UNA CONFETTURA, DOMANI, SA ESSERCI

6 novembre 2016Francesca P.
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Fare marmellate mi rilassa. Mi piace sempre di più. Mi godo ogni fase, sin dalla scelta degli ingredienti. Perchè scegliere è importante: dall’unire, nasce il fondere; dal fondere, nasce la completezza; dalla completezza, nasce l’appagamento. Quindi, il pensare a quello che finirà nella casseruola è stimolante e, in fondo, è un po’ un gesto d’amore. D’amore creativo. Nel senso che crea (un) qualcosa che porterà poi una doppia B: Bene e Buono.

Tagliare la frutta, mettendo via gli scarti per tenere solo le parti migliori. Decidere se fare piccoli pezzi per moltiplicare le emozioni, o grandi pezzi, per stringere subito più essenza.

Spremere il limone, fino all’ultima goccia, senza sprecarne nessuna, perchè ognuna è preziosa. Prendere una pentola dai bordi alti, che sappia proteggere, quasi a far da scudo. E avvolgere, come braccia al risveglio, nei giorni di festa.

Far calare la frutta e distribuirla bene, a coprire ogni spazio. A cercare pienezza. Aggiungere lo zucchero, come una cascata di cristalli e di bagliori, frammenti di sorrisi che andranno a sciogliersi. Piano.

Accendere il fuoco, sentir crescere il rumore delle cose in divenire, (sor)vegliare la cottura, prendendosi cura di ciò che è delicato e non va lasciato solo. Mescolare e coccolare, girare e annusare, frullare e volere ancora più morbidezza.

Rubare un assaggio, sentire che sì, è come lo voglio, racchiudere tutto in un vasetto e tapparlo velocemente, perchè lì la gioia deve riposare ed essere conservata. Finchè non si avrà voglia di ri-averla, insieme al suo profumo.

E gustarla, gustarla. Ancora, ancora.

Il più bel saluto di congedo è dirsi “a domani”. E poi domani esserci davvero. (Liana Masi)

E una confettura, domani, sa esserci.

 

CONFETTURA DI MELE COTOGNE E CARDAMOMO AL MOSCATO

1 kg di mele cotogne

300 g di zucchero di canna

Il succo di un limone

Un bicchiere di succo di mela

Semi di cardamomo (a piacere)

Moscato (a piacere)

Togliete la peluria alle mele cotogne, lavandole e strofinando bene. Tagliatele a pezzi, lasciando la buccia e levando il torsolo. Man mano che le tagliate, mettetele in una ciotola con il succo di limone.

Trasferitele in una pentola dai bordi alti, unendo anche lo zucchero, il succo di mela e i semi di cardamomo (chi vuole, può sbriciolarli pestandoli con un mortaio).

Fate cuocere a fiamma dolce, mescolando di tanto in tanto, fin quando le mele saranno morbide e il colore sarà diventato più scuro (se necessario, aggiungete altro succo di mela o acqua, se il fondo si asciuga). Unite 2-3 bicchierini di Moscato, secondo i vostri gusti. Mescolate per qualche minuto per farlo assorbire e poi con un frullatore a immersione riducete la frutta in purea.

Versate la confettura in vasetti sterilizzati, capovolgendoli fino a completo raffreddamento.

*Da tempo volevo provare a fare la confettura di mele cotogne e ringrazio Mary per l’ispirazione!

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Se volete una mela cotogna, chiedete a lui! (che è anche un po’ della stessa forma, ehehe…)

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49 Comments

  • Anna

    6 novembre 2016 at 19:14

    Sei tornata, ed è come se fossi rimasta sempre qui… Hai posato parole proprio lì, nel cassetto dei ricordi.
    Marmellata (di fichi). Quella che a mamma riusciva buona, molto buona… Con un tocco di cognac, che cadeva qb ed esaltava il sapore della frutta.
    Quella che ho imparato a fare con lei, accanto a lei, insieme a lei. Quella che adesso, sola, mi trovo a rifare… E mentre il fuoco riscalda e diffonde i profumi, il pensiero corre libero. A quei momenti semplici e condivisi, che tanto mancano ma ci sono, scolpiti dentro… Legati al cuore, trattenuti da una marmellata d’amore…
    E c’è proprio tutto, nei ricordi come nelle tue parole: frammenti di sorrisi, abbracci che riscaldano e proteggono, coccole e profumi…
    È il gusto della vita, la (ri)guardi e non ti basta mai…
    È il gusto della vita, sapere che domani, qualsiasi cosa accada, ci sarà qualcuno con noi…

