il suo tragitto”, sì… e ricorda, se il vento dovesse calare, no panic… si soffia sulle vele, come se dovessimo gonfiare tanti palloncini e spingere più in là, in un mare rosa e cremoso, isolette dolci come queste! E una barca a forma di tazza comoda mica mi dispiacerebbe… 🙂

  • Manuela

    4 giugno 2018 at 9:08

    Siamo l’isola e la mappa, siamo il vento che gonfia le vele, la spuma del mare.
    Siamo quello che amiamo essere perché è per questo che abbiamo combattuto fino a ora.
    Oggi sono anche un po’ quella rosa e quel rabarbaro, lascio galleggiare il cuore per guardare il cielo e recuperare energia all’occorrenza.
    Buon viaggio mia cara, goditi la vista! :*

    1. Francesca P.

      4 giugno 2018 at 19:04

      Siamo tutti gli incontri belli e complici che si fanno strada facendo, siamo la sabbia che disegna scie come le molliche di pane, siamo i saltelli che facciamo come fossimo dei cavallucci marini e siamo lumachine di scoglio, quelle che si portano la casa sulle spalle, per non dimenticare mai chi sono… 🙂
      Rosa e rabarbaro sono intonati a noi e a questo periodo… e chissà quali erbe aromatiche o piante o ingredienti rari troveremo sulle prossime isole! 😉

  • m4ry

    4 giugno 2018 at 10:42

    La tua isola sei tu, e tutte le tue nuove consapevolezze. E tutte quelle che arriveranno. E tutto ciò che ti fa sentire viva e vera. Non è mai facile… Ma ci sono momenti in cui ci si sente finalmente liberi, ed è una sensazione bellissima. Come quella di guardarsi allo specchio e riconoscersi, non solo nell’immagine che ci rimanda, ma anche in tutto ciò che quell’immagine custodisce.
    Intrigantissima la ricetta, come gli scatti che l’accompagnano.
    Baci amica <3

    1. Francesca P.

      4 giugno 2018 at 19:12

      La stai assaporando anche tu questa sensazione, quando alzi le boe, levi l’àncora, molli le inutili zavorre e le funi che tengono legati a qualcosa che non ci tange più… e via, si punta al mare, a nuovi lidi, a cieli sopra la testa da mirare e ammirare, a isole da conoscere metro per metro, con la curiosità tipica di chi è sempre pronto a lasciarsi meravigliare e commuovere… ma solo per cose belle e per persone altrettanto belle! 🙂 E quando hai una compagna di viaggio profonda (!!!) a cui raccontare tutto senza filtri e paure, che sta lì, presente come una stella e parla la tua lingua, il viaggio è ancora più piacevole… 🙂

  • Cristina

    4 giugno 2018 at 12:37

    Il viaggio è importante, formativo, ci arricchisce e ci forma. Ma la mèta, secondo me, è altrettanto significativa.
    Belle foto!

    1. Francesca P.

      4 giugno 2018 at 19:17

      La meta è come un dolce finito, è quello che ti godi dopo la fase del “mentre” e del “work in progress”… è l’insieme degli attimi vissuti, dei chilometri e delle miglia che si sommano e che fanno avvicinare l’isola, in modo progressivo, sempre di più, passando dal contorno sfumato alla nitidezza… la meta è l’ultimo abbraccio che dai dopo aver già stretto tanto ed è il luogo in cui ci si ferma ripensando a tutto quello che ha portato (fino a) lì…

      1. Cristina

        4 giugno 2018 at 21:19

        Scusa il mio commento striminzito e piuttosto netto in una giornata decisamente no 😉 viva le mète che sogniamo (io una sola al momento) e tutto quello che, sulla strada, incontriamo per arrivare (e poi, dopo un po’, ripartire).. un abbraccio!