    Buona settimana, carissima Francesca… E grazie, di cuore, perché ci sei.
    Anna

    1. Francesca P.

      6 novembre 2016 at 23:41

      Vedi, Anna, anche io come tua mamma ho messo una nota alcolica nella marmellata… mi piace, dà quel tocco in più, al dolce. E mi piace anche questo filo appena scoperto, mentre ricordo che una marmellata di fichi l’ho pubblicata anni fa, qui… e sai che non credo al “per caso”, vero?
      Quando la preparerai, da ora in poi, ci sarò anche io a farti un po’ compagnia, passandoti frutta e zucchero… ma so che lo sai. Che lo senti. Perchè l’esserci non è questione solo di presenza fisica. E il pensiero, unisce, tanto.
      Grazie a te, come sempre. “A domani” è una frase bellissima e importante. E chi sa dirla, credendoci e dimostrandolo coi fatti, fa la differenza.

  • Alice

    6 novembre 2016 at 19:51

    Ben tornata ! Mi è mancato il tuo post, le tue dolci parole, le tue splendide foto e ora torni con questa deliziosa confettura, tutta da gustare, come la vorrei domani mattina sulle mie fette biscottate per dare un dolce buongiorno ad una nuova settimana !
    un bacio grande
    Alice

    1. Francesca P.

      6 novembre 2016 at 23:51

      Alice, dato che ho saltato un post, ti posso lasciare un doppio vasetto… anche per ringraziarti di essere venuta subito qui e per avermi aspettata! 🙂
      Da quando l’ho preparata, inizio le mattine con questa confettura ma ti confesso che ne rubo un cucchiaino anche la sera, come ad aprire e chiudere il sipario della giornata…
      Un bacio a te!

  • Silvia

    6 novembre 2016 at 21:16

    Quanto adoro la marmellata di mele cotogne! Loro appartengono alla categoria delle cose per cui è necessario andare oltre all’ apparenza, perché dietro il loro aspetto bitorzoluto e meno appariscente delle loro colleghe, si nasconde tanta bontà. Se poi la racchiudi nei vasetti, si consolida, si amalgama al sapore degli inquilini con cui ha scelto di convivere (qui cardamomo e moscato), si riposa e attende di essere gustata fino all’ultimo cucchiaio! Bisognerebbe fare così con tutte le cose belle, riporle nei vasetti da aprire all’occorrenza, e sapere che domani ci saranno ancora,pronte ad attenderci! Buona serata Franci

    1. Francesca P.

      6 novembre 2016 at 23:57

      Silvia, io non l’avevo mai fatta! Non mi capita spesso di trovare le mele cotogne, o forse non ho mai dato loro la giusta attenzione, mi sembravano “misteriose”, non sapevo bene come approcciarle… adesso invece ho capito che dietro al loro aspetto buffo e alla durezza della consistenza c’è un cuore dolce e profumato, che ha bisogno del calore per lasciarsi andare e ammorbidirsi… sarà che ho trovato affinità per questo motivo, ma mi hanno conquistata e le metterò ancora in un vasetto! 🙂
      Amo persone e cibi che “ci sono”. Che restano. E chi, come te, viene a salutarmi sempre, ha lo stesso valore della marmellata, per me! 🙂

  • Paola

    6 novembre 2016 at 22:36

    Ritrovi nelle confetture quello che io trovo nei lievitati. La lentezza, l’esserci, i movimenti lenti e il saper aspettare. Questa confettura me ne ricorda un’altra, in un negozietto piccino dell’isola d’Elba. Aveva il profumo del finocchio, qui c’è il cardamomo. Freschezza di pensieri, entrambi 🙂

    1. Francesca P.

      7 novembre 2016 at 0:04

      Se avessi più tempo, farei molti più lievitati perchè il senso della pazienza e dell’attesa sanno trasmetterlo ancora meglio e c’è sempre bisogno di ripassare il concetto… 🙂
      Le marmellate amo farle la sera, accarezzando l’idea della colazione imminente… e tu sai quanto conta per me iniziare bene la giornata, con la giusta dose di dolcezza e qualcosa da spalmare e “inzuppare” nel mio tè! 😉
      ps: una volta voglio provare anch’io a tuffare il finocchio nella frutta, in omaggio all’Elba e alla curiosità!

  • Emanuela

    7 novembre 2016 at 7:17

    Buon Giorno gattina….
    ti ho aspettata come non mai..dai post precedenti avevo mezzo intuito che entri qui la domenica per regalarci pezzi di vita e coccole, (poi avevi anche scritto che pontificavi e tornavi ieri!) così.. ieri pomeriggio entro, ma ancora ci stava il post cassettoso, che mi sono riletta mentre in forno cresceva un dolce cake di Ross Vaniglia; a sera, prima di andar a letto, torno a dare uno sguardo e ti trovo, anzi vi trovo…tu, l’immancabile bestiolina a te vicina e loro.. le regine..le COTOGNE. Di tutte le marmelle che faccio e che ADORO fare, quella di cotogne è quella AMO di più, perché racchiude dentro di se la VERA ESSENZA DELLA CONFETTURA, cioè … DEDIZIONE, PAZIENZA, ASCOLTO, SORPRESA, DOLCEZZA E MIRACOLO…
    Le mele sono il mio frutto preferito (credo che se fossi un albero sarei proprio un melo, uno di quelli selvatici su cui amo arrampicarmi come una scimmietta e che dona frutti piccoli, storti e diversi, ma belli tosti (perché tornerò tosta 😉 ), un poco rugginosi, magari messo su una costa lungo un fiume, difficile da raggiungere, solo per chi è temerario ed avventuroso e paziente…che si tinge di rosa a fioritura .. si ..sarei un melo), me le mangerei da mattina a sera, come uno scoiattolino sgranocchiante, ne amo il profumo, la fragranza, i sapori così diversi e son sempre alla ricerca di tipologie nuove da poter provare. quando la stagione si tinge di arancione ed arrivano le mele cotogne, mi si apre il cuore: LE MIE ADORATE BAMBINE … storte, bitorzolute, pelose, dure, arcigne quasi, ma …. dolcissime, profumate, BUONE e BELLISSIME … ci vuole pazienza per preparare la marmellata di cotogne (ecco perché dico che racchiudono la vera essenza dello smarmello!) perché non è che arrivi, sbucci metti in pentola e frulli e invasetti … no! già lavarle ed eliminare quella peluria è un’impresa titanica, poi tagliarle (così dure che testone cavolo!) e non pensate di riuscire a togliere buccia e torsolo… ehehee.. ecco allora che dici.. bene: “oggi, mi prendo una giornata tutta per me! (come diceva Natalia Ginsburg) e …mi AMO, MI REGALO IL PROFUMO e LA DOLCEZZA e SMARMELLO COTOGNE … ” e vi assicuro che … veder cambiare il colore da verdognolo/giallo/bianco a corallo, passare al passa verdura quella crema ,mentre il vapore ti appanna gli occhiali, invasettare quella pozione di dolcezza ancora fumante .. fa bene al cuore, è commovente, emozionante .. e C’E’ SEMPRE BISOGNO DI COMMOZIONE – AMORE – EMOZIONE.. non solamente in questo periodo, ma SEMPRE! io vado praticamente in estasi.. son li col mestolo.. mi sento maga magò (che poi in realtà fan tutto loro…) e spatacco (sporco) ovunque, ma MI VOGLIO BENE!
    grazie gattina per questa dolcezza, grazie per essere tornata e per averci fatte di nuovo entrare ..
    GRAZIE
    Manu. (mela sempre!)

    1. Francesca P.

      7 novembre 2016 at 19:31

      Manu, sono felice di aver scelto, non sapendolo, la tua frutta preferita… allora un vasetto ti spetta di diritto, perchè le mele amano essere amate da chi le ama! 😉
      Il verbo “smarmello” mi piace troppo, come mi piacciono le tue confidenze, questo flusso di parole che si spalmano sul pane e si gustano e quando ne vuoi ancora, allunghi il cucchiaino e fai il bis!
      Non avevo mai conosciuto prima le mele cotogne, ma è stata subito simpatia… hanno una forma generosa e materna, la peluria le protegge e quando restano senza è come se si fossero messe a nudo, un concetto “intimo”, che presuppone intesa e fiducia… e la durezza serve solo per spaventare i più superficiali, sanno che chi ha pazienza e voglia di capirle e scoprirle davvero non demorde e sa andare oltre, godendosi poi tutto il loro Buono…
      Grazie a te per tornare qui, per volerti bene (la confettura più bella che possiamo regalare a noi stesse) e per parlarmi come fossi davanti a me, a fare colazione… 🙂