        1. Francesca P.

          5 giugno 2018 at 12:55

          Nessun problema, figurati, si chiama “dono della sintesi” non per caso! 🙂 La tua meta non è così lontana, nè così impossibile o irraggiungibile…

  • ipasticciditerry

    4 giugno 2018 at 17:54

    E che bello riuscire a godersi il viaggio con tanta consapevolezza … io lo dico sempre, e non mi stancherò mai di dirlo, la vita va goduta sempre, anche quando ci sembra stia tirando un colpo mancino, perché c’è sempre un senso, una ragione. Il viaggio che hai intrapreso sarà di certo con qualche scossone ma non bisogna mai credere che possa filare tutto liscio. Il mare può essere increspato, può piovere, si può guastare la barca stessa ma il bello c’è sempre, in ogni cosa, in ogni occasione, sta a noi vederlo. Dobbiamo togliere il velo che abbiamo spesso davanti agli occhi. Non è facile ma, se non si riesce, fa niente, il paesaggio può essere bello anche attraverso il velo, può mostrare ombre e colori diversi ma pur sempre affascinanti. Dobbiamo crederci e andare avanti con fiducia. Questa ricetta per esempio è sorprendente, almeno per me. Forse perché non credo di aver mai mangiato il rabarbaro. Credo di averlo assaggiato una volta ma l’ho trovato troppo amaro per i miei gusti. Il sapore delle rose invece, se giustamente dosato, mi piace. Lascia quel leggero sentore e profumo intrigante. Buon inizio di settimana dolce Fra, una carezza a chi sai tu.

    1. Francesca P.

      4 giugno 2018 at 19:31

      La penso come te, Terry, c’è sempre un senso dietro a tutto… un senso che non si capisce e non si mette a fuoco subito, nell’immediato, mentre siamo immersi nel momento, ma sicuramente appare poi (più) chiaro… ed è allora che uniamo i puntini e rileggiamo le cose sotto un’altra luce! Io sono in viaggio da 3 anni, ma a pensarci bene credo anche da prima, diciamo che stavo scaldando i motori… 🙂 Il viaggio lo faccio a piedi, in nave, dentro gusci di noce, volando… uso tutti i mezzi a mia disposizione, compreso il gommone che adoro, ahaha! Da ogni tappa stringo sempre qualcosa in più tra le mani e in tasca, imparo moltissimo dalle discese nel fondale e quando torno su sono fiera di quello che ho visto, goduto, toccato… le vele servono per navigare, ma il velo è lì per essere tolto…
      Il rabarbaro è quasi un sogno proibito, per quanto è raro… ho avuto la fortuna di riceverlo in regalo, l’avevo trovato solo una volta! Sì, tende all’amaro ma basta bilanciare con una dose di zucchero e di fantasia… e anche il viaggio dentro al sapore è soddisfacente! 🙂

  • saltandoinpadella

    4 giugno 2018 at 22:01

    Cosa c’è di più bello del viaggio? non c’è niente di più eccitante, coinvolgente, stimolante. Ogni scelta, dalla più piccola alla più importante, ogni azione quotidiana ci fa viaggiare nel mondo e dentro di noi. Quando si viaggia si apre il cuore alla vita, al mondo, alle emozioni. Se poi il mare da solcare è questa deliziosa crema di rabarbaro vorrei partire all’istante. Sono qui con gli occhi a cuoricino, il rabarbaro è davvero il mio sogno proibito

    1. Francesca P.

      5 giugno 2018 at 12:58

      Concordo, abbiamo la stessa visione del viaggio, Elena! E anche approdare al rabarbaro è un viaggio… pure faticoso, per quanto è introvabile! 🙂 Ho avuto la fortuna di arrivarci 2 volte e quando succede, cerco di onorare come meglio posso la meta! Usarlo per un dolce viene naturale, ma sai che è buonissimo anche come contorno, vicino alla carne, se si ama l’agrodolce? Non smettere di sognarlo, un viaggiatore rincorre sempre quello che desidera! 🙂