  • m4ry

    7 novembre 2016 at 7:58

    Più confettura per tutti…magari certe persone sapessero essere come le confetture, sapessero esserci davvero. Preparare la confettura è un piccolo rito rasserenante…i gesti che compio sono identici ai tuoi. Mi piace mettermi bella tranquilla e fare tutto con calma. Guardo quella frutta trasformarsi, cambiare forma e diventare un nettare pieno d’amore e di aspettative ben riposte, però. Già, perché la confettura non tradisce.
    Sai che quella di mele cotogne per me è doppiamente speciale e la tua interpretazione, mi piace tantissimo 🙂 Buon inizio settimana amica mia :*

    1. Francesca P.

      7 novembre 2016 at 20:11

      Mary, Mary, potrei anche commentare solo con tre puntini (…) e tu capiresti tutto quello che c’è dentro… 🙂
      Alcune persone non sanno esserci, purtroppo. Incapaci di dare costanza, presenza stabile e… di darsi, loro. Ma prendi noi due: noi sì che ci siamo, che quando bussiamo una alla porta dell’altra c’è sempre una voce che risponde e che sappiamo tenere (stretti) dialoghi, legami, affetti…
      Ti avevo detto che avrei preso le mele cotogne, dopo averle viste da te… adesso questa è la “nostra” confettura! 😉

      1. m4ry

        7 novembre 2016 at 21:33

        <3

  • Virginia

    7 novembre 2016 at 8:44

    Mia cara Francesca, quanto avrei voluto passare ieri sera! Mentre cenavo, pregustavo già la mia visita al tuo bistro, le coccole a Ulisse e Tarallino e le chiacchiere con te. Il caso ha voluto che per tutta la serata il palazzo fosse al buio, quindi niente computer né internet. È stato comunque bello, ero nel letto con una torcia e con un libro, come ai vecchi tempi (anche se il libro era di cucina….)!
    Preparare marmellate è un gesto che mi rilassa: quando a casa mi chiedono perché non uso le bustine io spiego che in quel modo non ci sarebbe più divertimento! È un bel rito, a partire dalla scelta della frutta… Non ho mai trovato delle cotogne italiane da queste parti, per cui non ho mai sperimentato nè la confettura nè la cotognata, ma non sai quanto mi piacerebbe!
    Bentornata e buona settimana! :-*

    1. Francesca P.

      7 novembre 2016 at 20:16

      Virginia, ieri sera sono io che sono venuta a mangiare da te e ho fatto un bel menù completo! 😉 Non potevo immaginare fossi al buio, ma hai trovato il lato poetico della faccenda e pensarti a letto, a sfogliare ricette con la torcia, è una bella immagine! Ti si addice, per quel che ti conosco e ho intuito sulla tua personalità… 🙂
      Spero che troverai delle cotogne nostrane, nel mio mercato ci sono riuscita e finalmente ho fatto la loro conoscenza! La cotognata può essere il prossimo passo, sperimento prima io e poi ti aspetto!

  • Ileana

    7 novembre 2016 at 11:42

    Ci sono gesti che, più di altri, mi trasmettono tanta serenità. Le ultime estati le ho passate così, a raccogliere frutta selvatica ( quando potevo ) e a conservarla nei barattoli… ripetere quei gesti è così confortante.
    Preparare marmellate è un rito, è qualcosa che ha bisogno di tempo, di calma, attenzione, un po’ come i rapporti tra le persone… bisogna aver pazienza a volte, saper scegliere gli ingredienti da utilizzare, dosare bene le spezie, saper rischiare… e a volte sanno sorprenderci, perché qualcuno sa esserci, domani, sempre, come i barattoli che riempiono la dispensa.

    Quest’anno ho preparato soltanto qualche composta senza zucchero – da conservare per pochi giorni in frigorifero – e mi mancano certi gesti… facciamo così, io preparo il pane, tu lascia da parte un barattolino per una colazione insieme! 🙂

    1. Francesca P.

      7 novembre 2016 at 20:26

      A me dà serenità vedere le foto del tuo raccolto, i tuoi cestini pieni, il verde della tua campagna e tutte le cose che l’orto ti dona e tu poi doni a noi! 🙂 Non ho mai visto un albero di corbezzoli, come ben sai, ma neanche uno di mele cotogne… me lo immagino bello “panciuto”, come Tarallino, ahaha!
      Con il cibo e con le persone ho imparato che bisogna sperimentare e rischiare, come dici giustamente, perchè tutto va assaggiato prima di poter dire “sì” o “no”… la selezione serve, è necessaria, ma con spirito aperto, ecco! E quello che merita di più, si trattiene in un vasetto e si tiene vicino e pronto, a portata di mano… 🙂
      ps: magari avere il tuo pane… anche la confettura lo desidererebbe!

  • saltandoinpadella

    7 novembre 2016 at 17:21

    Tesoro che bello ritornare qua e ritrovare questa atmosfera che mi conquista ogni volta con una sfumatura diversa.
    Hai descritto in maniera perfetta quello che provo anche io quando faccio le confetture. Solo che io non sarei stata capace di descrivere così meravigliosamente la sensazione di conforto che mi regala questa preparazione.
    Non ho mai provato con le mele cotogne, qua non sono affatto facili da trovare, bisogna che chieda aiuto a Tarallino 😀

    1. Francesca P.

      7 novembre 2016 at 20:40

      Bentornata tu, Elena! Sei mancata ai mici, oltre che a me… 😉 Puoi raccontarmi del viaggio a colazione o a merenda, scegli tu la parte di giornate che preferisci, la confettura è lì! E anzi, se preferisci si può usare anche per un aperitivo, se servo dei formaggi, per una chiacchierata serale… 🙂
      Tarallino è pronto a darti tutte le mele che vuoi, ehehe, specialmente ora che sa che condividi la stessa mia passione per le confetture!

  • ipasticciditerry

    7 novembre 2016 at 17:45

    Ed eccomi di ritorno … ieri ho solo letto le tue parole dal cellulare e mi sono goduta Tarallino, in piccolo. Oggi sono tornata e mi “gusto” queste splendide foto: Tarallino me la dai una mela cotogna? Io amo fare le confetture ma le sensazioni che hai descritto tu le provo con i lievitati, che sia un pane o un dolce … mi rilasso. Sentire la farina tra le mani, vedere che da semplice farina e altri pochi ingredienti avviene il miracolo … basta saper aspettare. Anche la confettura è più buona, se la lasci qualche giorno, nel suo barattolo, ben chiusa. Certo, lei dura più tempo, se sigillata nel barattolo e chiusa al buio … un lievitato ha vita più breve. Come la felicità … la felicità occupa attimi della nostra vita … altrimenti non saremmo nemmeno in grado di godercela. Ma sto deviando dal discorso. Sono ammalata, dolce amica. Ora ci vorrebbe qui Tarallino a farmi le fusa e farmi trovare un pò di pace da questa brutta tosse. E ci vorrebbe un cucchiao di questa splendida confettura, che con il suo colore solare, porterebbe anche un pò di calore, in queste fredde giornate. Ti mando un abbraccio grande e un bacino a “loro”. A tutti e due, non vorrei che poi Ulisse si ingelosisse.

    1. Francesca P.

      7 novembre 2016 at 20:51

      Mi dispiace che stai male, mannaggia! Posso aggiungere un po’ di miele alla confettura, così fa bene alla gola! 🙂
      I lievitati li faccio da un tempo relativamente breve e li guardo piena di curiosità e affascinata, perchè per me hanno ancora tanti misteri e segreti da svelare… tu sono certa che potresti insegnarmene più di qualcuno, perchè sei esperta e ci metti l’ingrediente speciale, che fa gonfiare gli impasti al meglio: la passione! Alla fine, la chiave è tutta lì… ma lo sai bene, ti fai guidare da lei quanto me!
      Ulisse è pronto a portarti anche spremute d’arancia per avere vitamine, non hai che da miagolare e tutti noi accorriamo! 🙂

  • Melania

    7 novembre 2016 at 17:47

    A me succede coi lievitati. Anche se, ancora oggi, ho un rapporto assai strano con loro. In un certo senso, quasi mi impongo nel prepararli.
    E lo faccio, proprio perché ne sento il bisogno. Mi aiuta a rallentare, riflettere…ad afferrare il tempo, perché ogni volta che ci provo, lui sembra sfuggire.
    E allora mi fermo. Certe volte, pensa, che sto davanti al forno come una pesce lessa, ad osservare quella piccola magia. Di tanto, in tanto borbotto, sbuffo perché vorrei accadesse tutto subito. Poi, mi rendo conto che quel tempo mi regala qualcosa che resta dentro.
    A questo frutto, invece, non ho mai dato la giusta attenzione. Non so neppur io il perché. Ogni tanto, con alcuni ingredienti ho bisogno di più tempo. Ecco, diciamo che non avviene il fatidico colpo di fulmine. Tu, hai riposto loro l’attenzione che meritavano.
    Mi piace la tua confettura. E come te, amo preparle la sera.