      1. saltandoinpadella

        5 giugno 2018 at 16:12

        di sicuro non smetterò mai di rincorrere il mio sogno di rabarbaro 😉

        1. Francesca P.

          5 giugno 2018 at 16:41

          Brava, così ti voglio! 😀

  • zia Consu

    5 giugno 2018 at 20:57

    Adoro follemente questa voglia/necessità di lasciare le redini e andare alla deriva verso l’ignoto, il nuovo, l’inesplorato! Un percorso che sto per intraprendere e che mi emoziona come non mai!
    Ricetta davvero intrigante..peccato non poter salpare con te ^_^

    1. Francesca P.

      6 giugno 2018 at 13:54

      Consu, il tuo viaggio prosegue a gonfie vele… sempre più gonfie! 🙂 Un viaggio nel viaggio… uno sta finendo, mentre l’altro si prepara per essere vissuto al massimo, con tutta la gioia che ti sento esprimere! Sarà un nuovo pieno di isole, coste, fondali, spiagge, scogli… ci sarà tutto e di più, questo il bello!

  • Sara

    6 giugno 2018 at 13:12

    Da qualche anno a questa parte, praticamente da quando ho compiuto i 50, la frase che fa da incipt al tuo post è diventata la mia ossessione! Ho già tanti rimpianti accumulati nel corso della mia vita che non vorrei aggiungerne degli altri… invece non faccio che “vegetare”… guardare il tempo che mi scorre addosso e non fare nulla, o almeno non quello che vorrei, per renderlo degno di essere vissuto… Vedo ostacoli insormontabili ( così mi appaiono) e poche forze ( sarebbe meglio dire coraggio) per cercare di affrontarli…
    Scusa lo sfogo Francesca… ma le tue parole mi “costringono ” sempre a leggermi dentro…

    1. Francesca P.

      6 giugno 2018 at 14:03

      Sara, le pagine di vita più importanti sono scritte dentro di noi, come le mappe del viaggio… senza lettura interiore, procederemmo un po’ allo sbando, a zig zag, rischiando di beccare scogli… quindi, invitare alla riflessione mi fa piacere, in fondo certi argomenti appartengono a tutti e tutti ci facciamo i conti! Non posso darti consigli, sono cose talmente delicate e personali… posso solo dire ciò che credo fermamente, ossia che la vita è una e questa abbiamo, fino all’ultima goccia salata, che le paure sono peggio delle àncore incagliate, che il coraggio è il soffio di vento che fa gonfiare e andare la vele, che spesso siamo noi i peggiori marinai di noi stessi… e che di tesori e isole ce ne sono tanti, sempre, a tutte le età! 🙂

  • Mile

    7 giugno 2018 at 11:16

    Non sempre c’è bisogno di parole per esprimere e condividere emozioni. Spesso basta un silenzio parlante, occhi che sorridono.
    Questo è uno di quei momenti: occhi sorridenti e silenzi parlanti.

    Un abbraccio che racconta…

    1. Francesca P.

      10 giugno 2018 at 14:17

      Adoro i silenzi parlanti… ascoltarli, osservarli, tradurli. Negli occhi che sorridono c’è scritto il “di più” che va preso e custodito…
      Hai raccontato anche tu, con questo commento… ci siamo scambiate intesa con quel che basta! Grazie, Mile! 🙂

  • Silvia

    11 giugno 2018 at 21:42

    Ho appena terminato di leggere un libro sul viaggiare “Io cammino da sola” e un altro lo sto per completare “controvento” che hai letto anche tu. Ci sono viaggi che dobbiamo iniziare a fare per scoprirsi più forti di prima, per uscire dalle zone di comfort e aggiungere una puntina alle tappe-progresso che facciamo. Ci sono isole da scoprire, magari infondo a due occhi che si incontreranno strada facendo, mani da stringere e storie da ascoltare. Valigie da fare e da disfare e perché no anche strade che un po’ fanno perdere, ma solo per ritrovarsi. E infine mari in cui imparare a lasciarsi cullare, mari rosa come questo composto al rabarbaro…io prendo un traghetto e faccio un giro nell’isola che il rabarbaro per me è ancora sconosciuto!

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