    1. Francesca P.

      8 novembre 2016 at 0:02

      I lievitati non sono cibi qualunque. Sono esigenti, a volte complicati, vogliono tempo e calma. E sentono se non gliela dedichiamo… ma sono speciali per questo. Io li approccio ancora con un po’ di timidezza, devo sciogliermi di più… con le confetture, invece, ormai il ghiaccio è rotto e parliamo lo stesso linguaggio, l’intesa è già consolidata! L’idea ovviamente sarebbe preparare un lievitato farcito con confettura, ecco, l’ennesima fusione! 🙂
      Le mele cotogne possono stupire, sai? Poi tu, con il nome che porti, dovresti assolutamente avvicinarti a loro… alcuni amori non scattano immediati, il colpo di fulmine lascia posto alla scoperta più graduale… magari è questo il caso, chissà… dovrai provare! 😉

  • Daniela

    7 novembre 2016 at 18:09

    Tu riesci ad esprimere a parole e con le immagini quello che ricerco ogni giorno, un sentimento così raro e prezioso per me, la sensibilità, è racchiuso tutto li in una semplice parola ma molto importate, io credo che dentro quei vasetti colorati ce ne sia tantissima, ohh.. e quanto mi piacerebbe assaggiarne un po! :*

    1. Francesca P.

      8 novembre 2016 at 0:05

      Dani, sapessi quanto valore ha anche per me la sensibilità… una parola – e una qualità – quasi fuori moda, che appartiene solo ad alcune anime più pure, che vivono sottovoce, un po’ in disparte, nella loro nicchia appartata… io farei una colazione proprio in quella nicchia, stando tra noi, portando tanta confettura e tanto pane appena sfornato, ritagliandoci il nostro angoletto e il nostro momento! 🙂

  • zia consu

    7 novembre 2016 at 22:19

    Ho sempre amato fare marmellate proprio x questo motivo! E’ una coccola all’ennesima potenza che regala sensazioni uniche 🙂
    Questo vasetto nasconde una bontà senza pari 🙂 perchè pieno d’amore 🙂
    Buona settimana <3

    1. Francesca P.

      8 novembre 2016 at 0:07

      Sì, Consu… da quando ho iniziato, due anni fa, non ho più smesso! Pensare che all’inizio credevo fosse difficile, invece la frutta fa la sua magia e ha bisogno solo della nostra cura e della nostra attenzione…
      L’amore lo cerco ovunque posso e se vedi tanti vasetti è per questo… ne voglio fare scorta! 🙂

  • Manuela

    7 novembre 2016 at 22:41

    Hanno coraggio le tue mele, la pelle sembra marmo, ma il cuore è morbido e profumato. Con loro bisogna avere pazienza, ma il risultato ricorda tanto il colore del sole al tramonto, davanti al mare.
    Sai già quanto sia grande il mio debole per le mele e non devo certo nasconderti quello per le conserve: se poi aggiungi cardamomo e moscato, beh, che dire…posso solo chiederti di spalmare una fetta per me? 😀

    1. Francesca P.

      8 novembre 2016 at 0:33

      Queste mele, a ben vedere, possono somigliarmi un po’: hanno la pelle dura ma se sai trattarle bene, si lasciano tagliare. E quando si sciolgono, tirano fuori il loro lato migliore: quello più dolce, solare e saporito. E sono aperte agli incontri, ma solo quelli giusti: il cardamomo e il Moscato hanno saputo guadagnare la loro fiducia, un po’ come certe amiche che si sentono – e si tengono – vicine… 🙂

  • Laura e Sara Pancetta Bistrot

    7 novembre 2016 at 23:27

    Eccomi qui, rigovernata la cucina dopo le mille ciotole della tempura mi godo le parole e le foto della gatta, e lo faccio sorseggiando un bicchiere di prosecco perché ultimamente trovo un piacere sublime nel leggere e bere insieme ^^ le piccole cose vanno godute e festeggiate, e una fetta spalmata di confettura è uno dei grandi piccoli piaceri della vita! In più in questa ritrovo il colore/calore del sole, cucchiaiate di energia da lasciarci scivolare dentro. A domani non so se ci arriverebbe, ma di certo è tra le più romantiche delle promesse ! Mi fa un certo effetto ed emozione scriverti dopo il nostro incontro, bello bello 😀
    L.

    1. Francesca P.

      8 novembre 2016 at 0:37

      Laura, è vero… adesso c’è un’emozione diversa nel parlarsi, dopo aver condiviso gamberi, sorrisi e un abbraccio vero! 🙂
      Mi chiedevo… ma esiste una confettura giapponese? Con che frutta la potremmo fare? E si può fare anche la tempura di mele, con quella pastella? 😀
      Quando tornerai a Roma, organizziamo una merenda con foto al Giardino degli aranci, va bene?! Un abbraccio forte, intanto!

  • Chiara

    7 novembre 2016 at 23:40

    mi hai fatto ricordare quando anni fa facevo le confetture e le marmellate di arance..mi piaceva. Le regalavo quasi tutte, io sempre a mezza dieta le potevo assaggiare e nulla più, mio figlio non ne va pazzo….Erano il regalo natalizio per le amiche più care, mi sa che quest’anno riprendo a farle, mi hai tentato….

    1. Francesca P.

      8 novembre 2016 at 0:40

      Spero di averti fatto tornare la voglia, i regali più belli sono proprio homemade e io personalmente adoro ricevere un vasetto goloso a Natale… quindi mi immedesimo nelle tue amiche che sicuramente saranno contente se torni a unire frutta e zucchero! 🙂
      Le mele cotogne a dicembre non si troveranno, forse, ma le arance sì… e secondo me ti aspettano!

  • Claudia

    8 novembre 2016 at 10:01

    Ecco, il moscato non me l’aspettavo…ma come ci starà? Che abbinamento azzeccato! E anche mettere il succo di mela al posto dell’acqua…avrei potuto utilizzare le limoncelle avanzate in questo modo, nella mia composta, estraendone il succo per fare da base alla cottura. Beh, mi hai certamente dato molte idee per la prossima conserva! Lo sai già che le mele cotogne non le ho ancora incontrate da vicino, non in cucina almeno. Mi sono fissata che mi debbano arrivare, che non voglio comprarle, prima o poi succederà. Hai mai visto il loro fiori? Sono i più belli tra tutte le mele, forse tra tutti gli alberi da frutto.

    1. Francesca P.

      9 novembre 2016 at 22:39

      Claudia, se ti ricordi avevo parlato mesi fa della mia voglia di rendere un po’ alcoliche alcune ricette… in un post avevo anche fatto una lista con i link, ci devo aggiungere anche questo! Il Moscato addolcisce, ma non è invadente, è delicato… dipende ovviamente da quanto ne metti e si può anche evitare, però a me quella sfumatura che fa girare un po’ la testa piace! 🙂
      Sarebbe bello unire i vasetti tuoi, miei e di Manu, un pomeriggio tra amiche al sapore di mela, ognuna con le sue caratteristiche… e quando troverai le mele cotogne (ho fiducia, ce la farai!) sono certa che ti piaceranno e le cercherai ancora, perchè il profumo della confettura è davvero speciale!
      (no, mai visti i fiori ma adesso mi hai messo curiosità!)

  • Rebecka

    8 novembre 2016 at 13:55

    E’ vero che c’è un vasetto di questa delizia per me? Perché avrei giusto del pan brioche che ci starebbe davvero bene.
    Ho voglia di aprire uno di quei baratolini e venire travolta dalla gioia, da quella che hai saputo riporre sotto vetro.
    Un abbraccio dolce Gatta

    1. Francesca P.

      9 novembre 2016 at 22:42

      Certo che c’è, Reb… e ci sono anche mele intere da fotografare, perchè so che anche tu dedicheresti loro attenzione e un bel set! Se poi metti in scena anche il pan brioche, beh, sarebbe tutto ancora più bello! 🙂
      Di gioia bisogna sempre fare scorte abbondanti, la provvista è appena iniziata e l’inverno è ancora lungo, anzi, deve ancora arrivare… e noi non ci faremo trovare impreparate! 🙂

  • Margherita

    9 novembre 2016 at 4:09

    Io arrivo in ritardo come sempre, pare che il fuso di 6 con l’Italia non sia abbastanza, io sono in ritardo di giorni… E non solo sono in ritardo, sono pure qui a fare la guastafeste dicendo che fare le marmellate é una cosa che non mi rilassa per niente, perché ahimè, io la pazienza non so dove stia di casa. Posso dire peró che ne sono molto attratta e che ovviamente mi piacciono tantissimo, il che equivale a dire in poche parole che uno di quei tuoi vasetti me lo gusterei tanto volentieri…

    1. Francesca P.

      9 novembre 2016 at 22:46

      Marghe, mi piacerebbe fare insieme una confettura per farti vedere che ci vuole meno tempo e pazienza del previsto… e parlandoti potrei distrarti e farti passare i minuti più velocemente, ehehe! Io mi ritaglio dei momenti appena posso, come se fosse “la terapia della marmellata”, da seguire con costanza… 🙂

  • Simo

    9 novembre 2016 at 8:26

    Insolito e curioso l’abbinamento di profumi e sapori in questa confettura…la proverò.
    Adoro rintanarmi in cucina a pasticciare, lo trovo terapeutico e Dio solo sa quanto ne ho bisogno in questo periodo della mia vita…
    Un grande abbraccio tesoro e buona giornata

    1. Francesca P.

      9 novembre 2016 at 22:50

      Simo, sì, ho voluto giocare un po’ con gli ingredienti… il cardamomo mi piace molto e l’avevo già provato abbinato con la mela, l’idea del Moscato invece mi è nata al momento, guardando anche un po’ il suo colore che si intona alle cotogne, una volta cotte… 🙂
      Se vuoi c’è anche la mia cucina come rifugio, io ti aspetto… e ti capisco, perchè come te mi ci rintano quando voglio tranquillità e liberare la mente…
      Un abbraccio a te, forte!

  • Tatiana

    10 novembre 2016 at 11:00

    E rieccomi qui… dopo una lunga assenza, ma sto attraversando un periodo faticosissimo e che di tempo libero non me ne lascia nemmeno una goccia! Mica potevo esimermi dal rito della marmellata, della confettura o di tutto ciò che si possa spalmare sul pane a colazione, vero? E’ veramente un rito per me, uno di quelli che ti riappacificano con il mondo, che ti fanno lasciare lo stress alle spalle, uno di quelli rassicuranti e confortevoli, anche se io ultimamente più che con le confetture sono costantemente alle prese con il lemon curd (ho un periodo limonoso, dev’essere la nostalgia della spensieratezza estiva), ma sempre un’arte dell’imbarattolamento è!
    Oggi sono nel mezzo di una di quelle giornate da delirio, ma solo il pensiero che nel pomeriggio sarò con il lemon curd sui fornelli… beh, diciamo che fa sentire meglio! Lo vedi che anche questa volta hai ragione e hai centrato l’obiettivo?
    Un abbraccio 🙂

    1. Francesca P.

      13 novembre 2016 at 20:54

      Tatiana, devo assolutamente venire sul tuo blog perchè non vorrei pensassi che non ti abbia pensata… recupero tutto, ma farò di più: ti porto qualche vasetto color oro, perchè dona energia e insieme al lemon curd facciamo scorta di giallo e di tutte le sue sfumature, dalle più chiare alle più scure!
      In momenti difficili, tutto quello che ci rilassa e ci fa star bene ha ancora più valore… riti, abitudini, piccoli svaghi, pensieri… non dobbiamo mai privarcene, pure facendo salti mortali contro il tempo e lo slalom tra gli impegni, me lo prometti? 🙂

  • Anna

    12 novembre 2016 at 17:25

    La marmellata di mele cotogne è un caro ricordo d’infanzia! Mia mamma ne faceva quintali, e dopo un po’ non ne potevamo più 😀 Allora la stendeva in una teglia, la infornava e poi ne tagliava dei cubettini e nasceva la cotognata, una delizia!
    Sai che guardando le tue foto credo che le tue siano pere cotogne?
    Proprio da poco ho scoperto questa distinzione ma non ti saprei dire se la esiste differenza di sapore tra i due frutti..ma comunque mele o pere, son sicura che la tua marmellata è deliziosa! e il cardamomo credo ci stia benissimo!

    1. Francesca P.

      13 novembre 2016 at 20:57

      Anna, la cotognata voglio farla! Quando vedo le foto, immagino quelle che potrei fare io… tutti quei cubetti da mettere in fila o uno sull’altro, magari con la zampa di Ulisse che fa crollare la torretta, ehehe!
      Non conosco la differenza tra pere e mele, ho chiesto al ragazzo del mercato da cui le ho prese e mi ha detto che queste sono mele… dici che mi ha rifilato una balla per vendermele? 😀 Indagherò, appena ci torno!

      1. Anna

        14 novembre 2016 at 9:43

        ahahahah magari la differenza di sapore non c’è! non ho idea, me l’ha fatto notare mio marito, che è ghiotto di mele cotogne! ogni tanto ne trovo una in macchina, messa lì per profumare l’ambiente 😀

        1. Francesca P.

          14 novembre 2016 at 11:30

          Wow, viaggiare in macchina con l’odore di mela mi pare un’ideona! 😀

  • Rosy-wings of sugar

    13 novembre 2016 at 0:26

    Bellissima presentazione 🙂 Confettura fantastica 🙂
    a presto
    Rosy

    1. Francesca P.

      13 novembre 2016 at 20:57

      Grazie mille, Rosy! 🙂

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